Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

Raggi indagata, codice etico e bavaglio: ecco l'operazione salviamo Virginia

Grillo in un post: "Tutte le uscite comunicative dei portavoce devono essere concordate con i responsabili della comunicazione". Il capogruppo Ferrara: "Siamo compatti e andiamo avanti a lavorare per Roma"

Virginia Raggi - Foto Ansa

"Siamo compatti e andiamo avanti a lavorare per Roma". E' il capogruppo del Movimento cinque stelle Paolo Ferrara a dettare la linea ai suoi. La notizia dell'apertura delle indagini a carico della sindaca Virginia Raggi è ancora calda ma in Campidoglio si cerca di attutire il colpo e dare prova di coesione: "Sulla buona fede della sindaca non nutriamo neanche il minimo dubbio e siamo tutti certi che riuscirà a dimostrare la sua estraneità rispetto alle accuse mosse nei suoi confronti".

Una compattezza che appare quanto mai necessaria sia a garantire solidità alla sindaca, in attesa di capire cosa accadrà ed elaborare un piano B che salvi il Campidoglio a Cinque Stelle, sia a portare ad approvazione senza intoppi il Bilancio, tornato in Assemblea capitolina dopo lo stop di dicembre dell'Oref. Ufficialmente ci sarebbe tempo fino a marzo ma, come più volte annunciato, la volontà è quella di ratificarlo entro la fine di gennaio per uscire da una gestione provvisoria, mese per mese, e avere più spazi di manovra ma anche per mantenere, almeno per quel che resta, l'immagine che l'amministrazione Raggi si è costruita.  

Virginia Raggi si dice "serena", pronta "a dare ogni chiarimento". In attesa di capire la prossima mossa, la sindaca è praticamente 'blindata'. Fa sapere di aver già informato Beppe Grillo adempiendo al "dovere di informazione previsto dal Codice di comportamento del Movimento". Ed è proprio quel codice etico, diramato dal comico genovese a pochi giorni dalle dimissioni di Paolo Muraro, ad aver scritto nero su bianco che "l'avviso di garanzia non è automaticamente grave". Non solo. 

Proprio ieri, poche ore prima che Raggi annunciasse l'invito della Procura Beppe Grillo ha imposto silenzio a tutti gli eletti. Un diktat perentorio e difficilmente aggirabile se non con drastiche conseguenze. "I responsabili della comunicazione del Movimento 5 Stelle sono Ilaria Loquenzi, Rocco Casalino e Cristina Belotti, rispettivamente alla Camera, al Senato e in Parlamento Europeo, che si coordinano con Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Tutte le uscite comunicative dei portavoce (partecipazioni a eventi, interviste alla tv, interviste ai giornali, post sui social network riguardanti l'azione politica del MoVimento 5 Stelle e simili) devono essere concordate assieme a loro. Altrimenti si rischia di cadere nelle trappole giornalistiche o di danneggiare l'immagine del Movimento 5 Stelle con uscite goffe e maldestre. Chi danneggia l'immagine del Movimento 5 Stelle può incorrere nelle sanzioni definite dal Regolamento: richiami e sospensioni. Non si fanno sconti a nessuno".

Un silenzio imposto a tutti che calza a pennello per l'ennesimo terremoto a Palazzo Senatorio. Basterà a evitare quel clima da "resa dei conti" che si era formato subito dopo l'arresto di Raffaele Marra? C'era Roberto Fico che aveva parlato di "fatto grave". C'erano Paola Taverna, Roberta Lombardi e Carla Ruocco che non mancarono di prendersi la loro rivincita: "Chiedere scusa non basta" dichiararono ai giornalisti. Per ora il diktat sta funzionando. 

L'unico a parlare, ieri sera alla trasmissione televisiva Di Martedì, è Alessandro Di Battista. Il deputato ha difeso la sindaca: "Quello che noi chiediamo dall'inizio è del tempo. Raggi si è affidata ad una persona sbagliata. Non sarà l'ultima volta che un amministratore 5 Stelle commetterà un errore del genere. Qui non si tratta di denaro pubblico, qui si tratta o si tratterebbe di una nomina sbagliata o di una firma sbagliata ma è anche vero che questa nomina è stata subito revocata". 

Ora si tratta di trovare un piano B nel caso la situazione di Virginia Raggi si compromettesse ulteriormente. La sindaca, secondo quanto si apprende, è indagata per abuso d'ufficio e falso in atto pubblico in relazione alla nomina alla direzione del Dipartimento Turismo di Renato Marra, fratello di Raffaele, ex capo del Personale, arrestato nel dicembre scorso. La sindaca verrà sentita il 30 gennaio. 

Dal Movimento sanno che non si può arrivare ad un eventuale rinvio a giudizio o, ancor di più, ad un'eventuale condanna, con tanto di sospensione di 18 mesi prevista dalla legge Severino dopo il primo grado, senza essere pronti. Far saltare il banco di Palazzo Senatorio per il Movimento di Beppe Grillo equivarrebbe a certificare il fallimento dell'amministrazione pentastellata nella capitale. La ricaduta sulla tenuta grillina alle elezioni nazionali potrebbe essere pesantissima.

La prima ipotesi circolata nelle ultime ore è quella di un'autosospensione sul modello di quanto accaduto a Milano con Beppe Sala. In questo caso il Comune verrebbe retto dal vicesindaco. L'ipotesi è verosimile ma apre una questione politica: dopo il ridimensionamento di Daniele Frongia, braccio destro di Raggi è diventato Luca Bergamo. Un assessore che ha la piena fiducia della sindaca, prestato con fedeltà e competenza alla causa pentastellata, ma non di certo un interno al Movimento. Un personaggio difficile da manovrare, non contiguo con la Casaleggio e associati con cui non ha firmato neanche l'accordo pre elettorale. Si punta quindi a cercare un suo sostituto, pescando tra i consiglieri. In silenzio però, senza far sapere nulla a nessuno.

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