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VIDEO | Sgomberi, tra le famiglie dell'occupazione di via Tempesta: "Soluzioni prima dei blindati"

Siamo etranti dento l'occupazione di Action a via Antonio Tempesta, tra il Pigneto e Torpignattara, per conoscere le storie di chi ci vive. E di come queste famiglie si stanno preparando allo sgombero

 

L’occupazione al civico 262 di via Tempesta, nel quartiere della Marranella, è uno stabile che si confonde con le facciate dei palazzi circostanti. Un tempo ospitava laboratori della Asl e dal 2009 è diventata una casa per circa 35 famiglie, una settantina di persone in tutto tra le quali 18 minori. Lo stabile, occupato con Action e di proprietà dei Cavalieri di Malta, è in cima al cronoprogramma degli sgomberi pubblicato dalla Prefettura venerdì scorso insieme agli ex uffici di viale del Caravaggio, a Tor Marancia. “Una notizia che, dopo le immagini che abbiamo visto a Cardinal Capranica, fa paura”.

Ad aprire il portone dietro il quale si nasconde un ampio atrio senza finestre è Fatima, 32 anni. Lei è tra le persone che quel giorno di settembre di dieci anni fa ha iniziato ad abitare quello stabile abbandonato, “pieno di polvere, sporcizia e con tutti gli strumenti dei laboratori”. Quando è entrata insieme al marito la sua prima figlia aveva due anni e mezzo. “Eravamo stati sfrattati e non sapevamo dove andare. Oggi lei ha 12 anni e frequenta le medie mentre il mio figlio più piccolo ne ha 4”. Il marito era impiegato come magazziniere. “Ha perso il lavoro a marzo e non ne ha più trovato un altro. Non possiamo nemmeno richiedere il reddito di cittadinanza perché va presentato l’Isee dell’anno scorso, quando lui percepiva ancora uno stipendio”.

Una storia unica e simile a quelle di molti altri occupanti allo stesso tempo. Le condizioni economiche peggiorano, arriva lo sfratto e poi, in attesa di una casa popolare, non resta che la strada. “Occupare è stata l’unica soluzione”, racconta Mona. È arrivata in via Tempesta quattro anni fa dopo uno sfratto. “Abbiamo pagato l’affitto per diciassette anni, poi mio marito ha avuto un infarto e ha perso il lavoro. Ho venduto tutto l’oro che avevo per poter restare in quella casa e continuare a versare il canone ogni mese ma non è bastato. Alla fine non ce l’abbiamo più fatta”. Severina, 83 anni, è una signora minuta con il volto sorridente. Anche lei ha ricevuto lo sfratto dopo 16 anni di affitti regolari. “Per finita locazione. Il proprietario rivoleva l’appartamento. Con 600 euro di pensione è stato impossibile trovare un altro alloggio”. Con lei vive anche il figlio, 58 anni, con problemi di salute. “Il giorno dello sfratto c’era anche la polizia. Non posso pensare che può succedere di nuovo”. Prova a difendersi da questo pensiero, ferma il racconto e accenna un sorriso. “Sono così leggera che quel giorno per aiutarmi a uscire mi hanno preso in braccio”.  I problemi di Francesco, 52 anni, sono invece iniziati dopo il divorzio. “Perdi la casa, devi versare gli assegni di mantenimento per i tuoi figli e lo stipendio non basta più. All’inizio amici e parenti ti ospitano ma poi diventi un peso. E ti accorgi di non poter nemmeno dormire in macchina perché non hai più neanche quella”.

Sfratti, disoccupazione, lavori in nero e precari, disabili, anziani e minori. Ogni storia si traduce in punti in graduatoria. “Siamo tutti in attesa di una casa popolare, chi da dieci anni, chi da 15”, raccontano, quasi in coro, a più riprese. “Molti hanno avuto problemi con l’aggiornamento del punteggio”, denunciano. “A qualcuno non è ancora stata riconosciuta la presenza dei figli arrivati nel frattempo o la disabilità di un componente del nucleo familiare. Senza considerare che sembra che non ci siano case popolari per i single. Cosa dovrebbe fare chi vive da solo?”.

L’attesa di una casa popolare si riempie di paura di fronte alla possibilità di uno sgombero. Le immagini di Cardinal Capranica fanno paura. Anche il centro di accoglienza è una soluzione che genera ansia. “Si vive tutti insieme, devi rispettare degli orari, non puoi allontanarti nemmeno per qualche giorno. Diventa una prigionia. Noi chiediamo solo di poter pagare un affitto che ci possiamo permettere non di vivere gratis”.

“Per l’immobile di via Tempesta”, la posizione del vicepresidente del V municipio con delega alle Politiche Sociali, Mario Podeschi, “stiamo avviando le pratiche per arrivare nel più breve tempo possibile a un censimento. Come municipio siamo molto preoccupati perché tra i primi cinque sgomberi in programma tre sono nel V municipio. Senza considerare che almeno un terzo degli abitanti di Cardinal Capranica sono stati accolti in strutture del nostro territorio. Servono risorse, Roma non può essere lasciata sola”. 

“L’Ordine dei cavalieri di Malta ha una tradizione di assistenza ai più deboli che dura da 900 anni. Non abbiamo alcun interesse a che si ripetano le scene che si sono viste negli ultimi giorni”, le parole di Eugenio Ajroldi, responsabile comunicazione dell’Ordine dei cavalieri di Malta. “Che in via Tempesta ci sia una situazione di illegalità è evidente e naturalmente puntiamo a riavere l’immobile occupato da più di dieci anni. Ma vorremmo che questo venisse messo in campo nel modo più equilibrato possibile. Ad oggi non ho notizia di richieste di incontro”, la risposta alla domanda in merito alla disponibilità nel reperire alloggi alternativi da mettere a disposizione per le famiglie sgomberate. “All’interno di un tavolo di discussione, dopo aver capito i numeri e i tempi dell’operazione, prenderemo in considerazione questa possibilità”.  

“Oggi è chiaro che il modello Carlo Felice, con tutti i suoi limiti, è morto con lo sgombero di Cardinal Capranica”, le parole di Fabrizio Nizi di Action. “E’ necessario mettere in campo soluzioni vere. I centri di accoglienza non hanno funzionato per i single di Carlo Felice e nemmeno per le famiglie di Cardinal Capranica che, per la maggior parte hanno deciso di lasciarli perché sono indegni. Bisogna inoltre ricordare che l’assegnazione degli appartamenti del cosidetto ‘modello Carlo Felice’ dura due anni e se non si mettono in campo soluzioni vere alle questioni abitative di questa città non si risolve nulla. Va sottolineato, infine, che fino ad oggi dei dieci posti occupati da Action e poi sgomberati solo uno è stato recuperato e utilizzato, tutti gli altri sono rimasti abbandonati. Vorremmo capire di cosa di parla quando ci si riferisce al diritto della proprietà”. 

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