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Foto di A.Ronchini/Romatoday

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Tavolino 'selvaggio', il Consiglio di Stato rigetta l'appello dei bar

A presentarlo nei giorni scorsi due locali di piazza Navona, tra i tanti ai quali sono stati rimossi gli arredi esterni. Marino: "Segnale importante, l'unica strada giusta è quella della legalità"

Un'altra vittoria per Comune e Municipio. Dopo l'accordo tra esercenti e assessorato per i dehors del centro storico, arriva la notizia che il Consiglio di Stato ha rigettato l'appello presentato da due locali di piazza Navona, in lotta contro le rimozioni effettuate durante la settimana dalla Polizia Municipale. Il sindaco esulta.

"E’ un segnale importante che individua nella legalità, nel decoro delle nostre strade e piazze storiche e nel rispetto della libera concorrenza l’unica strada percorribile. Ieri, insieme all’assessore Leonori e all’associazione di commercianti, abbiamo siglato un importante accordo che faremo rispettare, perché l’obiettivo di questa amministrazione è tutelare il proprio patrimonio artistico e il lavoro". 

L'accordo menzionato dal sindaco Marino è arrivato al termine di un lungo braccio di ferro tra le parti, che si è concluso con la firma di un 'patto' che permetterà ai ristoratori di mettersi in regola in tempi brevi con i piani di massima occupabilità (PMO). Ed evitare così la chiusura estiva con perdite economiche annesse. Un accordo che segna la tregua, almeno per il momento, chiudendo una settimana caldissima per bar e locali di piazza Navona, dove si sono concentrati gli interventi delle forze dell'ordine.  

IL BRACCIO DI FERRO - Di lunedì scorso il pronunciamento del Tar che rigettando il ricorso dei negozianti contro le nuove regole ha autorizzato il blitz dei vigili, con più di 300 arredi esterni irregolari rimossi dalle forze dell'ordine. All'operazione ha fatto seguito la serrata di protesta degli esercenti con dichiarazioni avvelenate delle associazioni di categoria.    

Poi una tregua, ma solo apparente. I proprietari dei locali hanno deciso di fare un passo in avanti, ricollando i tavolini nel rispetto delle norme imposte dai piani di massima occupabilità comunali. Ma i vigili sono intervenuti comunque, con la chiusura di altri due locali e un nuovo intervento di rimozione. Non bastava infatti riposizionare i dehors. 

L'ACCORDO - Per essere in regola serve una nuova concessione per l'occupazione di suolo pubblico, chi non l'ha richiesta nei mesi scorsi con apposita domanda al Municipio e presentazione di un proprio progetto di risistemazione in linea con i nuovi confini, si trova comunque in una situazione di illegalità. Fare ora domanda però sarebbe significato aspettare settimane prima di poter riaprire i locali senza rischiare l'ennesima rimozione. Da qui il caos burocratico, sbrogliato con l'accordo di ieri che acconsente al rilascio di un permesso provvisorio. 

"Gli operatori sprovvisti di titolo di Occupazione di suolo pubblico - ha spiegato il Campidoglio - sono obbligati a presentare domanda propedeutica al Municipio, in seguito alla quale gli uffici rilasciano un titolo provvisorio. Entro 45 giorni da tale domanda gli operatori dovranno richiedere il titolo definitivo.

La domanda di concessione deve essere completa di progetto, secondo quanto previsto dal piano di massima occupabilità. Dal giorno della presentazione il Municipio avrà 45 giorni di tempo per indire la Conferenza dei servizi, valutare la domanda e concedere il titolo definitivo di concessione". 

IL CODACONS - Su tutte le furie il Codacons, associazione dei consumatori, che aveva appena finito di esultare per i ripetuti interventi dei Vigili Urbani e per la "pulizia" del salotto romano. "L'accordo raggiunto ieri tra il Comune di Roma e gli esercenti di piazza Navona in merito alla collocazione dei tavolini, sarà impugnato dal Codacons al Tar del Lazio". Così una nota stampa. 

"Si tratta di un provvedimento gravissimo, non solo perché rappresenta l'ennesima sconfitta per il comune, ma soprattutto perché l'amministrazione ha in un certo senso sfruttato i cittadini attraverso il ricorso del Codacons, ottenendo così il rispetto delle proprie delibere, ma poi ha estromesso del tutto gli utenti da qualsiasi decisione su piazza Navona - afferma il presidente Carlo Rienzi - È semplicemente assurdo e fuori da ogni logica il comportamento del comune e del municipio, poiché si è deciso di assecondare unicamente gli interessi degli esercenti, impedendo la partecipazione dei cittadini, ossia i fruitori finali di piazza Navona". 

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