Venerdì, 19 Luglio 2024
Politica

Tutti contro il termovalorizzatore: il fronte dei sindaci mette alla prova Rocca

Il governatore fino a oggi ha mantenuto un rapporto più che cordiale con Gualtieri, sulla scia di quello intessuto dal sindaco con la stessa Meloni. Il quadro però, causa pressing dei contrari all'impianto, sembra destinato a cambiare 

Pomezia, Ardea, Albano, Marino. E ancora Ariccia, Rocca di Papa, Nemi, Lanuvio. Il fronte dei piccoli sindaci del territorio è compatto. Tutti contro il termovalorizzatore di Roma, quello voluto e rivendicato dal sindaco Roberto Gualtieri per rendere efficiente una volta per tutte la raccolta dell'immondizia nella Capitale, sono stati ascoltati nell'ultima seduta di commissione regionale Rifiuti. L'impianto, lo ricordiamo, è previsto su un terreno di Santa Palomba, frazione del comune di Pomezia. E a dire no ci sono gli amministratori dei Comuni limitrofi dell'area dei Castelli, di centrodestra e centrosinistra. Una protesta che rischia di mettere alla prova i rapporti, finora distesi, del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca con il Campidoglio, e a cascata quelli della stessa presidente Giorgia Meloni con il sindaco Gualtieri, volutamente sereni alla luce delle grosse partite da giocare di sponda, dal Giubileo alla candidatura per l'Expo. 

I sindaci in commissione

Ma torniamo alla commissione che ha dato la parola al fronte dei contrari, un'audizione richiesta a luglio dai consiglieri Alessandra Zeppieri (Polo Progressista) e Adriano Zuccalà (M5s). "Si tratta di un progetto obsoleto che mira a risolvere la questione rifiuti con modalità di 30 anni fa, superate da tecnologie che invece puntano su impianti che lavorano per il recupero delle materie, non essendo più utile né lungimirante limitarsi a bruciare i rifiuti" spiega Zeppieri. "La nostra idea è che il rifiuto sia una risorsa che può generare un profitto condiviso e non un mezzo per ingrossare le tasche dei colossi che costruiscono inceneritori". Sulla stessa posizione Zuccalà, ex sindaco di Pomezia. "Questa commissione è il primo e unico confronto che c'è stato da un anno a questa parte" tuona il consigliere, non contento dell'assenza del commissario straordinario al Giubileo 2025, e sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. 

Le ragioni dei contrari

Le ragioni del no all'impianto sono state ribadite dai presenti. Si va dalla carenza idrica dell'area individuata per l'impianto - la cui tecnologia richiede invece un grande consumo di acqua - a una rete stradale già congestionata che risulterebbe ancor più aggravata dal transito di numerosi mezzi pesanti, e la mancanza di correlazione tra il progetto e il Giubileo. Il cronoprogramma infatti prevedeva la pubblicazione della gara pubblica per il progetto entro il mese di agosto, ma ancora l'avviso non è uscito. Il rischio in questo senso è che l'impianto non sia pronto per l'Anno Santo. Insomma, la posizione dei sindaci è netta e sta costringendo il partito di governo a prendere una posizione che lo sia altrettanto, sia a livello regionale che nazionale. 

Una grana per Rocca

Fin qui infatti, in nome di una tregua tra Meloni e Gualtieri costruita principalmente sui grandi appuntamenti in agenda, vedi la candidatura a Expo 2030 e il Giubileo 2025, pace e cordialità sono state quasi d'obbligo. Sui dossier principali che interessano la città poi i due sono andati finora d'amore e d'accordo. E la premier anziché intervenire sui poteri commissariali del sindaco legati ai rifiuti, li ha ampliati anche alle metropolitane. Da qui il silenzio imposto a quegli esponenti di FdI da sempre apertamente contrari all'impianto. Su tutti Fabio Rampelli, capo corrente dei Gabbiani, anima ambientalista del partito di destra, da sempre contrario all'opera. Il clima però, come raccontato da RomaToday, sta cambiando. E se Rampelli e i sostenitori del no stanno trovando sempre più consenso sui territori, anche dall'area Lollobrigida-Meloni, sempre attenta alla necessità di mantenere la maggioranza interna e quindi il controllo del partito, si stanno accodando. 

"Sostengo da tempo la posizione dei sindaci e degli amministratori del territorio sulla realizzazione del termovalorizzatore di Roma" tuona il senatore e presidente di Fratelli d'Italia della provincia di Roma, Marco Silvestroni, tra i dirigenti voluti da Meloni per guidare il partito locale. "Siamo tutti legittimamente preoccupati, perché lì verranno bruciati seicentomila tonnellate di rifiuti all’anno. Tra l'altro questo ipotetico termovalorizzatore si troverebbe sulla via Ardeatina, vincolata dalla Sovrintendenza, la quale impedì, durante il Giubileo del 2000, il suo ampliamento". Una presa di posizione che ora mette Rocca con le spalle al muro, costretto a gestire un malumore che cresce sempre più forte tra i suoi. 

"La collaborazione tra Comune e Regione è doverosa" ha sempre ribadito, parlando di rifiuti, il governatore del Lazio vicino a Fratelli d'Italia. Che sul termovalorizzatore, lo ricordiamo, non ha mai detto no, limitandosi a porre timidamente solo la questione viabilità, circa l'impatto dei mezzi pesanti carichi di rifiuti sulla via Ardeatina e assicurando su questo dialoghi in corso con Gualtieri. I due, mentre scriviamo, sono insieme a New York, all'assemblea generale dell'Onu, per sostenere la candidatura di Roma a Expo. Il rapporto è stato finora più che disteso. D'altronde, ha sottolineato più volte lo stesso Rocca, il fatto che Gualtieri sia stato nominato commissario straordinario dal vecchio governo Conte II, limita le possibili azioni di contrasto. Per qualcuno un alibi tirato fuori dal presidente per liquidare le pressioni di chi si batte contro l'impianto. 

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