Castel di Guido tra i beni regionali da alienare, ma dalla Pisana arriva il dietrofront

Dalla Regione una proposta di legge che prevede la vendita del patrimonio agricolo pubblico, tra cui i 2 mila ettari di Castel di Guido. Poi la protesta dei cittadini, l'incontro e la promessa di un passo indietro

Niente vendita dei terreni di Castel di Guido. L'ha detto l'assessore all'ambiente, Estella Marino, e l'ha ribadito la Regione. Un passo indietro che arriva a poche ore dall'occupazione lampo dei 2mila ettari di proprietà della Pisana, facenti parte di quel patrimonio agricolo pubblico destinato alla vendita secondo l’art. 20 della proposta di legge 147. Ma i membri del Coordinamento Romano per l'Accesso alla Terra, le aziende cooperative di zona, i cittadini stessi, mobilitati per scongiurare in ogni modo la vendita, non sono per niente convinti. Il dietrofront è stato accolto bene, certo, ma la vera vittoria sarebbe il ritiro di quella legge, giudicata su tutta linea "sbagliata". Ma facciamo un passo indietro.

I TERRENI - Castel di Guido, storica realtà del biologico laziale, si trova sulla via Aurelia, a 15 km dal centro, all'interno della Riserva Statale del litorale romano. E' il Comune di Roma a gestire l'azienda agricola che insiste sul terreno e che per decenni ha rappresentato esperienza di riconosciuto valore nel panorama dell' agricoltura regionale. Da diverso tempo però la realtà è in netta perdita. Non a caso l'Associazione italiana per l'agricoltura biologica, l'ha definita un esempio eclatante "di inefficienza amministrativa che erode le risorse pubbliche". 

LA LEGGE 147 - Alla Pisana si è discusso di una proposta di legge, la 147, che con l'articolo 20 prevede l'alienazione del patrimonio agricolo pubblico, tra cui appunto la tenuta di Castel di Guido. Il Coordinamento, con l'occupazione simbolica del 5 maggio, ha chiesto il ritiro immediato della proposta di legge, "che non serve a ripianare in nessun modo il bilancio e in controtendenza con gli impegni presi pubblicamente dall’attuale governo nazionale”. 

L'INCONTRO - A seguito dell'azione dimostrativa, i rappresentanti della giunta del XIII Municipio hanno incontrato l’Assessore Estella Marino. La contrarietà alla vendita dei terreni interessati è parsa unanime, tanto che l'assessore ha dichiarato esplicitamente: "I terreni non saranno alienati". Parole confermate anche dalla Regione Lazio. “Castel di Guido non è in vendita, ma verrà individuato, insieme al Comune, un percorso per il rilancio e la valorizzazione delle sue attività produttive, chiedendo il supporto della migliore imprenditoria agricola della regione. Per i 266 compendi di terre agricole, che sono in affitto, si procederà a una seria ricognizione per verificare la legittimità del possesso e la regolarità contrattuale". 

Rassicurazioni positive certo, ma che ai cittadini in protesta non bastano. Si legge in nota: "Il Coordinamento Romano Accesso alla Terra​ ritiene insufficiente, per quanto positivo, l'impegno preso su Castel di Guido di non vendere la tenuta. Il nostro impegno è volto a tutelare tutte le terre pubbliche ad uso agricolo. Sottolineiamo che il CRAT, composto da diverse forze sociali (sigle di settore, agricoltori, associazionismo), considera il patrimonio agricolo utilizzabile un bene inalienabile, da preservare per le future generazioni, oltre che una garanzia economica per l'amministrazione.

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Non è attraverso la sua vendita che si può pensare di fare cassa, essendo inoltre limitato l'introito previsto dalle dismissioni. C’è invece bisogno di una legge ad hoc per l'assegnazione, la tutela, la valorizzazione delle terre pubbliche agricole, come altre regioni hanno già fatto (Umbria, Toscana, Campania) o stanno per fare, per produzione agroalimentari e servizi, con attenzione alla fruibilità e valorizzazione dei beni comuni".

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