Unioni Civili, 'l'attacco' del Vicariato: "Forzatura giuridica frutto di miopia politica"

La risposta di Imma Battaglia: "Voce autorevole ma noi andiamo avanti". Il botta e risposta riferito alla pubblicazione questa mattina di un editoriale di Roma Sette, in edicola con l'Avvenire

Scontro aperto tra il Vicariato ed il Comune di Roma. Dopo il primo editoriale del periodico Roma Sette dello scorso novembre ancora battaglia sulla delibera delle Unioni Civili del Campidoglio, con il Vaticano che in un editoriale a firma Angelo Zema si schiera ancora apertamente contro la strada intrapresa dalla Giunta Marino.

MIOPIA POLITICA - "Le Unioni Civili sono una forzatura giuridica frutto di miopia politica", si legge su sul periodico della diocesi di Roma in edicola con Avvenire in merito alla delibera per il riconoscimento e l’istituzione di un registro delle unioni civili approvata nei giorni scorsi nelle commissioni capitoline. Parole che hanno trovato la risposta di Imma Battaglia, consigliera comunale di Sel e prima firmataria della delibera comunale sulle Unioni Civili che in una nota contro batte: "La voce del Vicariato è autorevole ma noi andiamo avanti".

EDITORIALE - Un editoriale chiaro, quello di Roma Sette nel quale si legge: "Il dado è tratto, in Campidoglio. La “battaglia” è quella sulle unioni civili. Nelle commissioni capitoline è stata approvata una delibera per il loro riconoscimento e per l’istituzione di un registro ad hoc. Preludio all’approdo nell’Assemblea capitolina. La proposta intende tutelare e sostenere le unioni civili equiparandole alla famiglia fondata sul matrimonio per gli ambiti di competenza comunale. Un elenco che va dalla casa all’occupazione, passando per sanità e servizi sociali, scuola e altro ancora. Con il riconoscimento ai soggetti iscritti nel registro di agevolazioni e benefici che spettano oggi ai coniugati. Il pretesto, diremmo noi, è evitare ogni forma di discriminazione. Pretesto, sì, perché non può sfuggire agli occhi di amministratori che dovrebbero avere a cuore il bene comune l’assurdità di tale ragionamento".

L'ITALIA DEVE ANDARE AVANTI - Pensiero del Vaticano al quale Imma Battaglia risponde: "E’ sempre interessante ascoltare una voce autorevole come quella del Vicariato, ma noi sul Registro delle Unioni Civili andiamo avanti. La posizione espressa oggi dalla Chiesa la conoscevamo già, perché è la stessa ripetuta più volte dal consigliere De Palo. L’Italia deve andare avanti nella strada dell’equiparazione e del riconoscimento dei diritti di tutte le coppie".

BARARE CON LE PAROLE - L'editoriale di Roma Sette poi prosegue: "La vera discriminazione consisterebbe nel trattare in modo uguale situazioni differenti, come sono le unioni civili e il matrimonio: nel secondo, infatti, due soggetti assumono precisi diritti e doveri di fronte alla legge, con rilevanza negoziale pubblica. Non si può barare con le parole. Così, finisce per rivelarsi grottesco parlare della delibera come di «atto concreto per la lotta a ogni forma di disuguaglianza». Con il varo della delibera, a essere discriminate sarebbero le famiglie. Distinguere non è discriminare ma rispettare: questo dovrebbe essere chiaro. A meno che non si voglia immaginare di fornire assist a normative nazionali - ancora inesistenti - o di preparare qualche coup de théâtre nella città del Papa, cuore della cristianità".

ALTRE EMERGENZE - Parole che vanno dritte al punto: "Allora si può tutto. Perfino scrivere che «un consolidato rapporto coinvolge interessi meritevoli di tutela, al pari di ciò che accade per l’istituto del matrimonio», salvo contraddirsi riconoscendo l’iscrizione al registro delle unioni civili «senza previa richiesta di tempi minimi di coabitazione», e ancora concedere i locali del Campidoglio adibiti alle celebrazioni dei matrimoni civili per uno “pseudo-matrimonio” che suggelli l’iscrizione al registro, alla presenza di un delegato del sindaco. Un tocco hollywoodiano, una concessione alla scenografia per un’idea priva di sostanza, se si considera non solo l’inutilità giuridica di tale strumento ma anche il flop dei registri delle unioni civili in sei Municipi romani (meno di 50 coppie iscritte in 8 anni, come dimostrato da un’inchiesta di Avvenire). Insomma - conclude l'editoriale di Roma Sette - la delibera è una forzatura giuridica, frutto di miopia politica. Di una politica che non sa guardare lontano, che vola basso e resta al palo dibattendosi tra le emergenze irrisolte della città".

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ANDREMO AVANTI - Editoriale in relazione al quale la prima firmataria della delibera sulle Unioni Civili replica: "Con l’istituzione del Registro delle Unioni Civili l’amministrazione Marino darà una risposta ai tanti legami affettivi che si formano al di fuori del matrimonio. L’Italia è fanalino di coda rispetto agli altri Paesi europei sull’approvazione di una legislazione sul riconoscimento dei diritti delle coppie gay, dall’Europa non possiamo recepire solo diktat. Suggerisco al Vicariato di porsi in un’ottica più ampia guardando anche alla legislazione europea in tema di diritti. E’ in atto una rivoluzione culturale a Roma che andrà avanti. L’intervento del Vicariato - conclude la nota di Imma Battaglia - lo prendo come un buon auspicio, vuol dire che stiamo sulla buona strada”.

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