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Vela di Calatrava, no alla demolizione: “Va indetto un concorso pubblico per completarla”

Striscioni delle Associazioni Sportive e Sociali Italiane e di FdI davanti l’opera di Calatrava. Barbaro (ASI): “E’luogo simbolo dello spreco ai danni dello sport”

Uno striscione delle Associazioni Sportive e Sociali Italiane, l’Asi, ed uno di Fratelli d’Italia sono stati srotolati davanti l’ingresso di quella che, a Tor Vergata, doveva diventare la città dello sport.

Il simbolo dello spreco

Oggi, a distanza di oltre 14 anni dall’avvio del cantiere,  la vela di Calatrava che doveva essere impiegata per i mondiali di nuoto del 2009, resta una grande incompiuta. Meglio, ormai è considerata “il luogo simbolo dello spreco ai danni dello sport” ha ricordato Claudio Barbato, senatore di Fratelli d’Italia e presidente di ASI. Un giudizio che appare trasversale visto che, sempre lì davanti, avevano sfilato a fine dicembre anche le palestre popolari e le realtà legate allo sport di base, proprio per denunciare uno dei casi più eclatanti di “patrimonio abbandonato”.

La proposta di demolizione

La vela di Calatrava rappresenta in effetti proprio un patrimonio pubblico, visto che il 26 marzo 2021, il governo ha acquisito dall’Università di Tor Vergata e trasferito all’Agenzia del Demanio l’intero compendio immobiliare. Il suo destino, tutt’ora incerto, ha finito anche per alimentare la campagna elettorale per le amministrative. Il leader di Azione, ad esempio, aveva proposto di demolirla e di riciclarne i materiali.

Il sit-in a Tor Vergata

Di avviso diverso sono gli attivisti di Fratelli d’Italia, come Alessandro Cochi e Giorgio Ciardi, ed anche i dirigenti e gli atleti Asi che si sono recati a Tor Vergata. Davanti al cancello di quella che nel 2007, con la posa della prima pietra, era stato annunciato come la futura città dello Sport. Cinquantratré ettari di verde che, da allora, sono rimasti confinati in una sorta di limbo.

Il concorso di idee e lo sponsor privato

 “L'Asi propone non di smantellarla come ha chiesto Calenda” che, ha fatto notare Barbato, sarebbe “comunque un’operazione costosa”. La proposta è invece quella di “darle immediatamente una nuova destinazione compatibile con le risorse a disposizione. Promuovendo un concorso pubblico di idee per il completamento delle opere e la ricerca di un partner commerciale per la gestione della struttura”. 


 

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