Roma senz'acqua verso il razionamento. Regione: "Acea non preleverà da altre fonti"

Continua il braccio di ferro istituzionale tra gli attori in campo, a 48 ore dal blocco delle captazioni nel lago di Bracciano. Acea replica: "I limiti derivano dalle attuali infrastrutture"

Foto Ansa

La "guerra" dell'acqua continua a colpi di dichiarazioni e note stampa. A 48 ore dallo stop ai prelievi nel lago di Bracciano, la Regione ha fatto sapere di aver ricevuto da Acea una comunicazione ufficiale, "in cui ci viene formalizzato che le fonti di approvvigionamento attualmente in uso destinate al fabbisogno idropotabile di Roma Capitale, con la sola eccezione di Bracciano, non possono essere allo stato incrementate della loro portata derivata". Era l'ipotesi auspicata dalla Pisana per scongiurare il razionamento dell'acqua a un milione e mezzo di romani.

Un'accusa di inefficienza per la multiutility capitolina che in un muro contro muro che non accenna ad ammorbidirsi ha subito precisato: "Non si tratta di non essere in grado di incrementare altre fonti d’approvvigionamento. I limiti derivano dalle attuali infrastrutture. Occorre puntualizzare, inoltre, che parlare di altre fonti è errato". Così la nota del gestore idrico, che ha impugnato l’ordinanza della Regione Lazio al Tribunale superiore delle acque pubbliche. Sempre Acea ha poi ricordato "l’ormai improrogabile necessità di investire in nuove infrastrutture" e richiamato il "senso di responsabilità della Regione". 

Verso il razionamento

Al momento dunque, Roma aspetta ancora un'alternativa al piano di turnazione annunciato da Acea - otto ore di rubinetti a secco nei quindici municipi capitolini - che in teoria potrebbe scattare dalla prossima settimana. Anche se la macchina istituzionale sta lavorando perché non si arrivi a tanto. Di martedì l'istituzione di una cabina di regia che vede gli attori coinvolti - Acea, Regione, Campidoglio - seduti a un tavolo per formulare un piano b. Di ipotesi sul piatto ne sono emerse diverse in via ufficiosa, ma ancora nessuna di queste ha trovato conferma. Dalla possibilità di slittare l'ordinanza della Regione che stoppa la captazione da Bracciano ad agosto, posticipando dunque in attesa che la città si svuoti, ai prelievi da altre fonte (che Acea ha escluso) a un intervento del Governo. Che a tal proposito tramite la ministra Beatrice Lorenzin ha lanciato l'allarme per i luoghi sensibili, ospedali prima di tutto. 

"Assicurare acqua negli ospedali"

Durante il question time alla Camera, Lorenzin ha spiegato che l'eventuale sospensione dell'erogazione dell'acqua a Roma potrebbe "pregiudicare gravemente il livello igienico sanitario di tutte le strutture ricettive e di ristorazione della Capitale e di tutti gli uffici pubblici, nonchè di tutte le strutture ove vengono alloggiati a qualsiasi titolo gli animali, ma soprattutto potrebbe comportare gravi pregiudizi per l'erogazione dei servizi sanitari essenziali". Lorenzin ha specificato che gli uffici del Ministero "non sono stati coinvolti nell'istruttoria che ha portato all'emanazione del provvedimento contingibile e urgente". Dopo aver appreso dell'ordinanza, riferisce il ministro, "ho dato immediatamente indicazione ai miei Uffici di prendere contatti con le Amministrazioni, comunale e regionale, al fine di individuare le iniziative da intraprendere per evitare che le misure di divieto di approvvigionamento idrico possano avere ricadute negative sui servizi sanitari e socio-sanitari erogati ai cittadini romani". Da qui una lettera scritta a Zingaretti e Raggi evidenziando che "un'eventuale sospensione generalizzata dell'erogazione di acqua nella città di Roma, anche a fronte dello straordinario incremento delle temperature registratosi in queste ultime settimane, potrebbe pregiudicare gravemente il livello igienico sanitario"

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