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Marco Milani coordinatore romano UGL Polizia Locale

Marco Milani coordinatore romano UGL Polizia Locale

Sindacato dei vigili in piazza con i no mask: "Non siamo negazionisti, l'emergenza va affrontata in maniera diversa"

Intervista a Marco Milani, coordinatore romano dell'Ugl, sindacato aderente alla manifestazione di sabato a Roma

La loro adesione alla manifestazione di sabato 10 ottobre a Roma ha creato scalpore. Un sindacato di polizia locale che parteciperà ad una manifestazione che contesta l'ordinanza regionale sull'utilizzo obbligatorio delle mascherina all'aria aperta. Fra i primi ad annunciare la partecipazione alla manifestazione della Capitale c'è stato infatto il sindacato UGL della Polizia Locale. Agenti che, come liberi cittadini, saranno al fianco di molteplici realtà, fre le quali quelle dei negazionisti del Coronavirus. Una scelta che fa rumore. A spiegare a RomaToday le motivazioni della scelta il coordinatore romano del sindacato dei "caschi bianchi", Marco Milani. 

Milani, l'adesione di un sincacato di polizia locale ha fatto molto scalpore, come avete affrontato questi attacchi mediatici e le discussioni che sono nate sulla vostra partecipazione in piazza?

"Siamo stati attaccati a livello mediatico in modo strumentale. Sapevamo che la nostra adesione avrebbe fatto discutere, ma allo stesso tempo non siamo né negazionisti, né terrapiattisti o no mask radicali. Riteniamo che il nostro Paese abbia affrontato in un primo momento questa emergenza nella giusta maniera. Ma è pur vero che da marzo ad adesso le cose sono cambiate. Parliamo di una nazione dove 600mila persone sono rimaste senza lavoro, di lavoratori riusciti a rialzarsi con difficoltà dalla crisi economica che il lockdown ha comportato e riteniamo che ulteriori restrizioni possano portare ad un punto di non ritorno per molti lavoratori e commercianti. Riteniamo però che questa emergenza non debba essere gestita con continue reiterate quotidiane rinunce ai diritti di libertá, della persona e dei lavoratori od, ancor peggio, con l'introduzione di nuove regole difficilmente comprensibili a suon di pesanti sanzioni". 

C'è stato qualche iscritto al vostro sindacato che ha deciso di non aderire alla manifestazione?

"La nostra adesione ha creato un forte dibattito in seno al sindacato. Molti dei nostri iscritti condividono le nostre ragioni all'adesione ma ce ne sono anche altri che hanno deciso di non aderire. Come organo di polizia comunale, domani parteciperemo come cittadini, la mancata riforma che ci pone allo stesso livello degli altri organi di polizia, su cui abbiamo battuto molte volte il tasto, ci permette di partecipare come cittadini, non come agenti della polizia locale. Io indosserò la mascherina, per una mia libera scelta, ma se dovessi trovarmi accanto colleghi senza il dispositivo di sicurezza indossato rispetteri la loro decisione, anche perchè non essendo la nostra categoria equiparata alle altre forze di polizia, una volta dismessa la divisa non siamo tenuti a svolgere il nostro servizio, a differenza di quanto sono invece tenuti a fare polizia, carabinieri e finanza". 

Se un appartentene alle forze dell'ordine dovesse multarvi per il mancato uso della mascherina come reagireste?

"Ognuno sarà libero di prendere le proprie decisioni, suppongo che ci sarà chi accetterà una eventuale sanzione e che vorrà fare ricorso. Come cittadini e non come agenti della municipale siamo liberi di poter prendere le nostre decisioni nella massima libertà". 

Siete tenuti come organo di polizia a far rispettare l'ordinzna regionale dell'indossare la mascherina anche all'aperto, come vi ponete rispetto a ciò? Se chiamati a farlo multereste un cittadino che non adempie all'ordinanza regionale?

"Quando vestiamo la divisa facciamo rispettare le ordinanze. Non ci opponiamo a delle regole chiare. La nostra è una forma di dissenso non nei confronti del Dpcm ma dell'ordinanza della Regione Lazio. Riteniamo che un cittadinio che si trovi distanziato da altri non sia tenuto ad indossare i dispositivi di sicurezza. Penso ai fumatori, a chi si trova a camminare in un luogo isolato. Multare tutti indiscriminatamente quando non c'è rischio di diffusione del virus è un aspetto sul quale bisognerrebbe ragionare in maniera diversa. Se poi ci dicono di farlo, lo faremo, ma indossando la divisa, non come liberi cittadini. No abdichiamo alle nostre funzioni quando siamo in servizio". 

Anche voi pensate che si tratti di una dittatura sanitaria?

"Non lo pensiamo e non lo abbiamo mai dichiarato. Non siamo negazionisti, siamo stati i primi, come Sindacato di polizia locale a mettere da parte ogni tipo di rivendicazione al manifestarsi della diffusione del virus. Ma è pur vero che i numeri di marzo sono ben diversi da quelli di adesso. Allora si viaggiava con numeri di centinaia di morti al giorno, oggi sono all'ordine di decine. Questo non vuole dire che bisogna abbassare la guardia, ma al contempo riteniamo che l'emergenza debba essere affrontata in maniera diversa da allora". 

Non negate l'emergenza sanitaria ma non siete d'accordo con l'obbligo di indossare la mascherina all'aria aperta sempre, quali soluzioni proponete per evitare la diffusione del contagio?

"Non siamo né scienziati, né medici e non abbiamo competenza scientifiche per trovare soluzioni per questa virus che, ripeto, non sottovalutiamo nè neghiamo. Riteniamo che l'emergenza non deve assumere il rischio di costituire alibi per l'incapacità di gestione del quotidiano e, pur senza voler abdicare ai doveri di chi veste un'uniforme, intendiamo manifestare in modo pacifico il nostro dissenso". 
 

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