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VIDEO | Campo rom di Castel Romano sotto sgombero, gli abitanti: "La strada è peggio di questo inferno"

Le voci dei rom fuori dal campo sulla via Pontina: "Siamo in lista per una casa popolare, così perderemo i diritti acquisiti. Sarà come con il Camping River". Entro il 10 settembre 90 persone dell'area F dovranno lasciare i moduli abitativi

 

“Mia figlia è disabile, aspetto da due anni una casa popolare, ora finirò però in strada”. Nedzad Hrustic, 33enne di origini bosniache, mostra i documenti che attestano l'invalidità della sua bambina. Li ha tutti raccolti accuratamente in una cartella, insieme al passaporto che attesta la cittadinanza italiana. Di origini bosniache vive nel campo rom di Castel Romano da 20 anni. Ha paura dello sgombero imminente di una parte del villaggio, annunciato a sopresa dal Comune di Roma. Come lui altre 90 persone, la metà minori, non sanno che fine faranno con l'arrivo, ormai certo, delle ruspe. 

Discariche abusive dentro e fuori dal perimetro del campo e roghi di rifiuti quasi quotidiani, l'ultimo proprio giovedì pomeriggio con intervento dei Vigili del Fuoco, problemi ai depuratori dell'acqua e sistemi fognari che non funzionano come dovrebbero. Castel Romano è una "bomba" ambientale e sanitaria. La Asl, più volte in sopralluogo all'interno della baraccopoli ne ha certificato le condizioni igieniche precarie e i rischi per la salute pubblica. La Procura indaga sull'area per reati ambientali e omissioni d'atti d'ufficio e ha disposto il sequestro del terreno. Le conseguenze? Su pressione anche della Regione Lazio, che ha imposto con un'ordinanza operazioni urgenti di bonifica, il Campidoglio ha deciso di liberare parzialmente la zona, accellerando l'iter per la chiusura già avviato a gennaio ma previsto inizialmente in 24 mesi. 

Entro il 10 settembre, meno di un mese di tempo, le famiglie della cosiddetta area F del campo dovranno lasciare i container. Le soluzioni alternative però non sono state ancora definite. Parliamo di 28 famiglie, circa 90 persone, la metà minori, che non sanno dove finiranno. Alcune hanno firmato il cosiddetto "patto di responsabilità" proposto dal Comune: un aiuto economico per trovare un alloggio in affitto sul mercato privato, in cambio di una serie di impegni da assumere con l'ente istituzionale, tra questi garantire la frequenza scolastica dei figli minori. Il timore però è che questa casa in affitto non arrivi mai. Trovarla in autonomia, seppur con le garanzie economiche fornite dal Comune, non è un'impresa facile, specie in tempi così rapidi.

Al Camping River, campo sgomberato due estati fa in fretta e furia, con tempistiche simili, quasi nessuna famiglia ci è riuscita. "Nessuno ci dà una casa in affitto. Ho cambiato sei campi diversi da quando sono arrivato dalla Bosnia, 30 anni fa". Suad Sejdic racconta di anni trascorsi tra una baracca fatiscente e l'altra. "Noi chiediamo una casa popolare come tutti, siamo in graduatoria, io ho fatto domanda nel 2018 e un punteggio alto". Già, ma il rischio uscendo dal campo, e venendo meno quindi la condizione di emergenza abitativa certificata, è quello di perdere posizioni in graduatoria.

Vicino alle famiglie rom del campo, l'associazione 21 luglio. "Lo sgombero è vicino ma le famiglie non sanno quasi niente. Vietarci l'accesso al campo è l'ennesima violazione di diritti. Non era mai successo" commenta Carlo Stasolla in sopralluogo alla baraccopoli, insieme a Riccardo Magi, deputato di Più Europa, Matteo Orfini, deputato del Partito democratico, e al consigliere regionale di Più Europa Alessandro Capriccioli. I tre hanno atteso due ore prima di ricevere, dopo una lunga serie di telefonate, l'autorizzazione dell'Autorità giudiziaria per poter entrare dentro al campo. 

“Una situazione assolutamente incredibile,  tra i rifiuti, sporcizia, mancanza d’acqua nei container cinghiali e topi - dice Magi a Roma Today all’indomani della visita -. Tanti, troppi bambini costretti a vivere in questa situazione. Chiediamo un intervento immediato di bonifica perchè è assurdo pensare di sottoporre a sequestro questa area lasciando poi le persone in una situazione del genere”. Magi poi ricorda come sia “attivo un progetto di inclusione lavorativa e abitativa con 3 milioni di euro stanziati dallo stesso Comune che ora dispone lo sgombero, a metà percorso. La questione rom non si è mai risolta in questo città perchè si è sempre agito così - continua Magi -. Serve un altro approccio, un reale percorso di inclusione altrimenti si sprecano risorse senza avere i risultati”.  Come parlamentare, insieme ai colleghi presenti al sopralluogo dentro il campo, promette interpellanze per sottoporre la questione del campo di Castel Romano a livello nazionale, provando poi una interlocuzione con il Campidoglio: “Lo sgombero deve essere evitato, peggio di questa situazione c’è solo il finire in mezzo ad una strada - conclude Magi -.  Molti hanno riferito di essere in attesa di casa popolare e hanno paura di perdere il punteggio se escono ora dal campo”.

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