Accoglienza, scoppia il caso via Scorticabove: rinviato lo sgombero di 120 persone

A denunciare lo scarso preavviso Luigi Manconi: "Sgombero entro fine maggio, ma nessuno è stato avvisato". In serata l'annuncio dell'assessore Danese: "Slitta di un mese"

immagine di repertorio

Un contratto d'affitto scaduto e centoventi migranti, tra rifugiati e richiedenti asilo, non ricollocati. Scoppia una nuova polemica sul tema dell'accoglienza nella Capitale. Dopo lo sgombero di Ponte Mammolo e il caso sollevato dal presidente Gerace sul trasferimento a San Lorenzo di un gruppo di rifugiati, è il centro d'accoglienza di via Scorticabove a finire nella bufera. La struttura, che ospita 120 persone, per lo più sudanesi, dovrà essere svuotata in quanto il contratto d'affitto tra il Comune e i proprietari del capannone è scaduto. "E' mancato però il dovuto preavviso", denuncia il senatore del Partito Democratico Luigi Manconi, presidente della commissione Diritti umani di Palazzo Madama. Tutti gli ospiti sono stati avvisati una decina di giorni fa, spiegano però dall'assessorato.

"SCONCERTANTE ASSENZA DI PREAVVISO" - Spiegazione che però non basta a Manconi, il quale usa parole molto dure: "E' sconcertante lo scarso preavviso, appena dodici giorni, con cui cio' accade, per di più a poche settimane di distanza dallo sgombero disordinato e repentino di Ponte Mammolo che ha avuto conseguenze disastrose: molte di quelle persone non hanno ancora trovato una sistemazione. E cio' nonostante, anche in quest'ultima circostanza, il Comune si sta muovendo senza garantire ai residenti il tempo necessario per cercare un nuovo alloggio e senza prendere le opportune precauzioni per evitare disagi".

Per Manconi "se anche fosse stata pianificata una soluzione per alcune delle persone coinvolte, magari quelle considerate vulnerabili, il problema rimarrebbe per tutti gli altri che, anche se in possesso di un regolare permesso di soggiorno e di un contratto di lavoro, riscontreranno certamente delle difficoltà ad affittare entro domenica prossima un appartamento".

IL CENTRO DI VIA SCORTICABOVE - Un'accoglienza emergenziale, quella della struttura nel cuore della cosiddetta Tiburtina Valley, che da provvisoria è diventata definitiva nel corso del tempo. Gli immigrati presenti sono infatti lì dal 2004, da quando cioè "Veltroni mise a disposizione loro questo Capannone, spostandoli dall'insediamento provvisorio nei pressi della stazione Tiburtina", racconta il consigliere capitolino Riccardo Magi. "Da allora nessuno del dipartimento Politiche sociali li ha contattati. In questi anni il centro è diventato un punto di riferimento per la comunità sudanese e i rifugiati, in totale autonomia e senza interventi da parte dei servizi sociali, sono comunque riusciti a crearsi delle opportunità e una rete di sostegno reciproco. Ci siamo trovati di fronte a persone molto consapevoli che non riuscivano a capire la decisione brutale e improvvisa del Comune, non avendo mai avuto occasioni di confronto sulla loro condizione, persone con le quali ci siamo impegnati a fare tutto il possibile affinchè venga scongiurato l'ennesimo intervento scellerato, nei tempi e nei modi, da parte delle istituzioni locali".

LA RISPOSTA DELLA DANESE - Molto dura la risposta a mezzo stampa dell'assessore Francesca Danese che annuncia lo slittamento al massimo di un mese dello sgombero. "Se una comunità si aggrega ben venga ma non con le risorse dell’accoglienza". La responsabile delle Politiche sociali spiega che lo sgombero slitterà "per dare la possibilità agli ospiti di organizzarsi. Il dipartimento accoglierà le persone che versano in uno stato di vulnerabilità psico-fisica. Molti altri, dopo dieci anni di assistenza da parte del sistema di accoglienza, ormai hanno trovato lavoro ed è ineluttabile la chiusura di un centro che da troppo tempo è gestito in regime di affidamento diretto e sembra fuori dalla possibilità di un effettivo controllo delle presenze da parte del dipartimento".

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