Stadio Flaminio, dalla giunta Raggi arriva il Piano di conservazione: ma il progetto ancora non c'è

Raggi nel corso della conferenza stampa: "Dimostriamo che la rigenerazione urbana non è solo demolizione e ricostruzione ma anche conservazione"

Quale sarà il progetto che farà rivivere lo stadio Flaminio e quando partiranno i lavori non è ancora stato deciso. Ma questa mattina, nella sala della Protomoteca del Campidoglio, è stato fatto un primo passo: la presentazione del Piano di conservazione della struttura sportiva realizzata nel 1960 e progettata dall’architetto Pier Luigi Nervi che dovrebbe costituire la base per i futuri interventi di riqualificazione. Uno “strumento flessibile”, per usare le parole di Francesco Romeo, professore del Dipartimento Ingegneria Strutturale e Geotecnica della Sapienza Università di Roma, che permetterà di andare oltre “la rigidità del vincolo di tutela”, apposto nel 2018 dalla Soprintendenza di Roma, e di coniugare la conservazione e “le istanze della contemporaneità e della sostenibilità economica”. Il piano è stato presentato dall’assessore allo Sport, Daniele Frongia, e dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi. “Ci dicevano che sarebbe stato impossibile, ci prendevano per pazzi”, ha detto la prima cittadina. “Invece abbiamo dimostrato che la rigenerazione urbana non demolisce e ricostruisce per forza ma può essere conservativa”.

L’elaborazione dello studio ha mosso i suoi primi passi nel 2016 quando Roma Capitale ha partecipato e vinto il bando 'Keeping it modern' finanziato dalla Getty Foundation di Los Angeles in collaborazione con Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica della Sapienza Università di Roma, la Pier Luigi Nervi Project Association (Pln Project) e la Do.Co.Mo.Mo. Italia. Per la fondazione è intervenuto con un video il presidente James Cuno. Quando nel 2011 lo stadio è stato definitivamente chiuso “c’era già una situazione di degrado grave”, ha detto Frongia. “In pochi anni un impianto del genere abbandonato si degrada ulteriormente e questo rende difficile qualsiasi riqualificazione”. Poi ha aggiunto: “In questi anni abbiamo messo in campo diversi interventi di bonifica, di messa in sicurezza e avviato il servizio di vigilanza e oggi presentiamo il piano di conservazione indispensabile per procedere con la riqualificazione”.

Il report presentato conta di sei capitoli, 600 pagine totali, nelle quali si analizza il passato dell’opera, lo stato di conservazione e il degrado attuale e quale direzione dovranno seguire gli interventi futuri. Ė stato realizzato un modello Hbim (un modello tridimensionale) che permette “di avere contezza dello stato iniziale dello stadio, nella sua configurazione originale”. A essere individuate sono state anche le modifiche effettuate nel corso degli anni. La struttura è “stata divisa in 20 grandi ambiti”, ha spiegato il professor Romeo, “che descrivono lo stato precedente, la situazione dello stato di fatto e ciò che si prescrive per il futuro”. L’auspicio, ha aggiunto, è che “coloro che metteranno le mani sullo stadio seguiranno queste indicazioni, anche se non sono prescrittive”.

Cosa diventerà lo stadio Flaminio non è però ancora stato deciso. L’assessore Frongia ha spiegato che sono in corso alcune interlocuzioni con diversi soggetti sia privati sia pubblici che hanno avanzato proposte di riqualificazione. Non è stato però annunciato alcun bando a evidenza pubblica a riguardo. “Quando selezioneremo il progetto conosceremo anche i tempi di realizzazione”, ha spiegato Frongia. “L’intenzione dell’amministrazione è di mantenere la maggior parte degli spazi ad uso sportivo”. Non tutti i progetti arrivati sulla scrivania sono stati così: “Molte proposte richiedevano la demolizione totale o parziale dell’edificio”, anche per la costruzione di parcheggi o di centri commerciali, ha detto Frongia dicendo di averle scartate. Poi, sollecitato dalle domande dei cronisti, ha aggiunto che “nessuna squadra di calcio è interessata allo stadio. Solo Ferrero, il presidente della Sampdoria, aveva avanzato un’idea ma non ha incontrato il favore dell’amministrazione perché troppo eccentrica”. Anche i costi dipendono dalla destinazione d’uso che si darà allo stadio. Una spesa tra i 15 e i 20 milioni di euro è la “condizione minima” per qualsiasi intervento, ha fatto sapere Romeo. “Bisogna mettere in campo un grande lavoro di consolidamento e interrompere il degrado in atto”. 

La notizia è stata criticata dal leader di Azione e candidato sindaco, Carlo Calenda: "La sfida vinta per la Raggi è aver presentato uno studio sullo stadio Flaminio. Non ci sono fondi o un piano di lavoro. Questa non è neanche la politica degli annunci, è la politica che pretende di prendere per fessi i cittadini. E a Roma va avanti da troppo tempo". 

"Non è difficile ricordare come Carlo Calenda, durante il suo incarico da ministro dello Sviluppo economico, riuscì nel record fallimentare di non risolvere nessun tavolo di crisi aziendale, lasciando in eredità 162 dossier non risolti e migliaia di posti di lavoro in bilico", la replica dell'assessore al Personale, Antonio De Santis. "Calenda dovrebbe riavvolgere il nastro e ricordare quanti lavoratori trattò come fessi".

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