Al Tiburtino vincono i residenti: in via del Frantoio restano solo i migranti transitanti

Il Campidoglio chiude il centro per richiedenti asilo al civico 44/b, mentre concede la proroga alla vicina struttura gestita dalla Croce Rossa, al 44/a. Non mollano i neofascisti di Casapound: "Chiudere tutto"

Meno immigrati al Tiburtino III. Il Campidoglio cede alle richieste di parte della cittadinanza, da tempo sul piede di guerra per l'eccessiva pressione dei flussi migratori sul territorio, e chiude il centro per richiedenti asilo di via del Frantoio. Posto su due piani di una palazzina al civico 44/b ha ospitato per anni due progetti Sprar (Sistema di Protezione Internazionale per Richiedendi Asilo e Rifugiati), entrambi gestiti dalla coop Abc: 65 e 34 posti, per un totale di 99 utenti, maschi, maggiorenni. A febbraio erano circa 70 i soggetti presenti. Che fine faranno? 

Dall'assessorato al Sociale di viale Manzoni si garantisce che verranno semplicemente ridistribuiti negli altri progetti Sprar in arrivo con il maxi bando da 85 milioni di euro che si è chiuso proprio ieri. E la struttura si trasformerà "in uno spazio di aggregazione culturale aperto ai cittadini". Come richiesto tra l'altro dal municipio IV, che già con una memoria di giunta dello scorso febbraio aveva messo il veto a nuovi trasferimenti di immigrati nel perimetro dell'ex circoscrizione. 

Ma la scelta è frutto di un'interlocuzione che va avanti incessante da settimane e che ha partorito un compromesso: chiude sì il centro Sprar, ma ottiene la tanto sospirata proroga l'adiacente centro di accoglienza gestito dalla Croce Rossa, sempre in via del Frantoio al civico 44/a, unico in città a ospitare rifugiati in attesa del ricollocamento europeo, uomini donne e bambini a Roma solo di passaggio. Da ottobre 2015 gli operatori hanno accolto circa 1800 persone, per lo più di nazionalità eritrea. Un presidio troppo prezioso perché il Comune possa permettersi di chiuderlo (come invece fortemente richiesto dai neofascisti di Casapound) specie date le falle mai colmate sul fronte "transitanti". Numerosi gli appelli dell'ente umanitario e delle realtà del terzo settore operanti nella Capitale per scongiurare una chiusura che avrebbe aperto con ogni probabilità un ulteriore fronte di emergenza. 

Da qui la scelta di chiudere la struttura per richiedenti asilo per alleggerire la presenza di immigranti nel quadrante, lasciando però aperta quella per i rifugiati in attesa di relocation. Soddisfatta della quadra raggiunta l'assessore Laura Baldassarre: "Siamo riusciti a mettere a sistema in modo virtuoso, elementi diversi. Prosegue l’attività umanitaria del presidio, perché la nostra politica intende mettere sempre le persone al centro. Allo stesso tempo vogliamo decongestionare un’area della città che presenta da tempo un’elevatissima densità in termini di accoglienza"

LA PROTESTA - Detto ciò, se il tentativo era quello di sedare gli animi, i "fascisti del terzo millennio" non mollano e continuano a chiedere la chiusura anche del centro Cri. Per domani è previsto un sit in nel quartiere: "Contro il degrado del Tiburtino Terzo, per il ripristino della legalità e la sicurezza dei cittadini, venerdì 30 giugno #CasaPound ha indetto la manifestazione per la chiusura del centro di accoglienza di via del Frantoio". In piazza anche gli antifascisti di Anpi e Rifondazione Comunista, a meno di un chilometri di distanza, in via della Vanga, per dire "basta alle retoriche dell'odio".

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