Cosa c'era in quelle immagini? Caccia aperta al video ricatto a Marrazzo

Sembrerebbero confermate le indiscrezioni di Libero. Il Governatore sarebbe stato in atteggiamenti intimi con un transessuale. Il video è stato ripreso con un cellulare durante un controllo dei carabinieri a luglio

Il generale dei Carabinieri di Roma Vittorio Tommasone stamattina, in merito all'arresto dei carabinieri che minacciavano il Governatore Marrazzo, aveva parlato di impossibilità a fornire ulteriori particolari. Quasi in contemporanea diventava di dominio pubblico quanto ipotizzato dal quotidiano Libero, ovvero che nel video del ricatto ci sarebbe stato Marrazzo in atteggiamenti sexy con un transessuale.

Nel clima politico attuale basta però poco per trasformare una notizia. Così, i carabinieri arrestati sono finiti presto in archivio e la curiosità morbosa dei media si è concetrata sul contenuto di quel video. Marrazzo, a Frosinone per un convegno, informato dell'articolo di Libero si è affrettato a chiedere rispetto, ribadendo che “quel video non esiste e, se c'è, è una bufala”.

Le fonti investigative segretate da Tommasone però, intorno a mezzogiorno, vacillano e qualcosa comincia ad emergere ed escono le prime agenzie stampa. Nel video ci sarebbe effettivamente Marrazzo in atteggiamenti intimi con un transessuale. Un video scabroso e per questo diventato oggetto di ricatto al Governatore, di cui i carabinieri sarebbero entrati in possesso a seguito dell'irruzione in casa del transessuale per un controllo nel luglio scorso.

L'indagine dei Ros si concentra in questo momento sull'ulteriore passaggio di questa ricostruzione.

Resta infatti da chiarire se il video sia stato girato proprio dai carabinieri, arrivati nell'appartamento per un controllo, o se, come gli stessi militari avrebbero dichiarato, il video sia stato girato da un altro transessuale e poi ceduto ai carabinieri.

In pratica la domanda è: il controllo nell'appartamento è stato casuale o no?

La procura di Roma si è affrettata a chiarire che da parte dei carabinieri c'è stata "la massima collaborazione avuta dall'Arma dei Carabinieri, la cui investigazione è stata rapidissima e precisa". Inoltre la procura precisa che "in questa vicenda non esistono mandanti nè complotti di alcun tipo. Ai quattro sono state attribuite responsabilità precise. Il caso va inquadrato in un ambito di criminalità comune”.
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