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Lunedì, 23 Maggio 2022
Politica

Terrorismo, Marino e la ricetta degli anni 70: "Sconfiggerlo con tolleranza e integrazione"

E' la strada tracciata dal sindaco nel corso del Consiglio straordinario sul tema. Presente anche il prefetto: "Non c'è alcuna allerta ma l'attenzione è alta"

Una risposta politica, che passa attraverso la tolleranza e l'integrazione, non solo securitaria alla minaccia del terrorismo internazionale. È la linea dettata dal sindaco Ignazio Marino in Aula Giulio Cesare in occasione della seduta straordinaria dell'Assemblea capitolina sulla sicurezza e sulle misure di prevenzione del terrorismo che si è aperta con un minuto di silenzio in ricordo di Massimo Rendina, storico partigiano scomparso ieri all'età di 95 anni. Una risposta “democratica” per una città in cui, ha rassicurato il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, “non abbiamo ricevuto alcun segnale preoccupante” ma “dove l'attenzione deve rimanere alta” ha però specificato. Alla seduta erano presenti anche il comandante della polizia municipale Raffaele Clemente e i presidenti di municipio Giuseppe Gerace, Valerio Barletta e Marco Scipioni.

LA STRADA DELL'INTEGRAZIONE - “Come si fa a sconfiggere il terrorismo? Non facendosi terrorizzare”. Cita Salman Rushdie il primo cittadino che ricorda la soluzione tutta romana alla stagione del terrorismo degli anni settanta: “Quella culturale di Renato Nicolini che riempì le strade e le piazze di gente che aveva voglia di socializzare e di ripendersi la propria città proprio come i parigini sono scesi a manifestare”. Marino ricorda la richiesta di maggiore sicurezza, anche in termini di numeri di presenza di forze dell'ordine sul territorio, ma la ricetta che propone è un'altra: “La città va governata nel segno dell'uguaglianza, dei diritti e tolleranza reciproca. Serve un segnale forte in questa direzione: non cedere al demone dell'intolleranza”. E ancora. “Come cittadini siamo chiamati a una grande prova di unità per essere, sempre di più, una comunità moderna e democratica. È questa la nostra risposta politica e culturale. Un grande appello alla costruzione di una libertà per tutti, con tutti e di tutti. Lavoriamo insieme, al di là e oltre le differenze di pensiero, per rendere più sicura la nostra amata città”.

ATTENZIONE ALTA MA SENZA ALLERTA - “E' un momento delicato ma non ci sono elementi specifici che ci preoccupano che riguardano il nostro paese e in particolare Roma” le parole del prefetto che però ricorda: “L'attenzione deve rimanere alta”. Il motivo è contenuto in un elenco di attentati che vede come inizio l'11 settembre 2001 passando per Madrid e Sharm el Sheik “che hanno avuto come obiettivo città occidentali o luoghi frequentati da turisti. Infine l'Isis le cui azioni obbrobriose sono state condannate anche dalle comunità islamiche segno che la tolleranza e la cultura sono gli unici strumenti che abbiamo”. Pecoraro esorta la riflessione con una domanda: “Perché a un certo punto cittadini parigini o londinesi, immigrati di seconda generazione, hanno deciso di schierarsi contro il proprio paese e contro i propri concittadini?” si è chiesto il prefetto mettendo in guardia dal pericolo delle ghettizzazioni.

OBIETTIVI SENSIBILI SOTTO CONTROLLO Pecoraro ha informato anche lo stato dell'arte del piano per la sicurezza della città: “Se da un lato non è possibile sorvegliare direttamente tutti gli obiettivi sensibili, dall'altro puntiamo a fare in modo che in caso di necessità siano raggiugibili in 5 minuti grazie a una corretta pianificazione delle risorse” ha spiegato. Simile attenzione alle scuole di Roma: “Non è possibile controllarle tutte ma abbiamo dato indicazioni precise per rendere più sicure”.

IMMIGRATI STRUMENTALIZZATIPecoraro ha poi citato alcuni casi che, secondo lui, sono sintomo di una strumentalizzazione dei migranti: “Oggi abbiamo piccoli segnali che destano la nostra attenzione: le strumentalizzazioni di immigrati in questa città ci sono”. Tra gli esempi citati ci sono le “occupazioni abusive, la prostituzione, i cortei. Ognuno deve far sì che le regole del nostro Paese siano rispettate e che questo malessere possa trovare delle soluzioni. C'è uno sforzo enorme da parte di tutti per l'accoglienza, ma con le risorse che abbiamo certamente non è un momento favorevole per renderla dignitosa”.

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