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Mercoledì, 24 Aprile 2024
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Le "Ottobrate Romane": cosa sono e perché si chiamano così

Quelle giornate soleggiate e miti un tempo destinate alle gite "fuori porta" con vino e cibo a volontà

Il mese di ottobre è ufficialmente entrato nel vivo e, sebbene sembri ancora estate, con temperature di 30 gradi e spiagge piene nel fine settimana, è il caso di parlare di "ottobrate romane". Sì, si chiamano tradizionalmente così quelle giornate soleggiate, dalle temperature miti che sembrano più una seconda estate che l'inizio dell'autunno.

Tutti i romani le conoscono come tali, ne vanno fieri e ne narrano la bellezza anche a chi Roma non la conosce, indicando proprio il mese di ottobre come uno dei periodi più belli per visitare la città eterna.

Ma l'espressione "ottobrata romana" quando è nata e che tradizione conserva? Scopriamone tutti i segreti.

Storia dell'Ottobrata romana

Tanti anni fa, l'Ottobrata romana non era solo un'espressione per indicare un favorevole periodo dell'anno, ma corrispondeva ad un vero e proprio rito che riprendeva la tradizione degli antichi Baccanali, ossia di quelle festività pagane legate al ciclo delle stagioni e alla celebrazione del dio vino.

Fino ai primi del Novecento, i romani, nel mese di ottobre, festeggiavano la fine della vendemmia e il giovedì o la domenica mattina partivano per le gite fuori porta. Nobili e popolani si recavano in campagna per delle giornate all'insegna del divertimento, del buon cibo e del buon vino. Si raggiungevano i prati, i vigneti, i frutteti alle porte della città, tra Monteverde e Porta San Pancrazio, fuori Porta San Giovanni e Porta Pia, o anche dopo Ponte Milvio. Luogo prediletto per trascorrere le ottobrate romane era Testaccio, qui si trovavano delle grotte note come le catacombe del vino, che, con la loro temperatura, conservavano impeccabilmente il vero protagonista delle ottobrate romane.

Chi poteva si spostava sulle tipiche carrozze del tempo, le "carettelle", trainate da due cavalli e sulle quali viaggiavano delle ragazze vestite a festa. I parenti e gli amici seguivano la carettella a piedi, suonando e cantanto. Arrivati "fuori porta" si beveva vino a volontà e si mangiano i piatti speciali della tradizione romana: gnocchi, trippa e abbacchio. Si giocava a bocce, a ruzzola, all’altalena o con l’albero della cuccagna, si suonava con tamburelli, chitarre e nacchere e si ballava il “saltarello”, danza popolare romana.

L'ottobrata romana era infatti una festa chiassosa, che attirava l'attenzione dei forestieri e di chi era solo di passaggio. Anche Giacomo Casanova racconta di aver vissuto l'ottobrata romana, descrivendola come una giornata bellissima, con un solo difetto: il tragitto da Roma a Testaccio, troppo breve per permettergli di stare insieme alle sue donne a bordo della carettella. 

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