Ater, in vendita oltre 7mila case popolari dal Laurentino a San Basilio: ecco il piano

Il programma di alienazione è contenuto in una delibera del commissario straordinario dell'Ater di Roma. Punta a ricavare oltre 470 milioni di euro

Case popolari (Immagine di repertorio)

Da Acilia al Trullo passando per Bufalotta, Torpignattara, Laurentino, Montesacro, Primavalle, San Basilio e Tufello. L’Ater di Roma è pronta a dare il via a un piano di vendita da oltre 7mila alloggi dislocati in quartieri periferici della città. 7.428 per la precisione, con la previsione di ottenere proventi per oltre 470 milioni di euro (470.561.265 euro). Il ‘Programma di alienazione e reinvestimento’ è stato avviato sulla base dei cosiddetti decreti Lupi, dal nome del ministro delle Infrastrutture dell’ex Governo Renzi che li ha promossi, e della delibera regionale 410 del 2015 che li ha recepiti e che ha stabilito i criteri per la vendita. Il via libera al programma è stato messo nero su bianco il 6 agosto 2020 in una delibera, che Romatoday ha potuto visionare, che porta la firma del commissario straordinario dell’Ater di Roma, l’avvocato Eriprando Guerritore, nominato nel giugno del 2019 con decreto del presidente Nicola Zingaretti. Il piano è stato preventivamente approvato dagli uffici del dipartimento Infrastrutture e politiche abitative della Regione Lazio.

Tra le note inviate dall’Ater di Roma all’ente locale, si legge ancora nel decreto, anche un elenco di 1.777 alloggi oggi abitati da inquilini senza titolo che, in caso di esito positivo della procedura di regolarizzazione e trascorsi 5 anni dall’eventuale assegnazione, potranno optare per l’acquisto.

Il prezzo di vendita è stato calcolato sulla base della rendita catastale moltiplicata per cento. A questo valore viene applicata la riduzione dell’1 per cento per ogni anno di anzianità di costruzione dell’immobile fino a un limite massimo del 20 per cento. Il prezzo, quindi, varia a seconda della grandezza dell’appartamento, dell’anno di costruzione, dello stato di manutenzione e della zona in cui si trova.

Per capire meglio in cosa consiste la vendita avanziamo qualche esempio arrotondando per difetto ogni valore riportato e considerando che i prezzi possono variare anche a seconda della via di ubicazione dell’immobile. Per un alloggio di tre vani e mezzo si va dai 22 mila euro di Acilia ai 34 mila della Bufalotta, di Torpignattara, di Monte Sacro e Tor De Schiavi. In quest’ultimo quartiere il prezzo di un appartamento di sette vani può salire a 118 mila euro. Sei vani a Pietralata costano 70 mila euro, con sei il prezzo sale a 84 mila. A San Basilio per quattro vani servono 30 mila euro, per quelli di sei 80 mila. E ancora. Primavalle e Quarticciolo per quattro vani e mezzo vengono chiesti 45 mila euro. Quattro vani al Trullo possono costare 47 mila euro, al Laurentino 57 mila, al Tufello 46. In quest’ultimo quartiere, per esempio, per case di cinque vani e mezzo il costo sale a 88 mila euro, per quelle da sette vani si arriva a 110 mila.

I proventi della vendita degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, si legge ancora nella delibera del commissario, verranno utilizzati per dare il via a un “adeguamento energetico e funzionale” delle abitazioni che resteranno di proprietà dell’Ater, per “nuove costruzioni” e “acquisto di alloggi invenduti”, per “acquisizioni per un programma di emergenza abitativa”. 
I criteri per le alienazioni sono stabiliti dalla delibera 410 del 2015, che ha recepito il Piano Casa dell’ex governo Renzi, in parte modificata con una recente delibera di giunta, approvata il 22 settembre 2020, che, tra le altre cose, introduce la possibilità di acquisto per parenti fino al terzo grado, la sospensione della vendita per famiglie in particolari situazioni di disagio e la possibilità di cedere solo la nuda proprietà per i nuclei ultra 70enni. A finire nell’elenco degli immobili da vendere gli alloggi i cui oneri di manutenzione e ristrutturazione “sono dichiarati insostenibili” dall’Ater e quelli situati nei condomini misti, sia quelli nei quali la proprietà pubblica è inferiore al 50 per cento, sia quelli provenienti da piani di vendita approvati prima del 20 maggio 2015 e rimasti invenduti.

