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Vaccini, il termine è scaduto: i bimbi da 0 a 6 anni senza copertura non entrano in classe

Sabato 10 marzo il termine ultimo, ma riguarda solo 30 famiglie nel Lazio secondo i dati forniti dal responsabile della Cabina di regia per la sanità regionale

Foto Ansa

La dead line è scattata sabato 10 marzo, ma è da lunedì 12, primo giorno scolastico utile, che i figli delle famiglie inadempienti non potranno restare in classe. E' scaduto il termine per vaccinare bambini e ragazzi. Da oggi sarà vietato l'accesso ad asili nido e scuola infanzia (0-6 anni) sino a quando il minore non avrà regolarizzato la propria posizione vaccinale. Per i ragazzi della scuola dell'obbligo (7-16 anni) invece la procedura, passando per il richiamo da parte della Asl alla famiglia, può portare ad una sanzione pecuniaria da 100 a 500 euro.

Sul tema si era espresso anche il M5s in aula Giulio Cesare. La maggioranza pentastellata ha infatti depositato a gennaio una mozione con la quale ha impegnato la sindaca Virginia Raggi a "consentire alle bambine e ai bambini non ancora vaccinati, ma regolarmente iscritti, di giungere alla conclusione dell’anno scolastico 2017/2018, senza alcuna interruzione della continuità educativa e didattica". Nella mozione si invitava a "porre in essere tutte le necessarie attività istituzionali nei confronti del Governo, della Regione, dell’Anci e degli altri Enti competenti al fine di evitare che siano allontanati dalle strutture educative e scolastiche". 

In realtà, stando ai dati, l'atto era indirizzato a una porzione molto ridotta di famiglie. Il tasso di copertura vaccinale nel Lazio infatti "ha avuto un balzo in avanti molto importante, oltre il 97% per la fascia 0-6 anni" come fatto sapere dal responsabile della Cabina di regia per la Sanità del Lazio, Alessio D'Amato, al termine di una riunione odierna con i direttori generali delle Asl. "C'è stato un alto livello di risposta da parte delle famiglie. I nati nel 2015, e che oggi hanno 2-3 anni, erano oltre 46 mila. Le famiglie che hanno rifiutato le vaccinazioni sono circa 30. Stiamo parlando di numeri minimi rispetto alla platea totale che invece ha aderito". 

A chi gli ha chiesto se quei trenta non potranno entrare a scuola se non si metteranno in regola anche dopo il 20 marzo, D'Amato ha risposto: "E' come quando si va in piscina: se hai la cuffia entri, se non ce l'hai non entri. Se a un certo punto la famiglia decide di non procedere alle vaccinazioni non si può mettere a repentaglio la salute altrui. Però ripeto: si tratta di una questione molto limitata e circoscritta nei numeri".


 

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