Metro C: a Pantano tutti a bordo, tra allarme sicurezza e Castelli isolati

Il capolinea della metro C servirà migliaia di romani tra l'area dei Castelli e l'hinterland nord di via Casilina. Ma i collegamenti con la stazione scarseggiano. E da Monte Compatri è ancora allarme sicurezza

C'è chi al taglio del nastro ancora non ci crede. A qualcuno sicuramente cambierà la vita, ma dovrà essere automunito, o abbastanza vicino da arrivarci a piedi. Per tutti sarà come fare un salto indietro, ai tempi del trenino. La stazione Pantano, capolinea sud della terza linea metropolitana di Roma, aprirà l'11 ottobre, con il resto della tratta che arriverà al Parco di Centocelle. Sulla carta servirà migliaia di romani, un bacino di utenza potenziale stimato tra l'area dei Castelli, sul lato sud della Casilina, e l'hinterland di Zagarolo e San Cesareo, sul lato nord. 

E' vero che entrerà in funzione solo parzialmente, priva per il momento di nodi scambio con le altre due linee, la A e la B. E non manca certo chi lo fa notare. “Se devi andare in centro, o semplicemente a Termini, non serve a nulla” chiosa secco il titolare del bar di via Casale di Santa Maria, a pochi metri dalla nuova stazione. "Se non arriva almeno a San Giovanni è inutile", sono in tanti a sostenerlo. Ed è innegabile che le potenzialità attuali dell'opera siano davvero ridotte rispetto al progetto complessivo. 

IL "RITORNO" DEL TRENINO - Nel caso della stazione Pantano però la nuova linea farà le veci della vecchia ferrovia, che i pendolari hanno sempre rimpianto. Qui fino al 2008 arrivavano i trenini della Roma Fiuggi, poi stoppati a Giardinetti, distanti ora nove chilometri e raggiungibili solo con l'autobus 106 in trenta minuti, traffico permettendo. La metro dunque permetterà di arrivare più facilmente alle ferrovie Laziali, e ovviamente verrà apprezzata da chi si muove nel quadrante est della città, sulla direttrice della Casilina. 

A CHI SERVIRA' - “Abito a Torpignattara, ma qui ho un piccolo terreno, a Monte Compatri vengo tutti i giorni e non vedo l'ora che apra la metropolitana”. Per Mario, 72 anni, pensionato, sì, la metro C rappresenta una piccola rivoluzione quotidiana. Da anni prende il trenino fino a Giardinetti e poi l'autobus, il 106 e lo 054. Poter contare sulla metropolitana, vorrà dire prendere un mezzo solo, che dovrebbe garantire una frequenza non paragonabile a quella delle linee di superficie. In altre parole? Il suo tragitto quotidiano si ridurrà della metà. 

Stessa “manna dal cielo” per Alessia, dipendente di un negozio di abbigliamento in viale Togliatti e residente in via della Lite, tra Laghetto e Colle Mattia. “Ormai non ci speravo più, finché non passo il tornello non ci credo. Ho sempre usato la macchina per andare a lavoro, ma sulla Casilina è un inferno quotidiano. Per me usare la metro vorrà dire risparmiare tantissimo tempo”. 

C'è poi chi la metro non la userà tutti i giorni, perché non ne ha bisogno, ma spera comunque in benefici indiretti. “Non vendiamo più, il mercato da anni non va, la metropolitana potrebbe davvero  cambiare le cose”. Anna lavora in un'agenzia immobiliare poco distante dalla stazione, e guardando quegli annunci di case e terreni che attirano sempre meno clienti, si augura che la nuova infrastruttura possa rianimare la scarsissima domanda. 

I PENDOLARI DELL'HINTERLAND - Certo, sarebbe bene specificare negli annunci che i vantaggi reali, almeno per il momento, interessano solo gli utenti che abitano, o devono recarsi, nelle immediate vicinanze della stazione. Se infatti ci si sposta dall'area dei Castelli Romani alti, vedi Montecompatri, o da quella di Zagarolo e San Cesareo, tra le aree che la metro si promette di servire, il discorso si complica. 

I Castelli di fatto non hanno un collegamento valido per la nuova stazione. I bus Cotral non ci arrivano, sono tutti diretti verso il terminal Anagnina, dove con ogni probabilità i cittadini castellani continueranno a convergere. Esempio: da Monte Compatri, comune in cui ricade la fermata di Pantano, c'è un servizio navetta verso il capolinea ogni due ore. Al mattino il primo è alle 6 e 40, il secondo alle 8 e 20, alla sera l'ultimo è alle 18 e 10, orario che per chi lavora è pressochè inutile. 

"Dalle Regione abbiamo avuto tagli al trasporto pubblico del 18%" spiega il sindaco Mario De Carolis, raggiunto telefonicamente da Romatoday. Ma soprattutto "nessuno dal Comune di Roma si è preoccupato di discutere niente di niente con noi, nè per quanto riguarda i collegamenti di superficie alla stazione, nè per uno studio di fattibilità del traffico". Perchè è ovvio che a chi non basteranno le poche navette del comune monticiano prenderà la sua macchina. 

Anche i residenti di Valle Martella, frazione del comune di Zagarolo sul lato nord della Casilina, possono contare su appena dieci corse del bus, cinque al mattino e cinque alla sera, per raggiungere Pantano. L'ultima al ritorno è alle 17 e 25, anche questa decisamente poco funzionale per chi svolge un qualunque orario d'ufficio.  

"LA STAZIONE E' PERICOLOSA" - E quella dei collegamenti con l'hinterland non è l'unico problema. Resta aperta la questione sicurezza della stazione. Il sindaco del comune monticiano, Marco De Carolis, lo ha detto e ridetto, fino a scrivere al Prefetto solo pochi giorni fa, in occasione dell'ennesimo incidente stradale sulla Casilina, proprio davanti all'ingresso della nuova metro: l'accesso alla stazione Pantano, possibile solo superando dei muretti e rischiando di farsi travolgere dalle auto che sfrecciano sulla consolare, è pericoloso.

“Al fine di scongiurare ulteriori perdite di vite, l'amministrazione ha più volte rappresentato l'interesse e la necessità di realizzare un sovrappasso pedonale che mettesse in comunicazione la fermata della linea metro con le frazioni di Torre Jacova e Pantano”. La struttura, del costo di circa un milione di euro, “in un primo momento accolta dal Cipe” è stata poi stralciata per carenza di risorse economiche. Ma il primo cittadino non demorde: "E' un atto di civiltà".

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