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Domenica, 16 Gennaio 2022
Tor di Valle: un'eredità complicata per Gualtieri / Tor di Valle / Via Ostiense

Stadio della Roma, conto salato per il Campidoglio: Parnasi e Vitek chiedono quasi 300 milioni

Per l'addio al progetto di Tor di Valle la società del tycoon ceco e la famiglia dell'immobiliarista romano hanno chiesto danni multimilionari al Campidoglio

La partita per la realizzazione dello stadio della Roma non si è conclusa. Il Campidoglio, con la delibera votata lo scorso 2021, ha ritirato, in autotultea, la “pubblica utilità” precedentemente riconosciuta la progetto di Tor di Valle. Ma così facendo ha aperto le porte ad un contenzioso legale.

I ricorsi presentati al TAR

Radovan Vitek e la famiglia Parnasi, com’era stato ampiamente annunciato, hanno infatti deciso di ricorrere contro la decisione del Campidoglio. Con due distinti provvedimenti presentati al Tar, il tycoon ceco ed il gruppo immobiliare romano, si sono rivolti ai giudici amministrativi per essere indennizzati degli incassi venuti meno con lo sfumare dell’operazione di Tor di Valle. Ed il conto è stato salato.

I danni chiesti al Comune

Eurnova, proprietaria del progetto del nuovo stadio della Roma ed originariamente anche dei terreni, ha chiesto al Campidoglio un risarcimento complessivamente di 32,4 milioni di euro. Ben più consistente è stata invece la somma rivendicata da CPI Spa, la società di Vitek. Il magnate ceco infatti sta chiedendo una cifra che varia tra i 260 milioni ed i 234. La differenza di importi è imputabile alla svalutazione dell’area di Tor di Valle, che avrebbe perso valore per la mancata approvazione della variante urbanistica necessaria per una zona che, il piano regolatore, destinava a campi sportivi ed a verde. Nella peggiore delle ipotesi, quindi, la somma richiesta al Comune dalle due aziende si aggira sui 291 milioni di euro. 

Una richiesta danni anche per l'as Roma

La decisione del Campidoglio di assecondare la rinuncia dell’As Roma al progetto di Tor di Valle, rischia così di costare cara alle casse del Comune. E d’altra parte ha finito per creare un paradosso che pone il Campidiglio in una condizione complicata. La delibera votata lo scorso 21 luglio, infatti, prevede che espressamente la necessità “da parte dei competenti Uffici capitolini unitamente all'Avvocatura Capitolina – si legge nel provvedimento - di avviare valutazioni e quantificazioni di ogni eventuale pregiudizio in danno dell'Amministrazione capitolina determinato dalle Società A.S. Roma S.p.A. ed Eurnova S.p.A”.  

Un'eredità complicata

Il paradosso consiste nel fatto che, il Campidoglio, vuole realizzare il nuovo stadio con una società con cui sta per avviare un contenzioso: l’As Roma Spa. Una condizione che diventa difficile da armonizzare anche con il nuovo codice degli appalti, piuttosto rigido nel disciplinare i rapporti con operatori economici se, in precedenza, ci sono stati dei contenziosi.  La situazione per Gualtieri si fa complicata. Per i danni chiesti al Campidoglio. E per quelli che quest’ultimo potrebbe chiedere alla società di Trigoria. Un’eredità quindi complessa da gestire, visti anche i tempi della giustizia, raramente celeri. Ma è una situazione con cui fare i conti, prima di lanciarsi nelle proposte di nuove aree dove realizzare il futuro stadio della Roma.

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