Martedì, 21 Settembre 2021
A Roma ci piace

Osteria Sette, al ristorante come a casa

Fornitori di fiducia, prodotti freschi, pasta fatta in casa e, sopra ogni cosa, sorrisi. Basta varcare l'uscio per capire che nell'Osteria Sette c'è voglia di familiarità, freschezza e genuinità.

La prima cosa che salta agli occhi è la grande lavagna nera su cui imperano i grandi classici della cucina romana: cacio e pepe, gricia, l'immancabile carbonara, amatriciana e poi saltimbocca, coda alla vaccinara... L'arredamento (in stile vintage, ottenuto miscelando con gusto materiali di recupero e accessori in stile moderno) rispecchia la cucina: semplice ma ben curato, vicino alla tradizione ma con elementi di ricercatezza ad avvolgere il tutto.

In cucina, oltre allo chef, c'è mamma Angela, 'romana de' Roma', nata e cresciuta a 30 metri da Campo de' Fiori. “Ma la nostra storia inizia prima – racconta il titolare Loris -, nel 1952, come osteria, con nostro nonno Antonio".

Loris ricorda gli esordi, con un pizzico di nostalgia per quel quartiere popolare in cui l'osteria era davvero percepita come una seconda casa. "Qui era pieno di artigiani - continua - ma adesso sono scomparsi pure loro". Storce il naso. I clienti cambiano, le esigenze evolvono e la cucina pure, ma se si ha voglia di casa e di sapori antichi, l'Osteria Sette è il posto giusto.

"Quello che proponiamo è anche quello che noi stessi mangiamo - avverte Loris -, quindi non facciamo mai cose da menù turistici, prendiamo la carne direttamente dalle aziende agricole intorno a Roma, la mozzarella di bufala da Battipaglia... Insomma, poniamo particolare attenzione alle materie prime, alla freschezza, a partire dalla spesa che faccio giorno per giorno".
E il pesce non fa eccezione: "Se la mattina non trovo quello fresco, non lo compro".

Semplice e lineare, eppure non così scontato.

"Ho lavorato per anni in ristoranti del centro - interviene Lele, lo chef, avvicinandosi al tavolo - e ho visto certe cose... A parte l'uso della panna, mi chiedo, ma si può cucinare il sugo all'amatriciana se non puoi assaggiare il maiale?". Ecco la prima stilettata. Ride. Lele ha gli occhi vispi e un sorriso aperto, di chi è giovane ma già 'ne sa'.

Un piatto forte? Ci pensa su. "Le fettuccine dell'osteria - esclama -: pasta fatta in casa, un ragù bianco, non tritato ma a pezzetti, misto di funghi porcini chiodini, controfiletto di manzo, qualche pomodorino fresco, profumato con bacche di ginepro e chiodi di garofano".

Anche sui classici, non si temono competitor. “Siamo in grado di sfidare chiunque su amatriciana, cacio e pepe e carbonara”. Il guanto della sfida è lanciato.
“Anche Valerio Scanu disse che nessuno sapeva fare l'amatriciana come lui... E invece, poi, s'è dovuto ricredere!”.
Perché all'osteria Sette ogni tanto fa capolino anche qualche Vip. “Eva Grimaldi viene spesso – dice Loris -, oppure abbiamo avuto Raffaella Fico, Francesco Totti...”.
Pure Totti? “Eh beh, pure loro ogni tanto vogliono magnà bene”.

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