Più tavolini per i ristoranti, il fronte dei ricorsi: i comitati contrari del Centro si appellano al Tar

Dina Nascetti, di Vivere Trastevere: "Nei vicoli del rione già non si cammina, e sulle strisce blu tolgono posti auto. Provvedimento inaccettabile"

Piazza Santa Maria in Trastevere, immagine d'archivio

Contro l'invasione dei tavolini nei vicoli del Centro storico e sulle strisce blu. Sono una decina le associazioni di cittadini decise a fare muro alla delibera approvata in Consiglio comunale, quella che concede tavolini e dehors a bar e ristoranti in deroga alle normative fin'ora vigenti, il 50% in più nel perimetro patrimonio dell'Unesco e il 70% nel resto della città. 

Piazza Navona e dintorni, il rione Monti, Borgo, Campo Marzio, e in capo alla battaglia il comitato Vivere Trastevere hanno già presentato un ricorso al Tar, ora da modificare sulla base della versione definitiva della delibera licenziata lunedì scorso dall'aula Giulio Cesare.

"Non siamo contro i tavolini in assoluto nè contro i ristoratori" premette la presidente di Vivere Trastevere Dina Nascetti, storica del rione e delle battaglie sul territorio a tutela del decoro e della legalità. "Ci sono però una serie di illegalità in queste delibere - spiega a RomaToday - non si può pensare sempre e solo ai ristoranti e bar, e poi tutte queste persone che vengono a mangiare non ci sono". Poi per Nascetti è già evidente la deregulation. Basta fare un giro per le strade del rione.

"Non ci sono controlli e abbiamo visto diversi casi di violazione del Codice della Strada". Che invece nella delibera è fissato come unico criterio selettivo per fare domanda di ampliamento, insieme alla distanza di cinque metri dai monumenti. Un ricorso che secondo i consiglieri del Partito democratico avrebbe buone possibilità di essere accolto. Perché, in generale, l'impianto del testo normativo fortemente voluto, lo ricordiamo, dal presidente M5s della commissione commercio Andrea Coia, presenterebbe falle tali da renderlo fragile sul piano giuridico.

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"Da giorni segnaliamo che l'impianto degli emendamenti proposti dalla maggioranza alla delibera Cafarotti non regge nè politicamente nè giuridicamente - ha spiegato dopo il voto in Aula il capogruppo Pd Giulio Pelonzi - non si possono tenere insieme l'estensione delle deroghe oltre il limite temporale del decreto governativo e l'eliminazione dei criteri stabiliti d'intesa con le intendenze statale e comunale". Detto altrimenti: il primo che fa ricorso, lo vince. 
 

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