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Più tasse per tutti... ma non per la Chiesa

Sono circa 50.000 gli edifici di proprietà del Vaticano, e almeno 30.000 sono adibiti a uso commerciale. Monti ripropone l'Ici, ma si scorda di estenderla alla Chiesa. E lo Stato italiano perde ogni anno due miliardi che paghiamo tutti noi

Una manovra "lacrime e sangue" per tutti. E' quella che ci ha riservato il nuovo governo Monti.
Si sa, la situazione economica italiana è difficilissima, e con senso di responsabilità i sacrifici individuali vanno affrontati per il bene comune. Però quando non tutti pagano, il sacrificio rischia di diventare beffa, perlopiù tragica quando a farlo sono poveri pensionati o proprietari di case molto modeste.
Essì, perchè il rigorosissimo Monti che ha reintrodotto l'Ici si è scordato di farla applicare anche ai beni immobili di proprietà della Chiesa.
Tassare le parrocchie? No di certo, quelli che sono luoghi di culto possono benissimo essere esentati, ma il Vaticano possiede ben 50.000 immobili, dei quali oltre 30.000 sono destinati a uso commerciale, come alberghi, negozi, centri vacanze o ospedali.
Sono anni che questo doppio binario fiscale privilegia la Chiesa a discapito delle casse dello Stato italiano, e, nonostante la palese ingiustizia di tale fatto, si poteva chiudere un occhio fintanto che la situazione dei conti pubblici era sotto controllo. Ma ora? Con l'Italia a un passo dal baratro finanziario è possibile che chi guadagna con attività commerciali sul suolo italiano non paghi le tasse?

Dall'analisi fatta da Il Fatto Quotidiano si calcola che con l'applicazione dell'Ici sulle proprietà della Chiesa lo Stato incasserebbe ben oltre i 2 miliardi di euro. Se venissero poi applicate le altre imposte che vengono ancora oggi condonate alla Chiesa (Irpef, Iva, etc) le nostre finanze vedrebbero l'arrivo di ulteriori 4 miliardi di euro.
Alla luce di tutto ciò, caro Mario Monti, non sarebbe ora di rivedere gli immotivati privilegi di cui gode il Vaticano?

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