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Le espropriano casa e finisce a Bastogi: dopo 24 anni Franca aspetta ancora un alloggio popolare

L’assurda storia di Franca in attesa di una casa popolare da 24 anni. Oggi scopre che è rimasta fuori dalla graduatoria: “Mi devono spiegare com’è possibile”

All’apparenza può sembrare una storia come tante. Ma non è così. L’incredibile storia di Franca Proietti Panzini, 82 anni con un’invalidità dell’80%, è in grado di ripercorrere in ogni parte della sua vita quella che è una delle sofferenze più grandi della Capitale: l'emergenza abitativa.

Tutto inizia del 1993 quando avviene l’esproprio della sua casa di proprietà a Torpignattara, ereditata da suo padre insieme ad altri tre fratelli, e in cui Franca viveva con sua figlia Ida dopo la perdita del marito. “Mi tolsero la mia casa per costruire dei parcheggi, opere pubbliche - racconta a Roma Today -, mi mandarono nel residence di Val Cannuta con la promessa che nel giro di massimo tre mesi mi avrebbero dato una casa popolare a Tor Tre Teste. Dopo due anni in quell’inferno con mia figlia, giovane e impaurita, ho chiesto di essere trasferita a Bastogi. E qui sono rimasta. Da 24 anni”. Il temporaneo che diventa definitivo. La promessa di una casa che diventa bugia. Illusione.

Solo nel 2002 arriva la prima chiamata dal dipartimento al Patrimonio del comune di Roma: “Mi avevano trovato casa, ma a Santa Palomba - dice Franca con un sorriso amaro -, era troppo lontano per me, non c’erano medici ne ospedali, io ero già gravemente malata”. Quindi fu costretta a rifiutare, chi è in graduatoria ha facoltà di farlo tre volte in attesa della proposta successiva, chiedendo di essere inserita anche nella lista per un alloggio di risulta, una casa di “seconda mano” per intenderci, liberata da un precedente inquilino. Richiesta accolta dal dirigente il 5 dicembre del 2002 con protocollo numero 45434: “Da allora non mi hanno più contattata, eppure di case ne hanno date, ad altri e non a me”, continua Franca.

Ma non finisce qui, nel 2005 gli uffici le chiedono di ripetere da domanda per un alloggio popolare perché “la mia cartella era finita coinvolta nell’incendio che subirono - spiega -. Qualche giorno fa sono andata agli uffici del dipartimento con un’amica che vive qui a cui hanno assegnato una casa per chiedere anche della mia situazione. E solo così, per caso, che vengo a sapere di essere stata esclusa dalla graduatoria. Mi sono sentita male”. Esclusa perché, come le ha riferito direttamente il funzionario, non avrebbe correttamente firmato il modulo di richiesta. “Me la devono far vedere - dice Franca con gli occhi lucidi - non è possibile non ci credo. Devono darmi una casa, prima che muoia voglio avere un posto dignitoso in cui poter vivere”.

Un diritto negato. Una promessa mai mantenuta. Una situazione resa ancora più inaccettabile dalla recente inchiesta della Procura di Roma, denominata Anaconda, con la quale è emerso il grande malaffare intorno agli alloggi popolari, e che ha portato l’arresto di sei persone.

Franca è, probabilmente, una vittima di quel malaffare. E che ora merita di avere, finalmente, una risposta.

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