Giovedì, 16 Settembre 2021
Politica Flaminio / Viale Tiziano

La Lazio vuole il Flaminio, proposta al Comune: ma il sogno biancoceleste rischia di arrendersi ai vincoli

Si lavora alla rinascita dell'impianto progettato dai Nervi sprofondato nel degrado più assoluto. La sindaca Raggi ammette: “Proposte di interessamento da parte della Lazio, sopralluoghi per renderlo stadio moderno”

Foto Ansa

Da una parte la volontà di riportare agli antichi fasti una delle icone sportive di Roma, ridotta negli anni a un misero monumento al degrado; dall’altra i vincoli a tutela de “l’interesse storico ed artistico” dell’impianto che non consentono grandi modifiche. Quelle ad esempio necessarie per trasformarlo in uno stadio moderno, in grado di ospitare le competizioni internazionali più prestigiose. Per quanto riguarda il calcio quelle della UEFA. Ma sul futuro dello Stadio Flaminio si lavora. L’intenzione è quella di recuperarlo e restituirlo alla città moderno, accessibile e pienamente operativo: il tutto senza impattare in modo devastante, in termini di viabilità e parcheggi, nel contesto urbano che lo ospita. 

La Lazio vuole lo Stadio Flaminio: i vincoli rischiano di tarparle le ali

"Lo stadio Flaminio è vincolato, nel 2017 abbiamo avviato uno studio insieme alla famiglia Nervi, alla Getty foundation e La Sapienza per capire se fosse recuperabile e in che misura. Lo studio è durato tre anni, è stato molto lungo e accurato” - ha spiegato la sindaca di Roma, Virginia Raggi, durante la consueta diretta su Facebook del venerdì. La prima cittadina ha confermato l’interesse per l’impianto della Lazio di Claudio Lotito che, proprio al Flaminio, sta pensando di realizzare lo Stadio delle Aquile.

I vincoli rendono la missione pressochè impossibile. Il Ministro Franceschini ha già recapitato a Roma Capitale il “codice dei beni culturali e del paesaggio”. Allegato al decreto del 2004 anche una “relazione storico critica” sull'impianto progettato dagli architetti Pierluigi ed Antonio Nervi firmata dalla Soprintendenza speciale archeologica, delle belle arti e del paesaggio. Nelle sue conclusioni è chiaramente scritto  che “qualsiasi tipologia di intervento conservativo, di restauro o di riuso” s’intenda proporre, deve essere “necessariamente concordato” con la Soprintendenza stessa. Ed in ogni caso “gli interventi dovranno rispettare la struttura, l’impianto originario nonchè le finiture”. Fattori considerati “fortemente identitari e non modificabili”. Difficile dunque che possa trasformarsi in un tempio del calcio moderno: ad oggi mancano i margini per aumetarne la capienza e porlo in linea con le norme che a livello internazionale vengono adottate per le competizioni calcistiche. 

Stadio Flaminio: ecco perché Lotito non può trasformarlo nello stadio della Lazio

Il sogno Lazio al Flaminio

Ma la Lazio non molla. Il presidente Lotito sul Flaminio si era esposto mesi fa proprio in Campidoglio: “Vorrei uno stadio che sia vissuto da tutti, un punto di ritrovo e motivo di orgoglio per tutti i laziali". Sono seguiti incontri e sopralluoghi per valutare la fattibilità di un progetto che oggi è poco più che una suggestione. Per i tifosi biancocelesti il più romantico dei sogni: la Lazio al Flaminio come fu per quasi quarant’anni e fino all’inizio degli anni Sessanta. 

“In questo momento abbiamo ricevuto proposte di interessamento da parte della S.S. Lazio, che a sua volta ha avviato uno studio e sta facendo dei sopralluoghi per capire in che modo eventualmente potrebbe utilizzare quello stadio compatibilmente con i vincoli esistenti, con le norme esistenti, per riadattarlo come uno stadio moderno" - ha aggiunto Raggi. Gli approfondimenti sono in corso, l’esito ancora incerto. 

In cinque anni, nonostante il rilancio fosse stato indicato come "priorità", è sfumato l'obiettivo del Campidoglio grillino di dare al Flaminio "un'impronta multidisciplinare coniugando la funzione sportiva con quella di intrattenimento". Così le sorti dello storico impianto scaldano la campagna elettorale.

Flaminio, il centrodestra schiera l'ultras Lazio: "La battaglia la facciamo noi"

Anche il candidato sindaco del centrodestra, Enrico Michetti, spinge per il recupero. "Da oltre 10 anni il Flaminio vive in uno stato di abbandono, in un degrado che sembra essere senza fine. Adesso basta, coniugando sempre gli interessi del pubblico e del privato, si può restituire alla città questo gioiello. Non c'è più tempo da perdere”. Fuori dai cancelli pure uno dei candidati al Comune di FdI, Francesco Cuomo, tatuatore e volto noto tra gli ultras della Curva Nord: “Lo Stadio Flaminio è casa nostra. Una volta ci mettevamo qui ad aspettare l’apertura dei cancelli e una volta dentro iniziava il sogno. Oggi - racconta con malinconia davanti alle inferriate logore - è una sorta di savana nel quadrante di Roma nord, un pezzo di storia abbandonato a se stesso. La nostra battaglia è fermare questa ruggine e la ruggine che è dentro il Comune di Roma. Questa è casa della Lazio, la battaglia la facciamo noi” - ha detto in un video. Poi la foto con Michetti, incontrato a Piazza Italia, la festa a Roma di FdI: “Ho trovato una persona molto attenta sulla riqualificazione del Flaminio e su Roma Capitale dello sport, professionistico dilettantistico ed amatoriale. Ci siamo lasciati con una stretta di mano a suggello del suo e del mio impegno nel portare avanti queste battaglie nell’Aula Giulio Cesare”. 

Il progetto della Roma Nuoto: sul Flaminio è "derby"

Per adesso però l’unico progetto ad essere stato depositato è quello della As Roma Nuoto che prevede all’interno dello Stadio Flaminio la pratica di differenti discipline sportive come calcio, scherma, nuoto, danza e ginnastica. Il derby è appena cominciato. In attesa dei tempi della burocrazia e della politica le società restano sospese nell’incertezza, tra speranza e ambizione: mentre il Flaminio sprofonda inesorabilmente nel degrado. 
 

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