Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Scuola Ciampino

Scuola, mamme contro il divieto del pasto da casa: "Troppi i casi negli istituti del Lazio"

Denunce a Ciampino, Albano Laziale e sul litorale romano. Il legale: "Ancora molte sacche di resistenza". Eppure la giurisprudenza lo riconosce come un diritto

Non bastano una circolare del Miur e una sentenza del Consiglio di Stato. Nelle scuole del Lazio ci sono ancora bambini che non possono consumare il pranzo portato da casa. I dirigenti scolastici lo vietano, con ragioni delle più varie, igieniche e organizzative, obbligando nei fatti le famiglie a utilizzare, e pagare, il servizio mensa. Ci sono scuole dove i genitori prelevano i figli all'ora di pranzo e li portano al bar, o in macchina, a mangiare dai classici tapperware di plastica. 

"Ci hanno sospeso il pasto da casa a settembre, dopo una settimana che era stato concesso. E' arrivata una circolare con scritto che dovevano approvare il regolamento di circolo, poi non è stato fatto più niente" racconta una mamma dell'istituto Martin Luter King di Ciampino. Per ragioni di privacy preferisce restare anonima. I suoi figli frequentano le elementari. Opta per il pranzo preparato a casa sia per ragioni di risparmio (un pasto costa 5,5 euro) che di qualità dei prodotti proposti. "Mi sono accorta che i miei figli non mangiavano mai le cose della mensa, poi magari andavano in piscina, a stomaco vuoto". Come lei ci sono una decina di mamme e papà che fanno lo stesso. E che si battono da tempo perché i figli possano consumare nella scuola almeno un panino. 

Stessa storia all'istituto Antonio Gramsci di Pavona, frazione di Albano. Il 5 marzo il Tar ha accolto il ricorso presentato da una famiglia, sospendendo i provvedimenti emanati dalla scuola e aprendo le porte del refettorio alla bambina. La sentenza è attesa per novembre. "Piano piano il diritto al pasto da casa viene riconosciuto sempre di più" spiega a RomaToday l'avvocato Giorgio Vecchione, specializzato sul tema. "Ma ci sono ancora molte sacche di resistenza da parte dei dirigenti scolastici". Nonostante la giurisprudenza parli chiaro. 

Con la sentenza numero 5156 del 3 settembre 2018, il Consiglio di Stato ha legittimato il pasto da casa, detto anche "Diritto all’autorefezione", "in quanto estensione dell'attività di preparazione alimentare famigliare autogestita" e per questo "non soggetto alle imposizioni delle vigenti normative in materia di igiene dei prodotti e delle imprese alimentari e relativi controlli ufficiali (reg. C.E. n.178/2004, C.E. n. 852/2004 n. 882/2004)". E di "diritto di usufruire [...] negli stessi locali destinati alla refezione scolastica del pasto preparato in ambito domestico in alternativa al servizio mensa erogato dalla scuola" parla anche una nota del ministero dell'Istruzione di marzo 2017. 

Impegnata per il diritto dei bimbi a mangiare in autonomia anche l'associazione Mamme Etrusche, che ha più volte denunciato i tanti casi di divieti sul litorale laziale: "Da Fiumicino, Cerveteri, a Civitavecchia, da Ciampino, ad Anzio, ed Ardea, vi è ancora reticenza mista ad ignoranza. I Dirigenti scolastici fanno fatica ad accettare tale sentenza. Eppure dovrebbero aver loro insegnato a rispettare le regole".

Sul versante politico, a raccogliere le istanze di alcuni genitori la consigliera della Lega in regione Laura Corrotti, che ha segnalato i casi all'ufficio regionale scolastico. "Nell'audizione che ho voluto convocare in Commissione Scuola lo scorso 7 febbraio, infatti, nessuno dei presidi convocati si è presentato" denuncia Corrotti. "Stiamo parlando della salute di tanti bambini e di problemi causati a tante famiglie che sono costrette a prendersi dei permessi di lavoro per andare a recuperare i loro bambini a scuola e farli mangiare nei parcheggi fuori l'istituto".

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