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La voragine del Portuense svela una vasta catacomba

L'intervista alla geologa Stefania Nisio, dirigente dell'Ispra: "Con Sotterranei di Roma abbiamo effettuato un’ispezione e trovato una lunga galleria. Ipotizziamo conduca ad una vasta catacomba"

Prima la voragine in via della Magliana, poi quella che si è aperta in via Giannetto Valli. Due episodi che, oltre a creare disagi per le strade chiuse e nel secondo caso anche per gli appartamenti temporaneamente evacuati, hanno contribuito a riposizionare i riflettori su un fenomeno, quello degli sprofondamenti, che i geologi dell’Ispra, come Stefania Nisio, stanno seguendo con attenzione.

Dottoressa Nisio, è pronta la carta delle cavità, con il dettaglio per ciascun municipio, a cui l’Ispra stava lavorando?

Non ancora, perché rispetto a quando ne avevamo accennato, vale a dire la scorsa estate, sono state mappate nuove cavità. 

Significa che il fenomeno è in espansione?

Diciamo che la scarsità di piogge che ha caratterizzato l’autunno e l’inverno, ha fatto registrare una diminuzione delle voragini. Poi però, con l’aumento della piovosità verificatasi negli ultimi mesi, hanno ripreso a presentarsi.

Sembra averne fatto le spese soprattutto il municipio 11

Sì, è il territorio in cui negli ultimi tempi abbiamo osservato un incremento del fenomeno. Lì peraltro si stanno scoprendo nuove cavità sotterranee. Sappiamo che, come zona, è stata interessata a lungo dall’estrazione di tufo. Quando si ha una perdita causata da una conduttura idraulica, l’acqua va a defluire negli ambienti ipogei e questo genera crolli.

Molte delle voragini di cui abbiamo scritto, anche in altri territori, penso all’arco di Travertino, si sono in effetti verificate laddove è presente una rete di cunicoli scavati dall’uomo. E così quindi anche per il municipio XI?

Sì, ma non ci sono solo le attività estrattive ad aver caratterizzato la zona del Municipio XI. Le fonti storiche raccontano della presenza di una catacomba vasta come quella di San Callisto, di cui si sono perse le tracce. Doveva trovarsi al terzo miglio dell’antica via Portuense. Era una meta di pellegrinaggio ed era accessibile dalla chiesta di San Felice, della quale si sono perse le tracce.

Ma dove si trova il terzo miglio dell’antica Portuense?

Il punto è proprio questo: l’antica strada sorgeva su un’area paludosa, l'antica via Campana, e per questo venne creato un secondo troncone della Portuense, sfruttando la collina. Abbiamo fatto una ricerca e la zona più probabile riteniamo sia quella a cavallo tra via dei Grottoni e via Giannetto Valli.

E’ la strada dell’ultima voragine…

L’aver costruito  delle case su un cimitero molto vasto, che è l’ipotesi da cui si parte, spiegherebbe il motivo dei vari cedimenti che si sono succeduti. Nella zona del resto ci sono vari antichi cimiteri, e sappiamo pertanto che era un’area destinata ad uso funerario durante l’epoca romana. Quindi è plausibile che fosse proprio in quell'area la vasta catacomba di cui, dal cinquecento, si stanno cercando le tracce.

E la sua presenza quindi si sommerebbe a quella delle cavità scavate per estrarre il tufo?

Esattamente. Tra l'altro spesso le due cose sono collegate: si crea una catacomba in un'ex cava o nelle sue vicinanze, perché si è verificato proprio con l'attività estrattiva che il terreno è tufaceo, quindi facile da scavare.

Ma rispetto al passato, cosa vi fa ritenere che sia quella tra via dei Grottoni e via Giannetto Valli l’area della catacomba?

Stiamo facendo delle indagini perché ultimamente è stato trovato un nuovo condotto. Con l’associazione Sotterranei di Roma abbiamo effettuato un’ispezione e trovato una lunga galleria che però è invasa d’acqua, probabilmente a causa di qualche sversamento. Bisogna ripulire il sito, da cui si accede attraverso un pozzo presente nell'area archeologico de Pozzo Pantaleo Campano, (nelle adiacenze del Drugstore museum di via Portuense ndr) per vedere se conduce al cimitero in questione.

La scoperta della necropoli, oltre che sul piano archeologico, sarebbe interessante da confermare anche per avere qualche informazione in più sul territorio degli antichi Arvali. Un'area che, le cronache lo confermano, contende all'Appio Latino il record sul numero di voragini apertesi in città.


 

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