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Voragini, in due anni nemmeno una cabina di regia: "Roma non è in grado di rispondere al problema"

La denuncia di Italia Nostra e le promesse mancate dell'amministrazione

Voragine circonvallazione Appia

Una cabina di regina, promessa da anni e mai attuata, magari affiancata da un "servizio geologico capitolino". Perché, è il rimprovero, un attento monitoraggio dello status quo e una pianificazione adeguata degli interventi, non può prescindere da una riorganizzazione ordinata ed efficace delle competenze. Cosa fa il Comune di Roma per affrontare il problema voragini? Arranca da sempre su due fronti, e oggi con il M5s non si registrano passi in avanti: lo stanziamento di fondi all'occorrenza, in casi di emergenze, e gli annunci per il futuro, puntualmente disattesi. Un po' poco, come torna a denunciare l'associazione Italia Nostra.

In una lunga lettera protocollata indirizzata alla sindaca Raggi, agli assessori ai Lavori pubblici, Ambiente e Urbanistica, viene messa in evidenza la portata del problema. E l'assenza totale o quasi di strutture in grado di adempiere all'organizzazione degli interventi. "La mancanza di una governance univoca è un indiscutibile punto di debolezza del sistema" si legge. Se poi la sommiamo "a una non adeguata attività di monitoraggio delle pericolosità e dei rischi del territorio, non è possibile assicurare, ad oggi, pronte risposte alle criticità del territorio". Firmato la vicepresidente dell'associazione, Mirella Belvisi. I toni sono duri, perché di istituire una cabina di regia si parla - e si chiede - da anni. C'è il verbale di una commissione urbanistica del 2015, una memoria di giunta di ottobre 2016, un'ultima commissione del 10 gennaio 2018, con ennesima rassicurazione dell'attuale assessore Margherita Gatta: "Stiamo lavorando a un ufficio di scopo". 

Ad oggi niente si è mosso. Restano quattro, e mal connessi tra di loro, i livelli di competenza che si occupano del tema. I dipartimenti Simu, Urbanistica, Ambiente e l'ufficio extradipartimentale di Protezione civile. "Serve una riorganizzazione di risorse, competenze, conoscenze e responsabilità oggi già presenti ma frammentate all'interno delle suddette strutture" scrive ancora Belvisi. Indispensabile dunque mettere in piedi una cabina di regia, insieme a un "servizio geologico capitolino", una sorta di "struttura sovraordinata rispetto all’organizzazione dipartimentale che svolga in modo unitario ed organico il necessario lavoro di conoscenza, monitoraggio, prevenzione e divulgazione nei riguardi della gestione del suolo". Solo così, per Italia Nostra, si esce dall'eterna emergenza. 

Che servisse una nuova organizzazione l'associazione lo aveva fatto già presente a novembre 2017, in riferimento al quadro critico presente nell'area di villa De Sanctis (V municipio) tra i territori più colpiti dal dissesto idrogeologico. Per la messa in sicurezza della zona sono stati stanziati a dicembre nel bilancio previsionale un milione e 800mila euro di fondi. Ma prima dell'estate - questi i tempi burocratici - il bando non partirà. Intanto è tutto fermo, e il parcheggio antistante il centro sportivo di via dei Gordiani è ancora transennato.  

Di aree a rischio poi è piena Roma. Nelle ultime due settimane si sono aperte cinque maxi voragini, con annessi rischi per l'incolumità pubblica. Mentre in nemmeno due anni nel solo VII municipio Tuscolano, ricorda la minisindaca Monica Lozzi, "se ne contano 104". Da Monteverde a circonvallazione Appia, da Balduina a Ostia. Nessun quartiere può dirsi immune. La Città Eterna si erge su una fitta rete di cavità e fungaie, molte sconosciute alle mappature effettuate fino ad oggi, altrettante mai bonificate. Un quadro idrogeologicoche presenti indici di pericolosità elevati, ignorato se non quando scatta l'urgenza. 

E' il parere unanime degli esperti. Lo stesso Roberto Troncarelli, presidente dell'Ordine Geologi del Lazio, intervistato da RomaToday, ha fornito l'unica soluzione davvero possibile per arginare il problema voragini: "Lavorare sulla prevenzione". Quali sono le cause dei dissesti?Un mix di fattori. Dalla fragile composizione del terreno (fungaie e cavità), alle perdite del sistema fognario e delle acque, agli eventi meteorici alle vibrazioni dell'asfalto. Serve un lavoro costante, che ancora rimane nel libro dei sogni. 


 

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