Stadio della Roma, Beppe Grillo: "Sì, ma non a Tor di Valle"

Il comico leader del Movimento ieri al Tg2: "Se c'è una leggera discussione è sulla collocazione, sulla zona. Lì c'è un rischio idrogeologico". Parnasi: "Non è ipotizzabile sito alternativo"

La strada che porta al nuovo stadio della Roma si fa impervia. Beppe Grillo, da due giorni a Roma, ha cambiato idea. La linea del sì consegnata a Di Battista e Di Maio, e rilanciata su tutte le tv nazionali, lascia spazio ad un "sì, ma non a Tor di Valle". Il comico leader infatti ha dovuto prendere atto della contrarietà dei consiglieri capitolini al progetto di Pallotta e Parnasi, e alla condivisione della posizione della Lombardi "se non è una colata di cemento questa...". Così, al termine della riunione di ieri, ha consegnato al Tg2 una dichiarazione che sembra lasciare poco spazio alle interpretazioni. "Abbiamo parlato con i consiglieri. Nessuno è contrario. Se c'è una leggera discussione è sulla collocazione, sulla zona. Lì c'è un rischio idrogeologico, dunque c'è una discussione su dove farlo. Decideranno giunta e sindaco. Nessuno dice di 'no', diciamo di "sì ma in una parte che non sia quella". 

Grillo pesa le parole. Parla di sì allo stadio e di leggera discussione sul dove. Un racconto che serve ad allontanare l'immagine del MoVimento che dice sempre no. Nei fatti però la realtà è diversa e a riscriverla ci pensa James Pallotta, presidente dell'As Roma che usa l'account twitter della società per rilanciare il suo pensiero: "Ci aspettiamo un esito decisamente positivo dall'incontro in programma venerdì. In caso contrario, sarebbe una catastrofe per il futuro dell'AS Roma, del calcio italiano, della città di Roma e francamente per i futuri investimenti in Italia". E la leggera discussione è in realtà la pietà tombale sul progetto, come confermano le parole di Eurnova, società che dovrebbe costruire lo Stadio: "Dopo 5 anni di lavori su un progetto in stato avanzato di approvazione nel rispetto di leggi, regolamenti e delibere, non è in alcun modo ipotizzabile un sito alternativo. L’area è sicura dal punto di vista idrogeologico e il progetto, con investimenti totalmente privati, va a sanare il rischio idrogeologico presente nel quartiere limitrofo di Decima, ben al di fuori del sito dove verrà progettato lo stadio e dove abitano oltre 10mila romani". 

Un vicolo cieco tutto politico in cui Raggi e la sua amministrazione hanno trascinato l'intero MoVimento che sta giorno dopo giorno implodendo. Il termometro della crisi è dato dalla presenza a Roma di Grillo, mai così lunga. Il comico genovese, sceso nella Capitale per convincere i consiglieri, si è trovato di fronte un muro. La virata è stata così necessaria. 

Dietro le sue uscite però c'è una decisione ancora tutta da prendere. La decisione verrà presa entro il 3 marzo. Venerdì ci sarà un nuovo incontro tra l'amministrazione e i proponenti. I consiglieri aspettano il parere dell'avvocatura sulla possibilità che la delibera votata da Marino sia illegittima. Se così fosse, si procederebbe alla sospensione della stessa in autotutela e con l'azzeramento del progetto. Quel che Grillo racconta bene è infatti che le perplessità dei consiglieri sono tutte sulla collocazione dell'area.  La soluzione? Un terreno di proprietà comunale. 

E se il parere dell'avvocatura dovesse invece essere di segno contrario a quello auspicato dai consiglieri? A quel punto si punta a trattare con la Roma, chiedendo un taglio più sostanzioso delle cubature, superiore al 25% già concesso in sede di trattativa dalla Roma. Tagliare la maggior quantità di cemento possibile per digerire e far digerire il sì. Esclusa invece quasi definitivamente la possibilità di votare una nuova delibera che annulli quella di Marino: troppo alto il rischio di una causa milionaria che andrebbe a ricadere direttamente sui consiglieri. 

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