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Giovedì, 23 Maggio 2024
Politica

C'è sempre bisogno di tavoli e censimenti. Quando Roma fa i conti e si confronta (ma non decide)

Immobili, alberi, antenne, centri sportivi, campi rom. Tutti i censimenti e i tavoli avviati dall'amministrazione Gualtieri e prima ancora da Raggi e Marino. Anni per contare e discutere, senza decidere 

Tavoli e censimenti. Due grandi mantra della politica romana e di un interventismo troppo spesso di facciata. Si parla, si radunano gli attori principali, si fotografa il fenomeno con un po' di numeri e si annuncia ai media e alla città. "Istituito un tavolo", "avviato un censimento". Espressioni che si ripetono a ogni amministrazione ormai da una decina d'anni, specie quando la soluzione del problema non è fattibile a breve.

Per le case popolari, per gli immobili pubblici, per il verde, per i senza fissa dimora, per i campi rom. Da Ignazio Marino, a Virginia Raggi, a Roberto Gualtieri. Di tavoli e censimenti sembra esserci sempre bisogno. Si contano gli alberi, guardando dove si trovano e in quali condizioni di manutenzione, le case popolari occupate da abusivi, gli immobili posseduti dal Comune, i senza fissa dimora che dormono sui marciapiedi, gli abitanti dei campi rom, le botteghe storiche del Centro, gli impianti sportivi, le antenne della telefonia mobile sui tetti della città.

Ci sono i censimenti che servirebbero ma restano fermi agli annunci, quelli fatti dopo secoli di attesa, quelli in corso che necessitano di mesi e mesi di lavoro prima di poter anche solo pensare a come effettivamente agire sul problema per risolvere il quale, almeno nella teoria, vengono effettuati. I censimenti, quasi una tappa obbligata di qualunque piano d'azione cittadino. Non sempre è chiaro il loro scopo, né se lo raggiungano davvero, certo aiutano a prendere tempo. Della serie, prima facciamo ordine, altrimenti nessun intervento sarà efficace.

Dalle case agli alberi

La casa è senza dubbio sul podio dei temi più censiti. Possedere una mappa dettagliata di tutti i beni immobili di proprietà comunale è un'ambizione di vecchia data. L'amministrazione Gualtieri ha annunciato il suo censimento poco più di un anno fa. Un lavorone (in parte già iniziato) con un team dedicato composto da 57 persone, 21 dipendenti di Roma Capitale e 36 esterni. Al momento sono stati inventariati 732 atti e 839 beni. Per completare l'opera ci vorranno due, tre anni. 

Altro censimento, quello solo annunciato, riguarda invece le case popolari. Il Comune vorrebbe scoprire quante sono quelle occupate da parenti dei legittimi assegnatari oggi deceduti. Annunciato anche questo più di un anno fa, deve ancora partire. Poi sono gli alberi, altro capitolo oggetto di ripetute "conte" e mappature. Roma è la città più verde d'Europa, con un patrimonio arboreo che non ha uguali tra le capitali, ma sembra non conoscerlo. L'ultimo censimento risale al 2016 e ora il Comune ne ha lanciato uno nuovo. Anzi due. Uno per quelli ordinari, l'altro per gli esemplari monumentali

I campi rom

Non c'è poi campo rom che si possa chiudere senza prima fare un censimento. Ogni progetto presentato dalle amministrazioni comunali si apre con la conta dei presenti. Chi sei, che lavoro fai, hai un documento, sei in regola. Solitamente ci pensano gli agenti della Polizia locale insieme ai servizi sociali del Comune. Una sorta di schedatura che serve, secondo gli amministratori, a poter tarare le azioni da intraprendere per "accompagnare" le famiglie fuori dalle baracche. Lo annunciava a gran voce Virginia Raggi, lo inserisce oggi nel "piano d'azione cittadino", tra i punti imprescindibili per far partire i lavori, anche l'assessora Barbara Funari. Già, perché i censimenti che abbiamo citato non sono i primi in materia. 

Censimenti per tutti

Gli immobili indisponibili del Comune di Roma erano già stati censiti dall'ex sindaco Ignazio Marino ormai quasi dieci anni fa. E proprio il chirurgo genovese è tornato di recente a rivendicare il lavoro svolto. "Entro il 31 ottobre termineremo il censimento e avvieremo le attività di stima economica per gli interventi di manutenzione necessari a renderli abitabili". Anche Virginia Raggi, da sindaca, annunciò nel 2017 l'ennesimo censimento degli immobili di Roma Capitale. Idem per i rom.

"Abbiamo avviato un nuovo censimento della popolazione rom nei campi e tutti coloro che non hanno diritto, perchè hanno un reddito, un appartamento o altre risorse, verranno invitati ad andarsene" tuonava nel 2015 l'allora sindaco Ignazio Marino in riferimento alla chiusura del campo di via Salviati (mai avvenuta). "Era dal 1996/1997 che non si faceva un censimento dei campi, il che fa capire la situazione grigia che c'è stata" ha detto invece Raggi nell'annunciare nel 2017 il suo di censimento. Insomma, tutti lo fanno ma tutti lo rivendicano in esclusiva. 

Tornando a quel che Roma non conosce di sé stessa, la lista è davvero lunga. Ci sono i senza fissa dimora. L'ultimo censimento risale al 2014, quindi va rifatto per poter organizzare i piani d'accoglienza. Un anno e mezzo fa il lancio di quello nuovo. E ancora Roma non sa quali sono le sue botteghe storiche, ma per poter accedere ai fondi messi a disposizione della Regione Lazio come aiuto per affrontare il caro bollette, serve una lista. Ecco quindi l'ennesimo censimento. Poi ci sono le antenne di telefonia mobile sui tetti. Roma ha i tetti invasi ma non sa da quanti impianti nè dove si trovano. Qui il censimento, mille volte annunciato anche per poter mettere mano al nuovo regolamento per le installazioni, non è stato mai fatto. 

I tavoli di confronto

E poi ci sono i "tavoli", che con i censimenti vanno spesso a braccetto. Accanto alla Roma che conta c'è quella che si confronta in eterne sessioni di discussione, spesso preludi a soluzioni che tardano ad arrivare. Anche qui lanciare il tavolo e annunciarlo ai cittadini, al netto della sua efficacia, equivale a dire "sappiamo che il problema esiste, ci stiamo ragionando". Anche qui, specie nei municipi dove il potere reale di intervento è ridotto rispetto a quello del Campidoglio, i tavoli sono ovunque e un po' per tutto. C'è quello permanente con i riders annunciato lo scorso marzo dal Campidoglio per promuovere la sicurezza su lavoro, quello temporaneo per discutere se far entrare o meno le auto d'epoca nella fascia verde, o quello per capire dove poter spostare gli autodemolitori fuori dal Raccordo (che da vent'anni si apre e chiude senza portare a niente). 

Per discutere con le associazioni di categoria sui controlli da effettuare a chi non conferisce come dovrebbe i rifiuti si apre un tavolo, a gennaio 2022 si è aperto il tavolo "permanente" per il rilancio del quartiere Esquilino con tanto di prefetto e ministri (ma i residenti stanno ancora in strada a protestare contro il degrado). Il parco di Centocelle è oggetto di un tavolo specifico da secoli, ma il restyling con annesse bonifiche deve ancora partire. E lo stesso piano rom per chiudere i campi targato Gualtieri, passato in giunta la scorsa settimana, arriva dopo un anno - un anno - di tavolo di coprogrammazione con enti del terzo settore. 

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