Stadio, non solo Grancio tra i dissidenti. L'appello dalla 'base': "Denuncia per danno erariale"

Nel giorno del voto finale anche gli scranni di Gemma Guerrini e Monica Montella erano vuoti. Netta frattura anche con il tavolo dell'Urbanistica. Sanvitto: "La nostra Giunta comunale è tra le peggiori che la città abbia mai avuto"

Alla fine il Movimento cinque stelle ha portato a casa il via libera nei tempi previsti: un giorno prima della dead line del 15 giugno, in tempo per la trasmissione del progetto dello Stadio 2.0 in Regione. Un risultato raggiunto con un percorso a tappe forzate, "abbiamo mantenuto il nostro impegno" ha esultato la sindaca Virginia Raggi, dal quale la maggioranza pentastellata esce vittoriosa ma non senza fratture. "Siamo una maggioranza compatta, siamo tutti presenti in Aula. O quasi". Raccontava ieri il consigliere Fabio Tranchina nel corso di una diretta Facebook registrata proprio durante il voto in Aula. 

Il caso di Cristina Grancio è noto: sospesa dal gruppo per le sue opinioni critiche sul progetto, la sua posizione è al vaglio del Collegio dei Probiviri pentastellati e presto potrebbe ritrovarsi fuori dalla maggioranza. Ieri in Aula Giulio Cesare la sua però non è stata l'unica defezione. Non sono passati inosservati gli scranni vuoti di Monica Montella e Gemma Guerrini, da sempre molto critiche sul progetto. 

"Le assenze delle consigliere Gemma Guerrini e Monica Montella erano programmate, lo sapevamo già da prima. Si tratta di impegni personali che sapevamo" ha cercato di spiegare Paolo Ferrara. Anche se l'unica ad essere 'giustificata' era Monica Montella: "E' in vacanza" ha spiegato. Mentre Guerrini "magari più tardi passa, la aspettiamo tutti a braccia aperte". Proprio Guerrini il 21 febbraio era al fianco di Cristina Grancio (QUI IL VIDEO), scese da un Campidoglio a porte chiuse per ascoltare le proposte degli attivisti del Tavolo dell'Urbanistica che proponevano l'annullamento della delibera per ripartire da zero.  

La frattura parte dagli scranni della maggioranza e si allarga fuori dall'Aula. Critico da tempo, Francesco Sanvitto, coordinatore del Tavolo dell'Urbanistica, animatore del presidio del 21 febbraio, seguito da molti attivisti romani, chiama a raccolta la 'base' e "il resto della società civile" per "denunciare le gravi illegittimità ed il conseguente enorme danno erariale". L'attacco del suo post su Facebook non ha bisogno di molte parole: "Il Consiglio comunale di Roma a maggioranza a Cinque Stelle ha deliberato in modo palese il più grande danno pubblico che la storia della città ricordi".

L'archietto che affittò la sede di via Tirone a Virginia Raggi per la campagna elettorale riepiloga i suoi dubbi sul progetto: "soldi pubblici" dati "per comprare i terreni per gli standard urbanistici"; una compensazione calcolata "al costo di costruzione e non al valore commerciale"; "opere a scomputo senza gara internazionale". La rottura è netta: "Queste palesi illegalità presenti nella delibera approvata e le altre che qui non elenco, ma che il nostro tavolo ed altri gruppi hanno evidenziato da mesi pongono la nostra Giunta comunale tra le peggiori che la città abbia mai avuto". La delibera, conclude "non é dissimile dalla precedente, ma (Marino, ndr) avevano avuto l'accortezza di lasciare ai privati la loro responsabilità". 

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