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Il quartiere di Casal de' Pazzi si mobilita per la sanità pubblica: "Riapriamo Villa Tiburtina"

Una serie di realtà sociali del territorio ha avviato una campagna per chiedere alla Regione, alla Asl e alla Sapienza, la riapertura dell'ambulatorio chiuso nel 2008: "Serve una struttura di prossimità"

La necessità di tornare ad avere un ambulatorio di prossimità è maturata durante il lockdown, quando migliaia di prestazioni sanitarie sono saltate e gli spostamenti, soprattutto per i più anziani, sono diventati più complicati. ? così che un gruppo di realtà sociali che operano tra i quartieri di Casal de' Pazzi, Rebibbia e Ponte Mammolo hanno avviato una campagna per riaprire un poliambulatorio, che ospitava anche una sede della Asl Roma 2, rimasto aperto in via Casal de’ Pazzi 16 fino al 2012: la clinica Villa Tiburtina.

“L’idea è maturata dopo il lockdown”, racconta Alessandro, tra gli attivisti che stanno portando avanti la campagna. “Molti di noi si erano impegnati nella distribuzione dei pacchi alimentari alle famiglie rimaste senza reddito. Una volta terminata la quarantena, abbiamo indetto un’assemblea pubblica per raccogliere le necessità del territorio. Una di queste era proprio l’assenza di un ambulatorio pubblico di prossimità. Chi era rimasto contagiato aveva testato con mano la difficoltà di ricevere assistenza sanitaria domiciliare. Tantissimi altri, soprattutto anziani, si erano dovuti spostare in quartieri lontani, con tutte le difficoltà legate alla pandemia di Coronavirus, per poter effettuare prestazioni, anche le più semplici. Molti hanno proprio rinunciato”. 

Così è nata la campagna ‘Riapriamo Villa Tiburtina’. A sostenerla diverse realtà del territorio, dal Forum per la tutela del parco di Aguzzano al comitato di quartiere Mammut fino a Casale Alba 2. Sostiene la campagna anche il Coordinamento cittadino sanità, che da tempo porta avanti una vertenza in difesa della sanità pubblica a livello regionale. ? stata lanciata una petizione online, che mentre scriviamo ha raggiunto 156 firme.

Ma per i residenti della zona è possibile firmare la petizione anche di persona. I moduli sono stati lasciati in una serie di esercizi commerciali (bar, edicole, alimentari e anche la parrocchia) di via di Casal de’ Pazzi e dintorni. “Ogni sabato, inoltre, siamo presenti anche in diversi punti del quartiere sia per raccogliere le firme sia per fare volantinaggio e far conoscere la vertenza”, continua Alessandro. “Sta andando molto bene: molte persone si ricordano di quando era aperto l’ambulatorio e decidono di sostenerci. Abbiamo già raccolto più di 700 firme”.

Villa Tiburtina era un punto di eccellenza per la diagnosi e la riabilitazione delle malattie polmonari. Al piano terra ospitava la Asl, a quelli superiori reparti di Fisiopatologia respiratoria e di Neurologia/Neuropsichiatria. L’edificio era stato lasciato in eredità, insieme ad altri patrimoni, da Eleonora Lorillard Spencer Cenci all’Università La Sapienza, per la costituzione della Fondazione che porta il nome della nobile. La fondazione, si legge sul sito, “ha come finalità l'attività assistenziale integrata con quella didattica e di ricerca scientifica nel settore delle malattie del distretto toracico”.

La clinica ha funzionato fin dagli anni Sessanta come sede distaccata dell’ospedale universitario Policlinico Umberto I. Poi nel 2008, anno in cui la sanità del Lazio viene commissariata per un debito di 2 miliardi di euro e sottoposta a un piano di rientro con tagli e blocco del turnover che durerà undici anni, la struttura viene smantellata. Prima l’ambulatorio della Asl, poi i piani superiori. Nel 2012 chiude definitivamente e oggi ospita solo alcune attività del dipartimento di Neurologia e Psichiatria dell’Università La Sapienza.

“Gli unici ambulatori pubblici si trovano a chilometri di distanza e non coprono nemmeno tutti i bisogni sanitari necessari”, la denuncia nel testo della petizione. “Proprio l'emergenza sanitaria che stiamo vivendo sta mostrando un accesso sempre più difficile alle cure primarie e all'assistenza domiciliare. Per le numerose prestazioni saltate, così come sta avvenendo per test e tamponi Covid, l’unica soluzione offerta è quella di pagare visite e prestazioni in intramoenia o rivolgersi direttamente alle strutture private”.

Che quel territorio necessiti di un ambulatorio per visite specialistiche ed esami è testimoniato anche dal fatto che proprio a dieci minuti di automobile, nel quartiere di San Basilio, il 26 ottobre 2019, è stata inaugurata una struttura privata: il ‘Punto Gemelli’, legata al Policlinico universitario Gemelli Irccs. Gli attivisti della campagna ‘Riapriamo Villa Tiburtina’ però, puntano sulla necessità di implementare la sanità pubblica, considerando che si tratta anche di quartieri popolari, con una forte presenza di edilizia residenziale pubblica abitata da famiglie con redditi bassi. “L’emergenza Coronavirus e le difficoltà che ne sono seguite hanno fatto emergere che molte persone, non potendo rivolgersi al privato per motivi economici, hanno deciso di non curarsi”.

Attivisti e cittadini si appellano alle norme del Sistema sanitario nazionale come il Patto per la Salute 2014-2016 che predispone una serie di strumenti per l’assistenza territoriale “che Asl, Comune e Regione dovrebbero mettere in campo per garantire i fabbisogni sanitari e sociali di un bacino di utenza non superiore alle 30.000 persone”.

Con la campagna gli attivisti puntano a ottenere un incontro con le istituzioni competenti (Asl Rm2 e IV Distretto, Municipio, Università Sapienza di Roma, Regione Lazio) per avere informazioni sulla reale situazione dell’edificio e sui progetti che lo investono. Secondo quanto apprende Romatoday, al momento non esiste alcun progetto finalizzato alla riapertura dell’ambulatorio, che coinvolga la Asl Roma 2. Scrivono gli attivisti: “Chiediamo che sia applicato quello che è scritto da anni negli obiettivi e le programmazioni di leggi e piani sanitari mai attuati. Un polo sanitario pubblico che abbia un rapporto di prossimità con gli abitanti e cerchi l’interlocuzione con il territorio e le sue articolazioni sociali, dalle scuole ai centri anziani”. 

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