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Vendita case popolari dell'Ater, dai sindacati arriva la richiesta di sospensione: "Troppa incertezza"

A chiedere la sospensione per esercitare l'opzione di acquisto è il Sunia. Guarneri: "Necessario definire costi e tempi certi e forme di tutela per chi non acquista"

Sospendere i tempi per esercitare l'opzione di acquisto delle case popolari messe in vendita dall'Ater. E' la richiesta "formale" avanzata dal sindacato degli inquilini Sunia in merito alla dismissione di circa 7500 abitazioni da parte dell'ente che le gestisce. Le prime lettere, come anticipato da Romatoday, sono partite all'inizio di febbraio.
"L’Ater nell’ultimo mese ha inviato oltre 7.400 comunicazioni agli assegnatari (o loro aventi causa), con cui mette in vendita gli immobili nei cosiddetti 'condomini misti, ossia i complessi in cui le operazioni di vendita erano già state parzialmente compiute", le parole di Emiliano Guarneri, Segretario generale del Sunia di Roma.

"L’ingresso in zona rossa del Lazio però non pone le condizioni affinchè l’utenza possa ottenere con facilità le dovute informazioni e rassicurazioni con cui poter decidere a 'cuor leggero' se intraprendere o meno una operazione economicamente impegnativa, soprattutto in un contesto socio-economico duramente provato dagli effetti della pandemia".

L’impossibilità dei sindacati di poter organizzare momenti di confronto e prestare assistenza e consulenza in questa fase "sicuramente complica la situazione, lasciando l’utenza con importanti dubbi da risolvere".
Ad aggravare la situazione, per Guarneri, "ci sono poi una serie di incongruità e condizioni poco chiare nelle comunicazioni inviate, che non danno certezza dei costi definitivi e dei tempi con cui queste operazioni possano essere compiute, a fronte della richiesta da parte di Ater di un significativo impegno economico da anticipare a fondo perduto".

In vendita oltre 7500 case popolari: il piano

Per Guarneri le "rassicurazioni verbali fornite dai dirigenti dell’azienda" devono "tramutarsi in rassicurazioni ed impegni formali, alla pari di quanto comunicato agli assegnatari nelle lettere di vendita, assieme alla ridefinizione di alcuni aspetti procedurali che diano certezze sia a chi interessato all’acquisto che a chi non lo è". L’azienda si è impegnata nella riconvocazione in tempi brevi delle organizzazioni sindacali per un confronto in merito.

Infine, conclude il segretario del Sunia romano, "occorre scongiurare lo spettro della 'mobilità' per chi non è in condizione di acquistare, nonostante queste siano le disposizioni della legge nazionale. La situazione del disagio abitativo nella città di Roma, aggravati dai numeri che rischiano di riversarsi sull’emergenza dal mese di luglio, a seguito della potenziale ripresa degli sfratti, non consente in alcun modo di 'gettare benzina sul fuoco', paventando la possibilità di trasferire in altri alloggi (che in realtà non ci sono) qualche ulteriore migliaio di famiglie. Queste ultime osservazioni verranno poste alla Regione Lazio, con la convinzione che l’assessorato alle politiche abitative si faccia capofila nell’elaborazione di una soluzione normativa".

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