Regione, Zingaretti: "Dieci punti da condividere con l'opposizione". Ma il centrodestra frena

Parisi in aula: "Senza discontinuità un governo è difficile". FdI protocolla la mozione di sfiducia, ma senza le dieci firme richieste dal regolamento è solo un atto di indirizzo

Dieci punti programmatici su cui trovare la quadra. Dieci "missioni da affrontare subito" su cui Nicola Zingaretti testerà la sua "anatra zoppa", il governo di centrosinistra uscito vincente dalle urne del 4 marzo ma senza la maggioranza in Consiglio. Le ha illustrate oggi il neopresidente della regione Lazio, nel suo discorso di insediamento alla Pisana, invitando le forze politiche di opposizione alla convergenza su un'agenda condivisa, a uno "sforzo comune" in nome della stabilità, alla "concretezza e velocità nel raggiungere gli obiettivi". 

Eccoli elencati, i dieci punti: l'approvazione del bilancio regionale, quella del piano sociale e del piano territoriale paesaggistico del Lazio, il Testo unico del commercio, i rifiuti, il riordino del sistema delle autonomie, la legge sul diritto alla conoscenza e la riforma di Laziodisu, il piano triennale del turismo 2018-2020, la realizzazione degli investimenti finanziari per le infrastrutture delle opere pubbliche e, dulcis in fundo, la sanità. Dieci punti di quello che lo stesso govenatore dem, al suo secondo giro di boa, ha definito "un nuovo ciclo sicuramente molto impegnativo e complicato". Per il momento più contenitori di una lista della spesa, che vere ricette e strategie per trovare soluzioni concrete. Segno che la trattativa con le opposizioni è ancora più che in corso. Pentastellati in testa, che confermano l'apertura al dialogo già esplicitata nelle scorse settimane. 

"Siamo pronti a lavorare su temi concreti con lei" ha dichiarato l'ex candidata Roberta Lombardi, per poi precisare: "La nostra posizione comunque è quella dell'opposizione". Guai a parlare di trattative, il termine non piace a nessuno anche se nei fatti sembra l'unica strada possibile per tenere in piedi un governo senza maggioranza. E i grillini sembrano i primi disponibili a un cammino a fianco del centrosinistra. Decisamente meno accomodanti i toni a destra. 

"O si capisce la parola discontinuità o sarà molto difficile governare questa Regione con stabilità in Consiglio" ha dichiarato Stefano Parisi, ex candidato presidente della coalizione, intervenuto subito dopo il presidente del Pd. "Innanzitutto deve esserci piena trasparenza su ciò che viene fatto in giunta. Non si possono percorrere due strade parallele". I dieci punti poi non hanno convinto nessuno. Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi è tassativo: "Non trovo quello che vogliamo fare sulla sanità, nelle aree marginali, non trovo le aree defiscalizzate, la messa in sicurezza dei territori"​. Idem per il forzista Adriano Palozzi, neoeletto vicepresidente dell'Aula: "Zingaretti non ha detto niente, intervenire sulla sanità, sì, ma come? Sui rifiuti, sì, ma come?".

E allora torna fuori l'arma della sfiducia, che però non mette d'accordo tutto il centrodestra. A sottoscriverla, al momento, c'è solo Fratelli d'Italia, che oggi ha protocollato e depositato una mozione semplice. "Detto fatto" esulta soddisfatta la leader Giorgia Meloni, la prima a spingere per l'opzione del voto di sfiducia al governatore dem. Come se il dispositivo odierno potesse già tradursi, nei fatti, nelle dimissioni di Zingaretti e consiglieri. In realtà parliamo solo di un atto di indirizzo, che per essere discusso in aula entro 20 giorni dalla presentazione (come regolamento vorrebbe per la mozione di sfiducia) dovrebbe avere 10 firme, un quinto dei componenti del Consiglio. Al momento ne ha tre. Potrebbero salire a sette, forse otto con i consiglieri della Lega e Sergio Pirozzi, ma gli azzurri sono decisamente meno per la quale. "Valuteremo insieme a tutti i partiti di centrodestra se e quando sottoscriverla" ha commentato il forzista Palozzi, impegnato a ricompattare le file del partito dopo lo strappo sulle nomine dell'Ufficio di presidenza. Ma è già emerso nei giorni scorsi che l'opzione sfiducia è tutto fuorché imminente. Meglio tentare di contare il più possibile (con le presidenze delle commissioni, ad esempio, ancora da votare) dai banchi dell'opposizione.   

Se poi il governo dovesse impantanarsi in un pericoloso gioco di veti e contro veti, lo stesso Zingaretti avverte: "Sarò io stesso a farmi garante di promuovere lo scioglimento del Consiglio e l'indizione di nuove elezioni. Non possiamo tenere in vita un'Aula solo per dibattere e parlare". Ma si mostra ottimista: "Possiamo fare di più". Prossimo appuntamento in Aula mercoledì 18 aprile. 

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