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Lunedì, 26 Febbraio 2024
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Via Veneto salotto di Roma, ma ascoltate chi ogni giorno la vive

* Veronica Tasciotti Amati, imprenditrice ed ex assessora allo Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale

via Veneto caffè de paris

In questi giorni ho assistito all’uscita di vari articoli sulle condizioni di via Veneto, scaturiti dopo la pubblicazione di un post Facebook di Carlo Verdone sul Cafè de Paris. Premesso che sono un imprenditore con l’attività esattamente alle spalle dell’immobile in oggetto, ho avuto l’occasione di porre l’attenzione sull’isolato abbandonato anche durante il mio breve incarico da assessore di Roma Capitale. Perché non ho provato io a fare qualcosa? Avrei voluto avere il tempo che non avevo, certa che l’intervento delle istituzioni possa essere fondamentale anche se parliamo di una proprietà privata.

Quando infatti una situazione diventa anche una questione di pubblica sicurezza, le amministrazioni locali, qualunque esse siano, hanno il dovere di intervenire. Parliamo di quasi un intero isolato nella parte alta di via Veneto, dove oggi sono concentrati i maggiori investimenti sia commerciali che turistici, che non può non penalizzare tutta la zona dove neanche un locale commerciale si dovrebbe permettere il “lusso” di essere sfitto.

Nella mia visione amministrativa, le istituzioni dovrebbero ascoltare il territorio per dare risposte concrete ad esigenze: residenti, professionisti, commercianti, imprenditori e perché no anche turisti che gravitano sul territorio. È anche per questo motivo che nascono associazioni di quartiere che racchiudono in sé l’obiettivo di rappresentare tutte le diverse esigenze, come l’Associazione via Veneto per esempio, a cui come imprenditore sono associata.

Come associazione siamo a disposizione e non chiediamo altro che essere coinvolti nelle diverse iniziative, certi di essere una risorsa (gratuita) di informazioni, di supporto per qualsiasi attività volta a riqualificare il Rione Ludovisi. Nel leggere ieri le parole di Massimiliano Tonelli, mi trovano completamente d’accordo sul fatto che un brand come Via Veneto, non possa vivere di ricordi e di rimpianti dei tempi che furono, erano altre epoche, era un’altra Roma, era un’altra Italia…ed è giusto guardare avanti, evolversi e stare al passo con i tempi.

Sono d’accordo anche sul fatto che la burocrazia sia spesso di impedimento: per sistemare le aiuole, manutenerle, aggiustare un marciapiede, ecc. Non sono d’accordo però sul parlare delle associazioni di quartiere come un no a tutto a prescindere, come detto sopra le associazioni devono essere al servizio del territorio e collaborare con le istituzioni. Anche perché le associazioni, sono composte da persone con esigenze diverse: per esempio sulla pedonalizzazione proposta dal Campidoglio il mese scorso, di cui siamo venuti a conoscenza dai giornali, ci sono posizioni differenti anche all’interno dell’associazione stessa ma sarebbe bello comprendere cosa c’è dietro le diverse motivazioni.

Ovvio che se Via Veneto fosse quella che tutti ci immaginiamo nei nostri utopistici pensieri (un boulevard pedonale con negozi di qualità, dove passeggiare osservando vetrine e facendo shopping, fermandosi a mangiare in un ristorante all’aperto per esempio o a prendere un gelato) si potrebbe oggi pensare alla pedonalizzazione del tratto che va da porta pinciana a via ludovisi. Ma chiuderla oggi, dove molti locali commerciali sono chiusi, dove la mobilità pubblica andrebbe rivista completamente lo trovo anacronistico.

Ho letto nei mesi scorsi chi si proclamava rappresentante indiscusso della zona dire che immaginava Via Veneto come il lungomare di Nizza, uguale uguale proprio. È a quel punto che leggere di proposte di posizionare blocchi di cemento, all’inizio e alla fine del tratto interessato, il venerdì sera e rimuoverli la domenica sera suona come una presa in giro. Già immagino la scena…

Cerchiamo piuttosto di valorizzare quel tratto di strada facendo luce su quello che sarà il futuro dell’immobile abbandonato, che paralizza un isolato e che rischia di diventare pericolante perché completamente privo di manutenzione, rivediamo la mobilità perché con le corsie preferenziali attraversare la strada diventa ogni giorno una sfida contro il destino. Diamo la possibilità ai taxi di accostare e far scendere i passeggeri, sistemiamo i marciapiedi, incentiviamo i commercianti ad aprire bei negozi e ad investire in zona. Dopo aver realizzato tuto ciò potremo allora pensare alla pedonalizzazione perché l’area sarà realmente riqualificata e tutti, turisti e non, avremo vogli di vivere via veneto in modo diverso.

È giusto che Via Veneto torni ad essere uno dei simboli di una città che vuole rinascere all’insegna della qualità assoluta, obiettivo sia di iniziative della passata che della presente amministrazione, come dimostrato dalle sfilate che sono state realizzate su strada con la meravigliosa scenografia naturale di Porta Pinciana, invidiata da tutto il mondo della moda. Ma soprattutto è giusto non perdere di vista la sua vocazione: Via Veneto deve tornare ad essere non il simbolo di una dolce vita non più esistente e anacronistica ma il salotto di Roma sì.

Per salotto non si intende il senso letterale del termine: qualcuno già immagina con l’ampliamento ulteriore dei marciapiedi (da mia rilevazione già profondi 5 metri per lato) una strada pedonalizzata che permetta una distesa di tavolini selvaggi per i propri interessi personali. Parlo personalmente e non a nome dell’associazione, da persona interessata alla zona dato che l’ho scelta per la mia vita lavorativa.

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