Agli inquilini in regola con il pagamento dei canoni verrà riconosciuto il diritto di prelazione. Oltre agli assegnatari e ai conviventi queste abitazioni potranno essere acquistate anche dai figli non conviventi, su richiesta dell’assegnatario e se in possesso dei requisiti per la permanenza in un alloggio di edilizia residenziale pubblica; da coloro che hanno avanzato richiesta di regolarizzazione con le procedure precedenti a quella del febbraio 2020; e infine, con l’obiettivo di “consentire l’ottimale conclusione del programma di alienazioni”, la vendita può essere estesa fino ai parenti di terzo grado, anche non conviventi, purché in possesso dei requisiti per la permanenza in una casa popolare e su richiesta dell’assegnatario. In questo caso l’inquilino e il coniuge mantengono il diritto all’abitazione “per tutta la durata della loro vita”.

Coloro che riceveranno la comunicazione avranno 60 giorni per rispondere. Chi acquista potrà rivendere dopo cinque anni dalla registrazione del contratto. Per chi non potrà comprare, invece, si attiverà la cosiddetta ‘procedura di mobilità’, un trasferimento in altre case dell’Ater situate all’interno del Comune di Roma. Per questo, si legge nel documento, un “numero congruo” di case popolari di proprietà dell’Ater dovrà essere tenuto libero per il trasloco delle famiglie che non acquisteranno. L’alloggio rimasto invenduto verrà messo all’asta. La procedura di vendita verrà sospesa nel caso in cui nel nucleo familiare interessato “esistano situazioni di estremo disagio, determinate da gravi malattie, gravi disabilità o da malattie terminali”. Degli appartamenti abitati da ultra 70enni verrà messa in vendita la nuda proprietà garantendo all’assegnatario il diritto di abitazione.

L'assessore all'Urbanistica della Regione Lazio, Massimiliano Valeriani, contattato da Romatoday, ha commentato: "Il rilancio e la riqualificazione dell’edilizia popolare, obiettivo della Regione e di Ater, si concretizza anche mediante la cessione in proprietà, ai locatari, degli immobili. La vendita degli alloggi è da considerarsi operazione fisiologica e con i proventi della vendita degli alloggi verranno realizzati o acquistati nuovi appartamenti per accrescere l'offerta abitativa nella città di Roma".

Per il direttore generale dell'Ater, Andrea Napoletano, "la vendita degli alloggi rappresenta un’importante e attesa opportunità per molte famiglie. Andremo a chiudere tutti i piani di vendita lasciati incompleti, per i quali, nei decenni precedenti, si è proceduto, a macchia di leopardo", ha dichiarato a Romatoday. "Questo progetto agevolerà sia la gestione che la rigenerazione dei nostri stabili".

Questo, invece, il commento del responsabile Casa del Pd di Roma, Yuri Trombetti: "Si tratta di un piano importante perché, in base a un prezzo stabilito da una legge nazionale, dà la possibilità di acqustare il proprio appartamento a quanti vivono in condomini misti garantendo l'accesso a una casa a chi non può acquistare". 

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Questo piano di alienazione segue quello approvato nel giugno del 2019 e contenuto nel Piano di risanamento dell’Ater 2019-2023 che riguardava le case popolari ritenute di pregio sia per la collocazione in quartieri centrali sia per la presenza di “requisiti di centralità” in termini di servizi anche in quartieri più periferici. In quel caso il valore di vendita era determinato dai prezzi stabiliti dall’Agenzia delle entrate con percentuale di sconto stabilite in base a una serie di criteri. Per questa categoria le ‘procedure di mobilità’ sono state sospese per cinque anni. Ora il nuovo piano di alienazione: da Spinaceto al Tufello sono attese quasi 7.500 lettere. 

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