Le specialità da forno che ogni romano deve provare almeno una volta nella vita

Eccole 5 specialità da forno che ogni romano deve provare almeno una volta nella vita per consolidare il proprio "pedigree

L'antico filo rosso che lega il glorioso passato di Roma al presente, passa anche attraverso la grande tradizione dei forni capitolini. Capitale della storia ma anche del gusto, la città eterna è da sempre delizia non solo per gli occhi che possono beneficiare dei monumenti più invidiati al mondo, ma anche per l'olfatto, con cui sognare inseguendo gli invitati profumi che arrivano dai forni incastonati nei vicoli dell'Urbe. Già gli antichi romani, infatti, consumavano all'ora di pranzo un impasto di sale, farina, acqua, farro, glutine, e "biga acida" (una sorta di lievito naturale): era il loro "panem", qualcosa di molto simile nell’aspetto alle moderne "pagnotte"; a darcene testimonianza, suo malgrado, è Modestus, uno dei primi panificatori conosciuti dell'antichità, la cui bottega a Pompei è rimasta conservata, con tanto di ricette, in seguito all'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Anche oggi, tra le forme di pane più famose in Italia, ce ne sono molte che continuano ad essere sfornate proprio a Roma. Ecco, allora, le 5 specialità da forno che ogni romano deve provare almeno una volta nella vita per consolidare il proprio "pedigree":

ROSETTA. Farcita di salumi, è diventata il panino principe dello street food della Capitale, pur essendo romana solamente per adozione. La tipica pagnotta, infatti, riconoscibile per lo stampo a stella con un "cappello" centrale, sembra nasca come tradizione tramandata nel 700' dagli austriaci ai milanesi, che, poi, lo ribattezzarono "michetta". Merito tutto italiano è averne reso, in seguito, l'interno cavo, in modo da concedere più spazio ai condimenti che oggi spaziano dalla semplice mortadella fino alle rivisitazioni gourmet. 


CIRIOLA. Un panino la cui origine sembra essere legata a doppio filo alla Città Eterna, anche se oggi è caduto nel dimenticatoio. Pare infatti che il suo nome derivi dalla somiglianza con le "ciriole", piccole anguille che i pescatori potevano trovare nel Tevere fino agli anni 40', che ne ricordavano la tipica forma allungata. Una seconda "scuola di pensiero" parla invece della similarità con la cera, bianchissima proprio come la mollica del panino. Sommando gli ordine degli addendi, però, il risultato non cambia: la ciriola è stata il panino preferito dai romani fino agli anni Ottanta, oggi, immeritatamente trascurato: la mollica densissima a base di farina di grano tenero, infatti, sa saziare in pochi bocconi e, soprattutto, è regina di un'altra abitudine tutta romana, quella cioè di fare la famosa "scarpetta" con ciò che resta del condimento nei piatti...


PIZZA BIANCA ROMANA. È senza dubbio l'esempio di street food più apprezzato dai romani e dai turisti in vacanza in città. Guai a confonderla con la "fugassa" genovese o la focaccia toscana: la pizza bianca alla romana, alta, soffice e ariosa, da acquistare preferibilmente nei forni e non nelle pizzerie al taglio, è un unicum in tutta la penisola: è fatta di farina 0, lievito di birra, zucchero, acqua, olio extravergine di oliva, ingredienti che ne rendono l'impasto inimitabile e la forma dai grossi alveoli un capolavoro di gastronomia artigianale. La "morte sua" in fatto di condimenti? Tutti i romani risponderebbero in coro: la mortadella, o, più precisamente "mortazza".

PANE CASARECCIO DI GENZANO. Dalle alture dei Castelli Romani alle vette delle classifiche gastronomiche internazionali, è l'unico pane in Europa ad aver  meritato negli anni il marchio di qualità e garanzia I.G.P (Indicazione Geografica Protetta). Vanta trecento anni di storia e merita, ogni volta, circa quatto ore di lavorazione. Il risultato è l'inconfondibile forma di pane croccante fuori e morbida dentro, munita di una crosta alta almeno tre millimetri e di un interno di mollica soffice e spugnosa. Farina di grano tenero, acqua, lievito naturale e sale garantisco il tipico sapore sapido che, come sa bene ogni romano doc, è l'ideale "sposare" con una farcitura di salumi e un buon bicchiere di romanella bianca.

PANE DI LARIANO. Condivide col Pane di Genzano l'origine da ricercare nella zona dei Castelli ma è ancora "solamente" in corsa per raggiungere la stessa garanzia IGP. La sua qualità però ha già meritato la nascita di una vera e propria associazione di panificatori che ne garantiscono il logo di autenticità, l' "Associazione Pane di Lariano". La cifra inimitabile si ottiene  grazie alla miscela di semola di grano tenero semi-integrale, con l’utilizzo di lievito naturale (biga), una doppia lievitazione e la cottura in forni a legna alimentati per lo più con legno di castagno. Il companatico per eccellenza è costituito da piatti forti come affettati secchi, formaggi piccanti e stagionati. 

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