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Tavolini a Monti (immagine d'archivio)

Tavolini a Monti (immagine d'archivio)

Più tavolini per bar e ristoranti: M5s diviso e ancora senza delibera. La proposta arriva dal Pd 

Il centrosinistra depositerà lunedì l'atto al Segretariato. Mentre i 5s lavorano a due proposte diverse, una dell'assessorato, l'altra del presidente della commissione Commercio Andrea Coia

Fino al 35% di tavolini in più nella Città storica e area Unesco, e fino al 50 nel resto della città. Poi ancora la possibilità di montare pedane anche sulle strisce blu e "burocrazia zero" per gli iter di concessione con sospensione per sei mesi dei pareri della Soprintendenza. Con un'apposita proposta di delibera anche il Partito democratico interviene sull'occupazione di suolo pubblico, quella da concedere a bar e ristoranti perché possano in qualche modo sollevarsi dalla crisi, recuperando all'aperto quei posti persi con il distanziamento sociale imposto dal coronavirus.  

A lanciare l'idea, accogliendo le istanze dei ristoratori, lo stesso M5s capitolino, che però sul tema si ritrova spaccato e in forte ritardo rispetto alle esigenze della categoria. Il 1 giugno, salvo anticipi a sorpresa, le attività potranno riaprire con il servizio al tavolo. E ancora, al netto di annunci e dichiarazioni intenti, non c'è una bozza di atto da votare in Consiglio comunale. Da qui la fuga in avanti del centrosinistra. Messi da parte i dubbi iniziali su un possibile rischio di "deregulation" dell'intero settore, è ora pronto a depositare un suo testo già lunedì presso gli uffici del Segretariato generale. Per poi passare ai pareri di commissioni, municipi e alla fine, la speranza è il prima possibile, alla discussione in Aula. 

"Viviamo una situazione drammatica, la più difficile dal dopoguerra a oggi e Roma ha bisogno di risposte immediate dall'amministrazione" dichiara il capogruppo dem Giulio Pelonzi in una videoconferenza di presentazione del pacchetto normativo. Presenti anche le presidenti di I e II municipio Sabrina Alfonsi e Francesca Del Bello, l'assessore al Commercio in VIII Leslie Capone, il segretario del Pd Roma Andrea Casu. 

In sintesi la proposta del Pd

Cosa dice la proposta? Ecco in sintesi i punti chiave: estensione dell'occupazione di suolo pubblico per bar e ristoranti fino al 35% nella Città storica e nell'area Unesco, con sospensione dei vincoli solitamente imposti dalla Sovrintendenza (già annunciata dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini) per ridurre al minimo anche i tempi di rilascio dei permessi. Pochi giorni, se gli unici pareri necessari sono quelli della Polizia locale e se questa opera con controlli a posteriori rispetto alle richieste dei commercianti. Poi, l'estensione è prevista in tutti i quartieri della città e fuori dal Centro potrà arrivare fino al 50%. Altro dettaglio importante: la possibilità di montare pedane anche sugli spazi riservati alle strisce blu. E ancora l'esenzione dal pagamento di Cosap e Tari (tassa sui rifiuti) fino al 31 dicembre 2021. 

"Quello del suolo pubblico è un tema essenziale per garantire il distanziamento sociale in un settore messo a dura prova" continua Pelonzi. "Il Pd a livello nazionale e regionale, prima con il presidente Zingaretti e ieri con il ministro Franceschini, ha chiarito l'intento del Governo di porre tutte le condizioni per l'estensione dell'Osp a carattere straordinario. Roma però deve fare la sua parte, non bastano gli slogan: servono atti e responsabilità". 

M5s spaccati e ancora senza delibera

E invece gli atti ancora non ci sono. E pare non ci sia nemmeno un accordo interno alla maggioranza. Da una parte abbiamo una memoria di giunta sul tema a firma dell'assessore Carlo Cafarotti che parla (come quella dei dem) di un massimo di estensione della Osp del 35% in più. In questo senso gli uffici dal dipartimento Commercio stanno lavorando a un testo che dovrebbe essere pronto entro il 15 maggio e, dopo i pareri di rito a municipi e commissioni, andare al voto in aula. Ma in parallelo il grillino Andrea Coia vuole osare di più in un'altra proposta di iniziativa consiliare, parallela.

Nei criteri per la modifica al regolamento vigente, presentati due giorni fa in sede di commissione Commercio da lui presieduta, parla di "nessun limite all'ampliamento se si rispettano i criteri di concessione". Niente tetto massimo. Per quanto riguarda poi i tempi per il rilascio dei permessi vorrebbe ridurli a 20 giorni, da circa 60 attuali. Termine contenuto in un emendamento al decreto Liquidità presentato dal deputato M5s Francesco Silvestri, che però sembra ignorare la proposta già lanciata dal ministro Pd, con cui governa. "La proposta di Silvestri è ridondante - commenta Pelonzi - sospendendo i pareri sui vincoli architettonici e paesaggistici i tempi possono ridursi di molto, 20 giorni sono troppi". 

La replica del M5s

Alle affermazioni dei dem replica l'assessore Cafarotti, con un contro attacco tutto diretto alla minisindaca del I municipio Sabrina Alfonsi. "Badate bene, alle reali misure di sostegno, stiamo lavorando noi dall'inizio del mandato, fino al punto da sobbarcarci – al posto suo – tutte le richieste di concessione di suolo pubblico che sinora ha intenzionalmente ignorato". L'assessore ci tiene a sottolineare il cambio di rotta della presidente di centrosinistra, che inizialmente, all'ipotesi di aprire a nuove concessioni, aveva commentato mettendo in guardia da una possibile deregulation selvaggia". E che ora invece chiede di accelerare. 

"Finalmente ha compreso di dover mettere fine alla guerra contro baristi e ristoratori, cui ha nel tempo negato ogni millimetro di suolo pubblico". E ancora: "Non voglio pensare, cosa anche politicamente imbarazzante, che voglia assumersi il merito del salvataggio del tessuto produttivo di Roma Capitale intrapreso da noi. Un da noi, che rivendico e sottolineo con orgoglio". Non replica però alle accuse di ritardo nella produzione delle nuove normative. 

Anche Coia interviene e rivendica il suo lavoro: "Il testo è quasi pronto, quello del Pd è scopiazzato qua e là dagli indirizzi della giunta". Glissa però sulle divergenze con l'assessorato. "Ho tolto il limite al 35%, è un indirizzo della giunta, si possono avere pareri diversi". 

Insomma, un grande caos e una difficoltà oggettiva di mettere insieme i pezzi. Ad aspettare l'intero comparto della ristorazione romana, pronto a riaprire almeno il 1 giugno, senza sapere come riorganizzare gli spazi.   

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