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Gualtieri vuole un termovalorizzatore: così punta a bypassare il piano rifiuti

Difficile pensare a una modifica del piano regionale senza sacrificare l'attuale maggioranza Pd-M5s. Il sindaco chiederà al governo poteri straordinari

Per superare il piano rifiuti regionale il Campidoglio dovrà trovare un iter alternativo. Una delega straordinaria del governo nell'ambito della gestione del Giubileo 2025 potrebbe essere una strada percorribile, secondo quanto RomaToday ha potuto apprendere da diverse fonti.

Gualtieri ha annunciato la realizzazione di un termovalorizzatore a Roma. Una scelta, non prevista né nel programma elettorale né nelle linee programmatiche approvate in consiglio comunale a inizio consiliatura, che ha sollevato polemiche nella sua stessa maggioranza. Contrari Verdi e Sinistra civica ecologista, sia nel merito (l'impianto non sarebbe in linea con un modello di economia circolare) che nel metodo (sarebbe mancato qualunque confronto con la città ma anche all'interno della stesso centrosinistra). Reazioni prevedibili per il sindaco dem, che ha comunque deciso di rischiare lo strappo per promettere una svolta storica. Realizzare l'impianto però non sarà una passeggiata. 

Il vincolo nel piano rifiuti regionale

Come collocazione si ipotizza un'area industriale sul territorio di Santa Palomba, al confine con il comune di Pomezia, ma l'ostacolo a oggi è più legato agli strumenti normativi da adottare. Il piano rifiuti regionale del Lazio, strumento che ogni cinque anni va a definire il sistema impiantistico regionale per la gestione dei rifiuti, non prevede alcun termovalorizzatore. Un perimetro che, in via ordinaria, non può essere ignorato. A meno di non ottenere dei poteri straordinari da palazzo Chigi. E su questo il sindaco è già a lavoro. Potrebbe infatti non bastare la nomina già ottenuta come commissario per il Giubileo. Con ogni probabilità necessiterà di un nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Difficile d'altra parte modificare il piano rifiuti regionale. 

Perché la scelta del termovalorizzatore per Gualtieri è colpa di Raggi

Approvato nell'agosto del 2020, lo ripetiamo, non inserisce nuovi termovalorizzatori sul territorio. Un vincolo che, sostiene il sindaco Gualtieri, "era frutto degli errori della precedente giunta capitolina, che ha trasmesso dati non reali e condizionato quindi le scelte". Il riferimento va soprattutto ai dati della differenziata. Virginia Raggi promise a inizio consiliatura di arrivare al 70% entro il 2021. La percentuale è invece rimasta ferma al 43%. Il punto sarebbe, e lo ripetono anche in Regione: se l'obiettivo fosse stato raggiunto, non ci sarebbe certo stato bisogno di un termovalorizzatore. Lo stesso governatore Nicola Zingaretti sosteneva, quando il piano rifiuti venne approvato, che non sarebbero stati necessari in generale dei termovalorizzatori se i sindaci avessero vinto "la sfida della raccolta". Lo bocciò anche nel 2016, quando Raggi si era appena insediata, non aveva ancora consegnato nessun dato alla Regione, e a proporlo per risolvere la perenne crisi romana era il governo Renzi.

L'assessore Massimiliano Valeriani invece ne faceva una questione di principio: "Questa è una tecnologia che chi ce l'ha ancora la usa, anche se sempre di meno, ma le direttive comunitarie la considerano antitetica al sistema dell'economia circolare" sosteneva intervenendo nella seduta di consiglio regionale che portò all'approvazione finale del piano. Un investimento di "molte e molte decine di milioni di euro" che definì "economicamente insostenibile". 

Perché è difficile modificare il piano rifiuti

Il tenore dei commenti un anno e mezzo dopo è decisamente cambiato. Sia Zingaretti che Valeriani plaudono a Gualtieri, pur senza nominare la parola "termovalorizzatore". A restare però fermamente convinti del loro "no" agli impianti che inceneriscono i rifiuti ci sono i Cinque Stelle. Oggi in maggioranza con il Pd. L'assessora Roberta Lombardi non ha lasciato spiragli: "L'idea di Gualtieri di realizzare un termovalorizzatore non è fattibile, non troverà mai il nostro consenso e non ha nulla a che vedere con la transizione ecologica, perché un inceneritore di tale portata, di ecologico non ha proprio nulla". È un muro che non si sfonda. E allora modificare il piano vorrebbe dire sacrificare la maggioranza, andare al voto anticipato, e mettere in discussione una possibile alleanza per le prossime elezioni. Un caos che non conviene a nessuno. Meglio far passare il messaggio che "il Comune sta prendendo la decisione in autonomia", tramite delega concessa dal governo appunto, assumendo come Regione un ruolo passivo nella questione, seppur non apertamente critico. Un modo per salvare l'alleanza giallorossa che su un tema simile potrebbe facilmente sgretolarsi. 


 

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