Giornata per l'abolizione dell'ergastolo, parlamentare europea in visita a Rebibbia

Ad entrare nella struttura carceraria Eleonora Forenza insieme all'associazione Yairaiha Onlus

A sinistra la parlamentare europea Eleonora Forenza, a destra Sandra Berardi dell'associazione Yairaiha. Sullo sfondo l'ingresso del carcere di Rebibbia

Visita ispettiva a sorpresa questa mattina nelle sezioni di alta sicurezza e del 41bis del carcere di Rebibbia. Ad entrare nella struttura la parlamentare europea del gruppo della sinistra europea Gue, Eleonora Forenza, accompagnata da Sandra Berardi dell'associazione che si batte per i diritti dei detenuti, Yairaiha Onlus. "Abbiamo deciso di effettuare questa visita per denunciare ancora una volta l’incostituzionalità del fine pena mai e della tortura del 41bis" ha spiegato Forenza al termine della visita. Un'azione messa in campo in occasione della giornata di mobilitazione nazionale e di digiuno per l'abolizione dell'ergastolo promossa dalle associazioni: Liberarsi, Yairaiha, Ristretti Orizzonti, Fuori dall’Ombra, Comunità papa Giovanni XXIII. Giornata a cui hanno aderito migliaia di detenuti e loro familiari in tutta Italia.

"Sono due, secondo noi, i nodi che andrebbero affrontati dalla politica quando parliamo di diritti inalienabili, garantiti anche a livello europeo: da un lato la legittimità dell'ergastolo, là dove viene negata ogni possibilità alla libertà condizionata; dall'altro il comportamento arbitrario della magistratura di sorveglianza" la denuncia. "In questi giorni in cui la riforma penitenziaria in discussione non affronta i nodi più pesanti della situazione carceraria non andrebbe ignorato il fatto che sia il 41bis, sia l'ergastolo ostativo sono in contraddizione con l'articolo 27 della Costituzione"

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In particolare, nella struttura di Rebibbia, "abbiamo riscontrato casi di incompatibilità con il regime detentivo del 41bis e carenze nell'assistenza sanitaria. Per esempio, ad alcuni detenuti diabetici viene servito un vitto non compatibile con la loro malattia o altri dovrebbero essere alloggiati presso le Rems (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, strutture che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari, ndr) ma sono in attesa per mancanza di posti letto". Tra gli incontri effettuati questa mattina, "mi ha colpito la determinazione di alcuni detenuti nel continuare a studiare e a istruirsi. Alcuni di loro hanno conseguito anche più lauree. Queste persone rivendicano un diritto alla speranza che non gli viene riconosciuto e invece non dovrebbe essere negato a nessuno". 

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