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Congresso Pd Roma, Valeria Baglio: "Io in campo per unire il partito"

Intervista a Valeria Baglio, candidata alla segreteria del partito romano. A RomaToday racconta la sua idea di Pd, quel che dovrebbe essere ma anche quello che è stato, da Marino defenestrato dal notaio al commissariamento

Valeria Baglio, candidato alla segreteria del Pd Roma

E' scesa in campo comunque, a dispetto della scelta finale del Nazareno di portare Andrea Casu. Valeria Baglio, ex presidente dell'aula Giulio Cesare sotto il governo Marino, è una dei quattro candidati alla segreteria del Pd romano. Inizialmente appoggiata come candidata unica da Orfini e i renziani, areadem del ministro Franceschini ha imposto il nome di Andrea Casu, poi suggellato da Luciano Nobili a livello nazionale. Lei però non si è fatta da parte. "Mi sono candidata comunque forte dell'idea che la mia corsa è quella che unisce, il mio nome è fuori dalle correnti e dai personalismi". A RomaToday racconta la sua idea di Pd, quel che dovrebbe essere ma anche quello che è stato, da Marino defenestrato dal notaio al commissariamento, "durato troppo tempo".


La Capitale, lo sa bene, fa acqua su più fronti. Quali sono le idee del Partito Democratico per risollevare la città di Roma?

Sarà fondamentale ripartire dai territori, dall'ascolto, dal confronto, e rilanciare la politica con la P maiuscola, e ancora prima di discutere il "chi" dovremmo discutere il "cosa" e il "come", affrontando i temi che stanno a cuore ai romani e proponendo delle soluzioni concreto. E Solo così torneremo a far appassionare le persone alla politica, intesa come possibilità di aiutare, di essere sostegno di una comunità. 

Dunque, in sintesi, la sua proposta per il Congresso?

Il documento che ho presentato ha il titolo "Rigenerare il Pd per trasformare Roma", con due parole d'ordine: competenza e passione che devono fare da guida al Pd romano. Dobbiamo portare avanti un confronto libero, lontando da appartenenze e ipocrisie. Serve un lavoro di squadra per poter davvero scrivere una nuova pagina per Roma.  

La squadra però deve fare necessariamente i conti con gli attriti interni tra correnti. La sua candidatura lo dimostra. Prima la maggioranza la sosteneva, poi ha ceduto alle pressioni di areadem e si è spostata su Andrea Casu. Lei però non si fatta da parte e ha deciso di correre comunque...

Sì, esattamente perché non rappresento nessuna corrente, la mia è una candidatura collettiva, per il bene del partito, lontana da personalismi, diretta a realizzare un quadro unitario che è quello di cui abbiamo bisogno. Una squadra il più larga possibile. 

Andiamo al presente. Il Pd è all'opposizione ma stavolta dall'altra parte non abbiamo il centrodestra ma la nuova maggioranza grillina. Come valuta il lavoro svolto fino ad oggi dai democratici in Campidoglio e cosa si potrebbe fare diversamente. 

Vorrei dire innanzitutto che Raggi è la prima oppositrice di sè stessa e il lavoro che sta portando avanti il Movimento è drammatico e sotto gli occhi di tutti, la nostra strategia deve essere sicuramente rafforzata, si può fare molto di più, e non soltanto esaltando le negatività di questa amministrazione. Ora serve un nuovo progetto per Roma, dobbiamo proporre un'alternativa seria. 

Ora uno sguardo al passato. Alla vittoria di Virginia Raggi si è arrivati con le dimissioni di Ignazio Marino volute proprio dal Pd. Non si poteva fare altrimenti?

A Marino rimprovero di non aver tenere insieme la squadra, ho tentato personalmente da presidente dell'Aula di salvare il suo progetto. Stavamo cercando di cambiare la città seppur con mille difficoltà. Io ho sempre sostenuto che la crisi doveva essere affrontata in Aula. 

Però c'era anche lei tra i 19 consiglieri a chiedere le dimissioni forzate dal notaio...

Non è stata una decisione a cuor leggero, e soprattutto è stata il frutto di una linea che è prevalsa all'interno del gruppo. E' stata fatta una valutazione e si è portata avanti la linea prevalente. E' stata una consiliatura difficile, c'era tanta esasperazione. 

Come giudica il lavoro di Matteo Orfini da commissario?

Ho dato un voto appena sufficiente. E' difficile giudicare un commissariamento, perché è una situazione comunque difficile in cui operare, è durato troppo e non ha saputo scardinare fino in fondo logiche di appartenenza che sono state più un problema che un vantaggio per il partito democratico. 

Ora un salto nel futuro. Elezioni comunali 2021. Valeria Baglio sindaco di Roma? 

Non ci sto proprio pensando! Per il momento è fantapolitica. 

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