Case popolari in vendita, è scontro sul prezzo: il Ministero prova a smorzare le proteste

Una nota del dicastero: "Il decreto è in elaborazione e non prevede la vendita a prezzi di mercato". Ribatte Unione Inquilini: "La smentita non rettifica. Ritiratelo". Venerdì intanto presidio di protesta davanti alla Regione Lazio

Foto Facebook Unione Inquilini

Botta e risposta sulla dismissione delle 'case popolari' prevista nel cosiddetto Piano Casa emanato dal governo negli scorsi mesi. Uno scontro 'di piazza' con manifestazioni e proteste degli inquilini che nel Lazio, dopo il corteo di lunedì 10 novembre per le strade del quartiere popolare di Primavalle organizzata da Unione Inquilini, venerdì mattina presidieranno la sede della Regione Lazio a Garbatella per chiedere al presidente Nicola Zingaretti di impegnarsi presso il governo per la cancellazione dal decreto. Ma anche una querelle 'mediatica' con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che sabato scorso è stato costretto a smentire notizie diffuse mezzo stampa in merito alla vendita delle case di proprietà di enti pubblici o comunale.

LA NOTA DEL MINISTERO - Il ministero ha precisato, in merito ad alcuni articoli pubblicati dalla stampa, che “non esiste alcun 'decreto attuativo emanato il 27 agosto dal ministero delle Infrastrutture” si legge nella nota che definisce il decreto “in elaborazione”. Al contrario, in accordo con il ministero dell'Economia e con la Conferenza unificata, sta lavorando a un decreto attuativo che favorisca da parte degli enti proprietari e in accordo con le Regioni “la possibilità di una messa in vendita degli alloggi di edilizia popolare la cui manutenzione sia economicamente onerosa”. Negando invece un punto che, diffusa la notizia, ha fatto infuriare gli inquilini degli alloggi pubblici: non è assolutamente prevista la messa in vendita al valore di mercato. Continua la nota: “Oltre che tentare di sanare la disastrosa situazione economica degli enti che gestiscono case popolari, il decreto permetterà agli inquilini di poter acquistare l'alloggio in cui vivono con diritto di prelazione e a condizioni vantaggiose”. Infine una tutela per gli inquilini: “Nessun alloggio potrà essere venduto se all'inquilino che rinuncia alla prelazione non verrà offerta dall'ente proprietario una riallocazione in abitazione equivalente”. In altre parole, chi non potrà acquistare casa verrà fatto traslocare in una abitazione dello stesso valore.

LA PRECISAZIONE - Interpellati a riguardo da Romatoday inoltre dal ministero delle Infrastrutture assicurano che nel testo in discussione non si parla di valori di mercato. “Mi chiedo a quale decreto si faccia riferimento quando si sostiene il contrario” il commento. Inoltre chiariscono anche il punto sull'intesa raggiunta il 16 ottobre dalla Conferenza Unificata spiegando che l'accordo è stato trovato su una bozza che deve essere ancora elaborata e che verrà nuovamente sottoposta alla Conferenza unificata.

LA RISPOSTA DEL SINDACATO – A rispondere alla nota del ministero il sindacato Unione Inquilini non si è fatta attendere. “E' vero che il decreto attuativo il 27 agosto scorso non è stato emanato ma su quel testo giunto poi alla Conferenza Unificata è stata trovata l'intesa il 16 ottobre scorso concludendone così l'iter e che sarebbe poi dovuto andare in pubblicazione” spiega Massimo Pasquini della segreteria di Unione Inquilni Roma. “Al momento il testo su cui è stata trovata un'intesa è quello che prevede la vendita all'asta delle case popolari partendo da una base dei valori di mercato. Il ministero ci dice che invece è nuovamente in discussione ma non abbiamo documenti ufficiali che ci dimostrino questa affermazione” continua Pasquini.

LA CRITICA- Una risposta è arrivata anche dal segretario nazionale del sindacato Walter De Cesaris: “Il governo non smentisce che, a proposito della dismissione delle case popolari, si vuole introdurre il meccanismo della vendita all’asta pubblica, un meccanismo di per sé che produce l’effetto che il patrimonio possa andare nelle mani di terzi acquirenti. Cosa è questa se non una privatizzazione, con in più, il rischio di operazioni poco trasparenti vista la penetrazione di poteri criminali nel settore?” . E ancora: “Nel testo del decreto c’è scritto che la base d’asta sarà il prezzo di mercato dell’alloggio. Si afferma che in ogni caso gli assegnatari che non eserciteranno il diritto di prelazione saranno spostati in un altro alloggio. Sul decreto, però, c’è scritto che tale tutela avverrà solo in caso di vendita all’asta di palazzi in blocco e non in caso di vendita frazionata dei singoli alloggi. La differenza è enorme. In ogni caso, si conferma quello che noi abbiamo denunciato: gli assegnatari che non potranno comprare (che saranno in prevalenza anziani) saranno “deportati” in altre zone, probabilmente più periferiche e degradate”. Per il sindacato tutti gli immobili pubblici potranno essere messi all'asta: “Nel decreto si fa solo una scala di priorità nella predisposizione dei piani vendita (oltre gli immobili fatiscenti anche gli appartamenti nei condomini misti)  ma il meccanismo dell’asta pubblica è generalizzato per qualsiasi piano di vendita.

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IL DECRETO Si legge nella bozza del decreto che gli enti proprietari degli alloggi pubblici "devono favorire prioritariamente la dismissione degli alloggi situati nei condomini misti nei quali la proprietà pubblica è inferiore al 50% e di quelli inseriti in situazioni estranee all'edilizia residenziale pubblica quali aree prive di servizi, immobili fatiscenti”. Secondo criterio di importanza per favorire la dismissione riguarda gli alloggi “i cui oneri di manutenzione e/o ristrutturazone siano dichiarati insostenibili dall'ente proprietario”. La modalità di dismissione: “Bandi di vendita ad asta pubblica”. Il prezzo base è determinato “mediante perizia tecnica” e “tenendo conto dei valori rilevati per la medesima fascia a zona dall'Agenzia delle Entrate – Osservatorio del mercato immobiliare”. Gli assegnatari in possesso dei requisiti e in regola godono di un diritto di prelazione che deve essere “esercitata entro quarantacinque giorni dalla comunicazione dell'esito dell'asta pubblica”. Infine sulle tutele per gli inquilini che non possono comprare: “Ciascun ente proprietario […] individua le opportune misure per la salvaguardia dei diritti degli assegnatari che non intendono procedere all'acquisto”. Un caso a parte viene previsto per gli inquilini di immobili fatiscenti: il decreto prevede che gli enti proprietari possono procedere alla dismissione in blocco dell'edificio “purché sia assicurato un alloggio idoneo agli assegnatari in possesso dei requisiti”.

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