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Stadio della Roma, la società rinuncia e le opposizioni contro Raggi: "Ecco perché non devono governare"

Sulla vicenda anche l'ex sindaco della città, Ignazio Marino, che aveva lavorato al progetto nel 2014. Per la Lega 'Fallimento definitivo giunta Raggi'

A poche ore dalla decisione della società giallorossa di rinunciare al progetto dello stadio a Tor di Valle, monta la polemica politica contro l’amministrazione a cinque stelle. Da Carlo Calenda a Ignazio Marino, dal Pd alla Lega, il giudizio è un’unanime: il passo indietro della As Roma sancisce, almeno secondo qualcuno, il fallimento della giunta Raggi.  

"Non sussistono più i presupposti per confermare l'interesse all'utilizzo dello stadio da realizzarsi nell'ambito dell'attuale progetto immobiliare relativo all'area di Tor Di Valle, essendo quest'ultimo progetto divenuto di impossibile esecuzione". Nella nota, nella serata di venerdì, la società di Trigoria ha così scritto la parola "fine" al nuovo stadio della Roma, auspicando un incontro con l'amministrazione capitolina, annunciando l'interesse per uno stadio 'sostenibile e verde'.

Una decisione che il Campidoglio ha accolto senza scomporsi, puntualizzando che la realizzazione delle opere pubbliche inserite nel progetto andrà avanti (il potenziamento della ferrovia Roma-Lido e la realizzazione del Ponte dei Congressi).

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Marino: "Ottenemmo progetto da centinaia di milioni di euro, cancellato da amministrazione 5stelle"

Ai microfoni della Dire, l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, che nel 2014 insieme all’allora assessore all’urbanistica Giovanni Caudo (oggi minisindaco in III Municipio) aveva lavorato al progetto ha commentato: "Ottenemmo che i costruttori investissero centinaia di milioni di euro per realizzare opere legate allo stadio come un nuovo ponte pedonale per la Stazione FL1 della ferrovia Roma-Fiumicino, un ponte carrabile sul Tevere, il potenziamento della Roma-Lido con 16 treni ogni ora, il prolungamento della Metro B, per far giungere la maggior parte degli spettatori allo stadio su rotaia. Tutto questo è stato cancellato dall’amministrazione successiva che ha rinegoziato un progetto con i costruttori tale da eliminare tutte le opere utili per gli abitanti di Roma".

L'ex sindaco ha infine aggiunto: "Segnale molto negativo per gli investitori stranieri". Anche Caudo ha commentato: "Il modo in cui è stata gestita la vicenda dello Stadio della Roma non aiuterà il rilancio della città. Bisognerà lavorare molto per ricostruire la fiducia degli investitori".

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Da Calenda al Pd: "Ecco perché i cinque stelle non devono governare"

Carlo Calenda, futuro candidato sindaco della città di Roma, non ha usato mezzi termini e con un tweet ha commentato: "Lo Stadio della Roma è un caso da manuale sul perché i 5 Stelle non devono governare. Fino a quando c'è Marino l'iter burocratico procede. Poi Raggi cambia 12 volte idea e, dopo anni di pantano, la società rinuncia a investire centinaia di milioni. Peccato per la città e i tifosi".

"Se non si fossero rincorse le sirene di un consenso fatuo vezzeggiando illusoriamente e illudendo le tifoserie, migliaia di sportivi e la stessa As Roma, dicendo subito chiaramente che quel progetto non era sostenibile, ci saremmo risparmiati tanti problemi” ha detto in una nota il deputato Pd, Roberto Morassut, auspicando "un'operazione ragionevole di vera rigenerazione urbana, attraverso il riuso del Flaminio e dell'Olimpico, per soddisfare le esigenze della Roma e della Lazio".

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Per la Lega non ci sono dubbi: "Fallimento definitivo della giunta Raggi"

"La vicenda dello Stadio della Roma rappresenta il fallimento definitivo della Giunta Raggi che con la propria inconsistenza ha fatto naufragare ogni iniziativa e ogni progetto di rilancio della Capitale. D'altronde, la decrescita non è mai felice. Ma Raggi è ormai il passato e dobbiamo pensare al futuro".

Ad affermarlo in una nota Claudio Durigon, coordinatore regionale della Lega e sottosegretario all'Economia. "Per questo la Lega – ha sottolineato - è pronta a governare la Città Eterna puntando sullo sviluppo, sugli investimenti, sul lavoro. La Capitale può ripartire solo con un vero piano infrastrutturale".

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