Taglio salari, i sindacati scrivono al Campidoglio: "Andiamo avanti con lo sciopero"

Cgil, Cisl e Uil confermano la mobilitazione indetta per il 6 giugno. Tra le richieste: ritirare la delibera che recepisce la circolare governativa. Poi pongono cinque domande "per fare chiarezza"

Non si arresta il braccio di ferro tra i sindacati e l’amministrazione comunale attorno al salario accessorio dei dipendenti capitolini. Con un comunicato ieri le organizzazioni sindacali, Cgil Fp Cisl Fp Uil Fpl, hanno fatto sapere che non intendono ritirare lo sciopero dei dipendenti capitolini in programma per il 6 giugno prossimo ponendo cinque domande all’amministrazione “per fare ulteriore chiarezza e dimostrare come il nostro unico obiettivo sia quello di difendere i diritti dei lavoratori in un quadro di rilancio della macchina capitolina”. I sindacati inoltre hanno annunciato per il 4 giugno alle ore 13 una conferenza stampa per illustrare un anno di gestione del personale dell'amministrazione marino e le ragioni dello sciopero.

RITIRARE LA DELIBERA - Per i sindacati “se veramente si vuole cambiare il ‘clima’ l'amministrazione ritiri la delibera che pone il termine del 31 luglio per il rinnovo del contratto e che prevede il conguaglio delle somme del salario accessorio erogate e faccia una delibera in cui tuteli veramente i salari dei propri dipendenti. Nessuno ha posto questo vincolo all'amministrazione” scrivono i sindacati che si riferiscono alla delibera con cui la giunta capitolina ha recepito la circolare governativa che ha ‘salvato’ il salari dei dipendenti. 

LA PROPOSTA - “Se veramente si vuole dare un segnale di cambiamento l'amministrazione ammetta che ha sbagliato sui compensi dei nominati dalla politica e fissi il tetto massimo per tutte le retribuzioni di chi scelto dalla politica usando come parametro la retribuzione del sindaco” scrivono. “Se veramente si vogliono migliorare i servizi ai cittadini si apra un tavolo per fare una vera lotta agli sprechi e alle illegalità .
Se veramente si vogliono fornire servizi degni di una capitale si faccia una battaglia al tavolo interministeriale per il riconoscimento della specificità  della Capitale in termini di possibilità  di assunzioni e di organizzazione del lavoro”. Infine i sindacati chiedono il ritiro di quelli che vengono definiti “atti unilaterali emanati che cambiano le condizioni economiche e organizzative nelle varie articolazioni della macchina capitolina”. 

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LE DOMANDE – Ecco quindi le cinque domande che i sindacati hanno posto al Campidoglio. La prima: “Quali sono i motivi che hanno spinto in un momento di grande tensione a nominare un altro capo di gabinetto con conseguente aumento dei costi per l'amministrazione?”. La seconda: “Perchè regna un assordante silenzio su tutto ciò che ha rilevato il mef al di fuori della personale capitolino?” La terza: “Dove sono finiti i progetti sul decentramento amministrativo annunciati a novembre scorso che evitabilmente avrebbero dei riflessi sulla contrattazione integrativa?”. La quarta: “Ci domandiamo se  la valutazione del merito, la valorizzazione del personale, è stata cancellata ex post dal vostro programma elettorale?”. L’ultima: “Ed in fine che fine ha fatto la promessa partecipazione  e l'ascolto sulle scelte strategiche per cambiare i servizi?”. 

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