"A Torre Maura reazione contro rom che non ci aspettavamo. Ma sono fiera di aver lavorato per tutelarli"

La dirigente Michela Micheli spiega i dettagli del trasferimento in via Codirossoni

Foto Ansa

Erano anni che in via Codirossoni abitavano un centinaio di immigrati in uno Sprar. E prima ancora quello spazio era adibito a Cas, a centro di accoglienza straordinaria. In quel quadrante di Torre Maura dove per una settimana abbiamo assistito a scene d'odio e violenza contro 77 rom (36 minori) poi costretti a essere smistati altrove, i residenti avevano sempre convissuto, e bene, con persone "esterne", accolte in condizioni di fragilità. Per questo Michela Micheli, responsabile della direzione Accoglienza e Inclusione del dipartimento Politiche sociali del Campidoglio e direttrice ad interim dell'Ufficio speciale rom, sinti e caminanti, ha detto chiaramente che non si aspettava in alcun modo reazioni del genere. Ascoltata durante una commissione trasparenza che si è occupata ieri dei fatti di Torre Maura, Micheli ha spiegato ai presenti, nel dettaglio, come si è arrivati al trasferimento dei rom in via Codirossoni, dal vicino centro di via Toraldo.

Per comprendere il caso, ha spiegato, "è necessario fare un passo indietro. Il centro di via Toraldo è stato aperto come molti altri centri di accoglienza con affidamento diretto ad alcune cooperative sociali il 9 luglio 2012 su disposizione dell'allora direttore del dipartimento Politiche sociali per l'emergenza data dallo sgombero di 100 rom da via del Baiardo per offrire servizi emergenziali a bassa soglia in modalità accelerata. In questi casi ci sono situazioni di fragilità grave come minori e persone in disagio estremo e di fronte a queste situazioni occorre essere responsabili e attuare percorsi di gradualità, come abbiamo fatto anche a Toraldo. Ci sono stati due tentativi di regolarizzare la posizione del centro, il primo quando Tronca nel 2016 ha avviato una procedura negoziata ma l'importo a base d'asta non è stato ritenuto congruo, il secondo fatto da me partendo dalla necessarietà della struttura, che ospitava anche gli sgomberati di via Salaria, via Visso, Salone, le famiglie bosniache fragili del River e anche quelle di Fiera di Roma".

Le persone però, ha sottolineato Micheli, "non si volatilizzano e le più fragili quindi le abbiamo collocate a Toraldo. Abbiamo fatto una procedura di gara con l'obiettivo di allineare i contenuti del servizio a bassa soglia con quelli del piano di superamento dei campi rom approvato nel frattempo dall'amministrazione, per trasformare la struttura da centro di carattere prevalentemente assistenziale in una struttura di transito, intermedia tra un campo rom e un appartamento. La gara prevede una base d'asta più bassa del passato togliendo alcuni servizi che non ci spiegavamo, come la somministrazione dei pasti, perchè queste persone devono imparare a cucinarsi da sole e portare i figli a scuola per raggiungere l'autonomia, seppure gradualmente". 

Per questo, ha commentato la responsabile dell'Accoglienza del Campidoglio, "sono in disaccordo con l'Associazione 21 Luglio che dice che quella struttura era simile a via visso o via Marilli, perchè l'idea era davvero di accompagnamento sociale delle persone, creando anche qualche problema all'unico soggetto gestore del servizio perchè da un importo mensile di 61mila euro per 90 persone eravamo scesi a 36mila euro, chiedendo un minimo contributo per le utenze idriche ed elettriche alle famiglie con un minimo di entrate". 

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La gara, ha riferito sempre Micheli, "è stata aggiudicata con risparmio di spesa e la nuova attività sarebbe iniziata l'1 aprile: a Toraldo avevamo 90 persone, e la proprietà ha proposto una struttura alternativa. Dopo la chiusura delle operazioni di gara ci siamo occupati delle 90 persone rom pretendendo da loro un primo passo verso un'integrazione partecipata e responsabile, chiedendo loro con lettere inviate il 21 gennaio che ciascuno stipulasse un contratto d'accoglienza con l'impegno a lasciare la struttura entro i 6 mesi, a fare l'iscrizione al Sistema sanitario nazionale, a produrre l'Isee, a iscrivere i figli alle scuole dell'obbligo, a mettersi in regola con le vaccinazioni obbligatorie e tutto senza essere oggetto di pene detentive, come i domiciliari, perchè si tratta di una struttura di transito con turn over serrato".

Poi, a via dei Codirossoni, il caos: "Su 90, in 77 hanno accettato, tra i quali 32 minori, e in 60 sono stati trasferiti a via dei Codirossoni 8, dove è successo qualcosa che non ci saremmo mai aspettati, tanto che gli altri 17 non sono riusciti nemmeno ad arrivare: per quanto riguarda lo spostamento parliamo di appena 3 chilometri e della stessa utenza che utilizzava gli stessi servizi da anni, non potevamo mai aspettarci che si sarebbe dato fuoco alla macchina della Sala operativa sociale o che i pulmini che si occupavano del trasferimento sarebbero stati presi a calci e sputi, non era mai accaduto almeno negli ultimi 8 anni. Non ce lo aspettavamo perchè la struttura a Codirossoni, come confermato dalla Prefettura, dal 2014 fino al 18 dicembre 2018 era stato un centro Cas per 148 persone e prima ancora un centro Sprar, quindi c'era sempre stata una presenza cospicua di migranti appena arrivati in Italia, poi il centro è stato gradualmente alleggerito. Purtroppo una delle persone spostate è deceduta stanotte, e io sono contenta di essermi assunta la responsabilità di tutelare queste persone fino in fondo", ha concluso Micheli. 

A schierarsi con Micheli l'avvocato Emanuele Montini, capostaff dell'assessore alle Politiche sociali del Campidoglio, Laura Baldassarre. "Voglio sottolineare il riconoscimento per il grande lavoro che fa e ha fatto la dottoressa Micheli con davvero grande professionalità e abnegazione, lo stesso che caratterizza tutte le persone che lavorano all'Ufficio speciale rom, sinti e caminanti e al dipartimento Politiche sociali". Di avviso diverso la sindaca Raggi, che, lo ricordiamo, si è scagliata proprio contro gli uffici per giustificare quanto accaduto, parlando di "gestione inqualificabile".

Concetto ribadito come ieri dal delegato alla sicurezza Marco Cardilli: la parte amministrativa non avrebbe comunicato quanto fatto alla parte politica. "Come ha già sottolineato la sindaca Virginia Raggi il ricollocamento dei nuclei familiari, tra cui oltre trenta bambini, è avvenuto esclusivamente sulla base di un iter amministrativo interno senza alcun input politico a livello comunale e municipale e senza il dovuto coinvolgimento di altri enti o istituzioni competenti. Si è trattato quindi di una autonoma decisione degli uffici amministrativi".

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