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Renzi contro il teatro Valle. Gli occupanti: "A lui piace Disneyland"

Il premier incaricato: "Al modello del Valle ci sono alternative". Gli occupanti: "Due idee di cultura diverse". Sulla bocciatura della Fondazione da parte della Prefettura: "Lotta per i beni comuni prescinde dalla proprietà"

Il Valle contro tutti. O meglio, contro due sonore bocciature: quella giuridica della Prefettura e quella politica del premier incaricato Matteo Renzi. Pecoraro ha stoppato la richiesta di trasformazione in Fondazione del teatro romano occupato da tre anni, perché manca la "disponibilità della sede". Gli occupanti del Valle non sono i proprietari, e quindi la fondazione "non risulta provvista di alcun titolo giuridico di proprietà o di godimento dei beni in questione". 

Renzi invece, parlando del Valle, non lo eleva certo come esempio da seguire: "Quando mi dicono che per salvare la cultura si deve fare come al teatro Valle a Roma, dico che ci sono altre alternative. Il Valle era nelle stesse condizioni del teatro Pergola a Firenze, il più antico d'Europa, che ha visto l'amministrazione intervenire. Grazie a questo intervento oggi ha una propria produzione". 

Gli occupanti del teatro ribattono su tutta la linea. Il primo affondo va al sindaco di Firenze. "Noi e il premier Renzi abbiamo due modelli culturali completamene diversi. Da una parte c'è l'idea di sottrarre il Teatro Pergola all'Eti e assegnarlo a una Fondazione classica pubblicoprivato, l'idea di Firenze come Disneyland del Rinascimento, dei beni culturali espropriati ai cittadini e dati in pasto a marchi e brand. 

Dall'altra, quella del Valle, si porta avanti il progetto di una cultura di qualità, per tutti e a costi non alti, rivoluzionando il rapporto di sudditanza tra istituzioni e società civile, immaginando una Fondazione alternativa basata sulla partecipazione, la turnazione delle cariche, la nomina democratica diretta e allargata degli organi di governo, l'equa redistribuzione della ricchezza".

Per quanto concerne invece lo stop del Prefetto Pecoraro il gruppo non cade dalle nuvole.  "Abbiamo consapevolmente deciso di indicare nello statuto il Teatro Valle come sede della fondazione proprio perchè è un luogo su cui la fondazione non ha alcun titolo di proprietà'. Il Teatro Valle è e resta di proprietà del demanio". Così spiegano in nota. 

"Questo è un nodo cruciale della lotta per i beni comuni - prosegue il comunicato - affermare che essi prescindono dalla titolarità di proprietà del bene in questione. La proprietà di un bene è cosa diversa dall'utilizzo che se ne fa, dalla sua gestione, dal fatto che molti possano goderne, come ampiamente elaborato da Stefano Rodotà, Ugo Mattei, Paolo Maddalena, Salvatore Settis, Maria Rosaria Marella, il premio nobel, Elinor Ostrom e decine di altri teorici e giuristi. 

La stessa Costituente dei beni comuni nelle assemblee itineranti sul territorio sta elaborando giuridicamente il concetto di bene comune partendo dal presupposto che tali sono quei beni che, prescindendo dal titolo di proprietà del bene, generano utilità comuni attuali e da preservare per le generazioni future. La fondazione Teatro Valle bene comune non è la forma giuridica attraverso cui un gruppo ristretto di persone vuole prendere legalmente possesso dell'immobile Teatro Valle". 

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