Piano casa, Montuori e Prosperetti: "Ecco i vincoli per tutelare il paesaggio di Roma"

A Palazzo Massimo la conferenza stampa: "Nuove strategie per salvaguardia paesaggio urbano"

Nessuna deroga al decreto ministeriale 1444 del 1968 che pone un limite alla densità edilizia e definisce i cosiddetti standard urbanistici. Aprire alla possibilità di porre i cosiddetti 'vincoli vestiti' paesaggistici, che non significa solo approvare o negare una trasformazione ma indicarne gli indirizzi. Sono queste le misure che Roma Capitale e la Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia, Belle Arti e Paesaggio hanno preso all'interno del Tavolo per la salvaguardia del Paesaggio Urbano, avviato a inizio anno con il coinvolgimento della Soprintendenza capitolina e del Comitato per la Qualità Urbana ed Edilizia per "fronteggiare" le conseguenze del Piano Casa e, in alcune sue parti, della recente legge regionale sulla Rigenerazione urbana. 

Le decisioni sono state illustrate dal soprintendente Francesco Prosperetti e dall'assessore capitolino all'Urbanistica, Luca Montuori, che lo scorso 27 aprile ha emanato una circolare che in particolare affronta e regolamenta il tema degli indici densificazione, valori di riferimento che rischiano di "saltare" con il riconoscimento indiscriminato dei premi di cubatura dettati dal piano Casa. "Ci troviamo di fronte a diversi strumenti normativi" ha spiegato Montuori. 

"Da una parte il Piano Casa, strumento che deroga al Piano regolatore, che è scaduto ma noi dobbiamo ancora gestire le domande presentate nel periodo in cui era in vigore. Alcune sono già assentite, altri cantieri sono conclusi. Tuttavia, guardando alla grande mole, abbiamo cercato nelle pieghe delle leggi gli strumenti propri per l'amministrazione, quindi abbiamo individuato e inserito in una circolare come il limite alle densità stabilite dal decreto 1444 del 1968 costituisca un limite alle trasformazioni, anche perchè quel decreto dice proprio che laddove anche strumenti di piano regolatore prevedessero alcune modalità di edificazione si debba porre un limite per salvaguardare alcune morfologie urbane e la salute dei cittadini, oltre che l'estetica".

Tradotto in termini pratici: in alcune zone le operazioni di demolizione e ricostruzione consentite dal Piano Casa potranno usufruire a pieno del premio di cubatura, in altre zone no. Quindi "si può trasformare", ha specificato Montuori, "ma non aumentando le densità oltre le regole dettate dallo Stato. Il Comune Roma non può mettere vincoli, ma crediamo di fare in modo che sia meglio ristrutturare un edificio che demolirlo e ricostruirlo. Abbiamo cercato tutti gli strumenti negli spazi che abbiamo e su questi crediamo di avere ragione". 

La legge regione sulla Rigenerazione urbana, invece, "la situazione è molto più complessa perché non si tratta di una legge temporanea, come il Piano Casa. In questo caso abbiamo creato questo tavolo con la Soprintendenza, al quale dovrà necessariamente esserci anche la Regione. Ho già parlato con l'assessore all'Urbanistica Massimiliano Valeriani del tema del Ptpr (Piano territoriale paesistico regionale, ndr), che ancora non è stato approvato" ha proseguito Montuori. "Noi vogliamo un'armonizzazione degli strumenti per evitare che ci sia un'esposizione muscolare di chi è più forte o di chi va più in là". Anche nella legge sulla rigenerazione urbana sono previste deroghe al piano regolatore di Roma. Così, ha aggiunto Montuori, "abbiamo individuato alcuni strumenti di salvaguardia del paesaggio, anche urbano, che ci permettono di indirizzare le trasformazioni".

Si tratta dei "cosiddetti vincoli 'vestiti'" che significa non solo approvare o meno una trasformazione "ma capirene gli indirizzi che si devono seguire". La Soprintendenza, ha continuato Montuori, "ha questo strumento, in quanto lo Stato è sovraordinato e la Costituzione garantisce la possibilità di intervenire nella salvaguardia dei paesaggi: è questo lo strumento che vogliamo utilizzare per tenere insieme le regole che il piano regolatore aveva già per la trasformazione, tanto che si possono fare trasformazioni in tessuti storici anche importanti ma capendo insieme i sistemi di regole che li tengono insieme, armonizzando quelli con le esigenze della Soprintendenza e soprattutto con quelli del Ptpr". 

In particolare, come ha spiegato Prosperetti, questi vincoli vestiti "discendono dall'articolo 9 della Costituzione e in questo senso, rispetto alla normativa urbanistica che la legge rimette agli enti locali, gli organi dello Stato esercitano questo potere di veto. Tutto ciò però non esclude che il cittadino o l'imprenditore possa ricorrere alla giustizia amministrativa". Insomma, il rischio che in alcuni casi si finisca al Tar c'è per questo bisogna "fare in modo che al Tar non ci si vada".

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Ha spiegato in una nota il Campidoglio: "Le istituzioni coinvolte hanno individuato come soluzione per la salvaguardia l’armonizzazione del vincolo paesaggistico, articolo 136 del codice del Beni Culturali, da una parte con il Piano Regolatore Generale e il Piano Territoriale Paesistico Regionale, e dall’altra con la non derogabilità delle densità edilizie fissate dall’articolo 7 del Decreto ministeriale 1444/1968 per gli interventi ai sensi della legge Piano Casa. La collaborazione avviata dall’inizio dell’anno tra la Soprintendenza Speciale e il Comune di Roma vuole far rimanere viva la città evitando che venga snaturata e perda i tratti identitari del suo paesaggio urbano".

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