Villa Paolina è salva, dal ministero arriva il vincolo. Italia Nostra: "Ora tuteliamoli tutti"

Scrive il Mibact: "Importante valore testimoniale"

La conferenza a Stampa Romana

Villa Paolina di Mallinckrodt è salva. Per l’ex istituto scolastico della Congregazione delle suore della Carità Cristiana di largo XXI Aprile, vicino a Villa Mirafiori, progettato e costruito tra il 1920 e il 1922 in stile barocchetto, è arrivato il vincolo del ministero dei Beni e delle Attività culturali. La società Immobiliare XXI Aprile srl, l’ex Cam srl, non potrà demolire il villino e costruire una palazzina di otto piani  (di cui due interrati) dalle linee contemporanee, così come permesso dall’articolo 6 della legge regionale 7 del 2017, la cosiddetta legge sulla Rigenerazione urbana.

“Una vittoria dal grande valore simbolico”, le parole di Vanna Mannucci, di Italia Nostra Roma, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta giovedì mattina presso la sede di Stampa Romana. “Un segnale forte che speriamo abbia seguito perché i tessuti storici di questa città, per via delle legge regionale vigente, sono ancora a rischio. Se vogliamo che la nostra città mantenga la sua integrità, dobbiamo lavorare per combattere l’inerzia della pubblica amministrazione e fare in modo che chi ha il potere di esercitare la tutela lo faccia”. 

La lettera del direttore generale, Gino Famiglietti, indirizzata alla proprietà e alla Soprintendenza capitolina, è datata 7 giugno 2019 e ribalta un precedente parere di verifica dell’interesse culturale risalente al 2015, che aveva avuto esito negativo. “Villa Paolina riveste un importante valore testimoniale in relazione alle trasformazioni della città e alle vicende urbanistiche di Roma nel ‘900”, scrive Famiglietti. Per questo va mantenuto “l’assetto planivolumetrico attuale”, senza “alterazioni dei rapporti tra spazi aperti e chiusi”, conservati i prospetti delle facciate, la struttura interna, e gli alberi del giardino. L’iter per la demolizione e ricostruzione del villino si ferma. Entro 90 giorni il ministero dovrà formalizzare la dichiarazione di interesse. La società privata, entro 60 giorni, potrà avanzare le proprie controdeduzioni.

“Siamo grati al ministro Alberto Bonisoli e al direttore generale Gino Famiglietti per aver riconosciuto il valore culturale della nostra amata Villa Paolina”, commenta Cristina Rinaldi, del Comitato Salviamo Villa Paolina. Ma non manca una denuncia. Questo risultato “arriva dopo un anno e mezzo durante il quale abbiamo coinvolto tutti gli enti e gli uffici preposti alla tutela, da quelli della Soprintendenza a quelli di Comune e Regione, inviando una cinquantina di esposti”, spiega ancora Rinaldi. “Ma fino a ieri non abbiamo concluso nulla. Gli uffici istituzionali, che avrebbero dovuto da tempo provvedere a tutte le richieste avanzate dai comitati, hanno opposto un muro di gomma”. Da qui la richiesta: “Le altre azioni che avevamo richiesto per tutelare la villa non devono interrompersi: la dichiarazione di un vincolo sulla piazza e sulle vie storiche circostanti, e l’inserimento definitivo della villa nel vincolo paesaggistico, nella Carta della Qualità e nel Piano territoriale paesistico regionale (Ptpr)”. 

Una 'battaglia' è stata vinta, quindi, ma la ‘guerra’ è ancora tutta da combattere. “La demolizione del villino di via Ticino, nel quartiere Coppedè, ha risvegliato l’attenzione della cittadinanza”, ha spiegato in apertura di conferenza stampa Viviana D’Isa, di Cittadinanzattiva. “Ma altri edifici sono stati abbattuti e molti altri rischiano di fare la stessa fine”.

Il motivo? La legge permette deroghe e ampie zone della città non esenti. “I villini, così come tanti altri edifici di pregio, non trovano attualmente nessun riparo dall’applicazione del cosiddetto Piano Casa e della legge sulla rigenerazione urbana della Regione Lazio”, ha spiegato Cristina Lattanzi, di Italia Nostra Roma. “Il campo di applicazione della legge”, aggiunge Emilio Giacomi, altro consigliere della storica associazione, “esclude solo le aree interessate dai beni paesistici costituiti dagli ‘insediamenti urbani storici’, che nel caso di Roma Capitale il Ptpr individua solo nel centro storico all’interno delle mura aureliane”. Da qui le richieste: “È necessario rivedere il campo di applicazione della legge” e “rimediare all’assurdo meccanismo per cui non si applica la tutela paesaggistica al Centro Storico coincidente con il Sito Unesco”. 

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Presenti alla conferenza stampa anche Vittorio Emiliani, giornalista e scrittore, Enzo Scandurra, urbanista dell'Università La Sapienza di Roma, Giovanni Carbonara, della scuola di specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio della Sapienza e Lazzaro Pappagallo, segretario di Stampa romana. A parlare anche il presidente della commissione Urbanistica della Regione Lazio, Marco Cacciatore. Proprio in queste settimane, ha ricordato il consigliere di minoranza del M5S, il Ptpr approvato dalla Giunta Zingaretti nel dicembre del 2018 arriverà in commissione con 23 mila osservazioni. “Per questo motivo presenterò degli emendamenti, pochi e sostanziali, per introdurre un vincolo paesaggistico relativo alle aree da tutelare. Ricordo che non sono un consigliere di maggioranza, non posso quindi garantire l'esito della votazione”. 

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