Vigili antispaccio, rivolta nei municipi di centrosinistra: "La videosorveglianza non serve"

Dopo la direttiva di Salvini, Raggi ha chiesto ai municipi di mappare le scuole a cui indirizzare i fondi

Immagine di repertorio

I municipi della capitale governati dal centrosinistra rimandano al mittente il piano 'scuole sicure' del Viminale di Matteo Salvini. O almeno in parte. Non solo il III, che nei giorni scorsi ha annunciato disobbedienza verso la direttiva del ministero dell'Interno, ma anche il I e l'VIII non forniranno l'elenco degli istituti scolastici dove installare sistemi di videosorveglianza e incrementare controlli antispaccio con gli straordinari degli agenti della polizia locale. Anche il II municipio assume una posizione critica. 

Videosorveglianza e controlli antispaccio da parte della polizia locale sono i principali obiettivi oggetto della direttiva approvata il 26 agosto scorso dal ministero dell’Interno. Il documento firmato dal ministro Matteo Salvini non esclude però l’impiego dei fondi per “corsi di educazione e di sensibilizzazione degli studenti”, “improcrastinabili  interventi  di  messa  in  sicurezza  delle  scuole” e “di  riqualificazione  delle  aree  limitrofe  agli  istituti scolastici”. Due milioni e mezzo di euro lo stanziamento totale. Alla Capitale va il 29 per cento: 727 mila euro. Il documento è stato girato dalle Prefetture ai Comuni che dovranno inviare le proprie richieste, corredate dal progetto, entro il prossimo 20 settembre. Il Campidoglio ha già coinvolto sia la polizia locale, sia i municipi chiedendo una mappatura delle scuole presenti sul territorio che potrebbero essere coinvolte.

"È doveroso che il tema dello spaccio sia assunto dalle istituzioni, ma affrontarlo esclusivamente come una questione d’ordine pubblico è una strategia inadeguata e controproducente" la reazione in una nota del minisindaco del III municipio, Giovanni Caudo, e della sua assessora alla Scuola, Claudia Pratelli. I due amministratori locali chiedono che le risorse stanziate "siano destinate a tenere le scuole aperte in orario pomeridiano per arricchire l’offerta educativa", a "interventi di riqualificazione delle aree dove si rileva maggiore disagio", a "percorsi educativi, informativi e formativi di contrasto alle dipendenze", a "mettere in sicurezza le scuole".

Amedeo Ciaccheri, presidente dell’VIII municipio segue la stessa linea: “Non invieremo alla sindaca Virginia Raggi gli indirizzi delle scuole”. Al contrario, “abbiamo richiesto alla sindaca i fondi previsti per avviare negli istituti dei corsi di sensibilizzazione sull’uso delle sostanze, così come previsto dalla stessa circolare. Siamo già al lavoro con le scuole dove la giunta municipale è stata presente in occasione dell’apertura dell’anno scolastico”. 

Posizione netta anche da parte della minisindaca del I municipio, Sabrina Alfonsi: “Siamo contrari alla circolare” ha spiegato. “Se si vuole lavorare sul contrasto alla droga preferiamo la strada dell’informazione, non certo quella della videosorveglianza o dei controlli della polizia locale”. Per Alfonsi, in tema di sicurezza, servirebbe concentrarsi su altri luoghi: “Dalle stazioni più piccole ai parchi cittadini fino ad arrivare ai monumenti che andrebbero preservati da atti vandalici. In città ci sono luoghi molto meno sicuri delle scuole”. 

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Critico il II municipio: “Il tema di contrasto all’utilizzo di sostanze psicotrope non va affrontato da un punto di vista repressivo ma sotto il profilo pedagogico ed educativo” spiegano la presidente Francesca Del Bello e il suo assessore alla scuola, Emanuele Gisci. “Abbiamo avviato un confronto con gli istituti del territorio, abbiamo chiesto loro se vogliono rientrare in un percorso educativo in questo senso e quattro scuole ci hanno mostrato interesse. Come indicato anche nella comunicazione della sindaca, parte dei fondi può essere utilizzata per percorsi sociali e pedagogici e noi vorremmo puntare su questo aspetto propositivo. Ma all’installazione di telecamere di videosorveglianza siamo contrari”. 

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