Panificio Albanesi, "da Testaccio a Marconi, c’è un profumo de’ filoni"

Nel quartiere, sor Aldo e il forno delle meraviglie sono un'istituzione da sempre

“Da Testaccio a Marconi, c’è un profumo de’ filoni. Ce sta er sor Aldo lì alla cassa, a da sentì che pasta”. Inizia così la poesia scritta per il panificio Albanesi da “er poeta de Marconi” Ottavio Mattarelli. Perché, nel quartiere, sor Aldo e il forno delle meraviglie sono un’istituzione da sempre. 

E’ proprio sor Aldo ad aprirci le porte della sua “bottega”, all’angolo di via Cardano a Marconi. Lui ha 86 anni, nella vita ha sempre fatto il fornaio e ancora oggi, arriva qui ogni mattina, puntuale come un orologio svizzero, a controllare che tutto venga realizzato nel modo migliore perché come ha detto lui stesso: “Quando vedo il pane che non va mi viene il male”. 

E’ un concentrato di simpatia e di romanità sor Aldo mentre racconta un vero e proprio pezzo di storia: “Ho iniziato a vendere il pane durante la guerra alle bancarelle al mercato con la famosa borsa nera, qualche anno più tardi abbiamo aperto, con mia madre e i miei zii un panificio in via San Nicolò da Tolentino, poi ci siamo trasferiti a Testaccio e infine siamo arrivati qui”. Era il 1959: “In via Cardano ho iniziato a lavorare con mia moglie, il nostro inizialmente era solo un piccolo laboratorio oggi abbiamo 50 dipendenti”. E sor Aldo che qui bacchetta tutti ne ha anche per lo Stato: “Le leggi non ci accontentano  e nemmeno l’articolo 18”. 

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E’ sempre lui a spiegare come funziona una giornata tipo all’interno del panificio Albanesi: “Le prime infornate avvengono intorno alle ore 3 del mattino, poi ci sono diversi turni, qui il pane è sempre fresco”. Nel corso degli anni sor Aldo ha inventato anche alcune tipologie di pane: come il “pan ciavatta Roma” caratterizzato da un classico impasto morbido e il “pane del contadino”, un mix di farina bianca, farina integrale e lievito naturale. 

Aldo si occupa ancora di gestire la contabilità in quella che con il tempo è diventata un’azienda, con lui la storica cassiera Annamaria che qui lavora da 33 anni. “Spero un giorno di lasciare tutto ai miei gioielli”, Alessandro e Adriano, i suoi figli. “A volte le nostre idee innovative non piacciono a papà – racconta Adriano – continuiamo la tradizione ma andiamo incontro alle esigenze della nostra clientela che con il tempo sono cambiate, per questo produciamo circa 50 tipi di pane diversi”. Il panificio albanesi è stato anche premiato per tre anni consecutivi nell’ambito del premio Roma. Alessandro, invece, si occupa della gastronomia: “Abbiamo un laboratorio di pasta fresca all'uovo o semplicemente con acqua e farina per gli intolleranti, nella nostra produzione giornaliera, ravioli, tortellini, cannelloni, creps  e molto altro”. 

Perché i romani dovrebbero scegliere il panificio Albanesi come il forno più buono di Roma? “Siamo di certo il forno più completo – rispondono i fratelli Albanesi – soprattutto molto pignoli con le materie prime”. 

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