Vigili, addio ai gruppi municipali: i presidenti dei municipi contro la riforma Clemente

Una rivoluzione destinata a cambiare la Capitale e il rapporto con i vigili. Sparisce la divisione in municipi per far posto a 6 zone territoriali. Per ora è solo un'ipotesi ma i presidenti dei municipi non ci stanno

Il Comandante Generale della Polizia Locale di Roma Capitale Raffaele Clemente

Sei pagine presentate ai sindacati lunedì scorso. A 14 mesi dalla sua nomina il Comandante generale della Polizia Locale Raffaele Clemente ha deciso di imprimere un cambio di marcia al suo corpo. Lo ha fatto annunciando ai sindacati una rivoluzione destinata a cambiare la Capitale e il rapporto con i vigili. Dalla divisione in municipi a quella in sei zone territoriali, fino alla polverizzazione in 180 piccoli settori ultra territoriali nei quali si andrebbe a concrettizzare una polizia di prossimità di stampo anglosassone. In mezzo l'accentramento con una sala operativa unica per recuperare più uomini possibili.

Obiettivo, è scritto nel documento, è tra gli altri quello di "non sentire più la frase 'questo non è di mia competenza' poiché alla prossimità si dovrebbe coniugare il concetto di risoluzione dei conflitti". Sempre nel documento è più volte scritto che si tratta di un'ipotesi, aperta a contributi delle parte interessate. I primi ai quali la riforma è stata annunciata sono i sindacati dei vigili. Una sorta di risposta alle critiche dei giorni scorsi che avevano portato gli agenti a rifiutare gli straordinari anche per "la totale mancanza di visione del corpo". Clemente ha voluto rispondere e lo ha fatto con i fatti, con una riforma nero su bianco, contenuta in sei pagine, piene di figure, di termini inglesi all'avanguardia e con un titolo enorme, che prende un'intera pagina, che apre al dialogo: "Ipotesi per una nuova polizia locale di Roma Capitale".

Dialogo lo chiedono anche i presidenti di municipio che da questa riforma potrebbero uscire fortemente ridimensionati. E ieri al comandante non le hanno mandate a dire. Durissime le frasi di alcuni di loro. Andrea Catarci, presidente dell'VIII municipio, non usa giri di parole e parla di "un passo indietro di 20 anni": "Mentre la Giunta capitolina procede nella direzione del Decentramento Amministrativo c'è, come al solito, chi va nella direzione opposta. I Gruppi Territoriali di Polizia Locale quelli in parte legati con i Municipi di Roma Capitale, sia per la competenza geografica che per i rapporti con le Strutture politico-amministrative, per quel che riguarda la viabilità, la mobilità, l'ambiente, il sociale e il controllo del territorio. "Da quel che è dato sapere - aggiunge - si vuole procedere con la creazione di sei macro aree al posto dei 19 Gruppi attuali, spostando la gestione dal territorio al Campidoglio. Un chiaro tentativo di centralizzare ancora di più un pezzo fondamentale del funzionamento dell'Amministrazione, già troppo gestito dal Campidoglio in palese contrasto con l'idea, avanzata anche in sede di Conferenza dei Presidenti di Municipio e nella Commissione Consiliare Roma Capitale e Riforme Istituzionali, di legare maggiormente l'attività dei Gruppi territoriali ai Municipi di Roma Capitale. Infine, ci si aspetta che il Comandante Clemente, dopo aver incassato il no delle organizzazioni sindacali, apra un reale confronto con i Municipi e tenti di non relegarli in quel ruolo di spettatori passivi che mal si addice".

Pesa anche la presa di posizione ufficiale da parte del coordinatore Assemblea dei Presidenti, nonché minisindaco del XV municipio, Maurizio Velocci. Se la riforma è questa secondo Veloccia "andremmo davvero contro qualsiasi tipo di logica considerato che ciò che ci viene da sempre richiesto dai cittadini è, infatti, un più stretto rapporto tra territorio e Polizia Locale. Spiace constatare, nel caso le voci si rivelassero fondate, che tali proposte nascono senza alcun tipo di confronto con i Municipi, senza ascoltare, quindi, le ragioni ed i suggerimenti di chi costantemente ascolta bisogni ed esigenze dei cittadini. Pensare di riformare la città in questo modo, senza confronto e dialogo, è sbagliato – continua - E ancora più sbagliato è presentare tale proposta con una delibera in Consiglio Comunale da votare a breve, invece che come sarebbe logico, lavorare per costruire una sempre maggiore e proficua relazione tra il lavoro dei Municipi e quello della Polizia Locale, attraverso il collegamento diretto dei singoli comandi con il Municipi di appartenenza. Spero davvero che il Dott. Clemente convochi al più presto una riunione, che sarebbe la prima per altro, con tutti i Municipi di Roma".

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Critica anche Susi Fantino, presidente del VII municipio che a RomaToday dichiara: "Da noi i cittadini spesso hanno posto il problema del presidio territoriale, anche mediante raccolta firme (è il caso delle 5100 firme raccolte a Morena). Se fosse confermato quanto emerge dalle agenzie, si va invece incontro ad un accentramento. Ed io credo che più si accentra e meno si riesce e garantire la presenza sul territorio. Ad ogni modo noi non siamo stati coinvolti ed appunto abbiamo appreso la notizia dalla stampa. Attendiamo quindi chiarimenti rispetto a quanto è già emerso".

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